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Intervista a Stefano Raffaele

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Italiani d'America
(4^ parte)

STEFANO RAFFAELE

a cura di Silvio Schirru

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Milano, Stefano Raffaele debutta come disegnatore professionista nel 1994, con il numero 4 della serie Lazarus Ledd, creata da Ade Capone, di cui in seguito diverrà anche copertinista. Sempre in coppia con Capone, realizza Il potere e la gloria, uno dei rari esempi di fumetto supereroistico italiano. Nel 1995 comincia a collaborare per i maggiori editori USA (Valiant, DC e Marvel, in ordine cronologico), realizzando storie per personaggi del calibro di X-O Manowar, New Gods, X-Men, X-Factor, Conan e Batman, tra gli altri. Dopo una nuova parentesi italica, con la miniserie Arkhain, opera in formato "bonelliano" edita da Panini Comics (allora Marvel Italia), ha debuttato nel 2002 come autore completo e attualmente scrive e disegna per la Humanoids Publishing (Francia e USA) e per la Dark Horse.

Website: www.stefanoraffaele.com

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Ciao Stefano. Anche se mi verrebbe da dire "bentornato"! Dopo un "silenzio" di circa due anni, infatti, hai illustrato un racconto breve per l'antologia Hellboy: Weird Tales, hai esordito come autore completo con Fragile (proposto dalla Humanoids Publishing in USA e in Francia) e, non pago, stai anche disegnando Blackburne Covenant, miniserie horror per la Dark Horse (scritta da Fabian Nicieza), attualmente in corso di pubblicazione. Un ritorno in grande stile, direi! Ma cosa è accaduto nei due anni di pausa? C'è un motivo per il quale abbiamo dovuto attendere 24 mesi per rivederti al lavoro?

Ciao, Silvio! La risposta a questa domanda è un po' complessa... volevo riprendere in mano le redini della mia vita, sia personale che lavorativa. Ho fatto i bagagli, mollato amici e vita precedente, e mi sono trasferito in Sardegna, terra magica che mi ha regalato davvero tanto.
Lì sono rimasto per due anni, lavorando alla ricerca di uno stile più personale, che non ero ancora riuscito ad affrontare, sempre strozzato da scadenze micidiali.
Ho sempre avuto uno stile molto "Castelliniano", ed ero stufo marcio di non essere per niente soddisfatto dei miei lavori.
Sono stati due anni molto difficili: da un parte le soddisfazioni per quello che finalmente disegnavo, dall'altra le paure e i dubbi legati al mio allontanamento dal mercato, senza nessuna entrata economica. Mi sono chiesto centinaia di volte se avevo fatto la scelta giusta.
Dopo un anno di "esercizi" e di "scuola imposta" ho iniziato a lavorare sul primo volume di Fragile (storia e disegni), che ho fatto poi tradurre in americano, colorare e letterare.
Ho poi spedito tutto il malloppo a diverse case editrici (20 copie da 64 pagine l'una, con l'aiuto della mia vecchia fedelissima Epson 740... un salasso di 1280 pagine stampate in alta qualità!). Silenzio assoluto per più di 6 mesi... un inferno!
Le prime offerte sono arrivate poco dopo, ma erano a mio parere inaccettabili. Quindi altri due mesi di silenzio, poi mi ha scritto la Dark Horse e infine, incredibile ma vero, gli Humanoids!
Il lavoro nuovo piaceva, e parecchio. È stato uno dei momenti più belli della mia vita. Adesso il mio vecchio stile si vede ancora un po', specialmente sui primi lavori (vedi la storia breve che funge da prologo a Fragile, su Metal Hurlant), ma so di essere sulla strada giusta.

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Dal punto di vista artistico e tecnico, cosa distingue i tuoi primi lavori da Arkhain (il tuo ultimo lavoro pubblicato prima dei due "anni sabbatici") e Arkhain dalle tue ultime opere? Nella ricerca di uno stile personale c'è stato qualche autore (non necessariamente di fumetti) o qualche ispirazione particolare che ti abbiano portato verso la direzione attuale?

Arkhain è completamente diverso dai miei lavori precedenti. È stato l'inizio della mia ricerca verso un cambiamento radicale del mio stile.
Lavorarci è stato difficile, e questo per diverse ragioni, personali e non.
Devo comunque dire grazie a Lorenzo Calza (lo scrittore), per la grande competenza e pazienza dimostrata durante la realizzazione dell'opera, e alla Marvel Italia che mi ha dato la possibilità di cimentarmi con una storia di 272 pagine (!).
La direzione attuale è poi stata la naturale evoluzione del tutto, credo. Su Arkhain avevo fatto grossi errori, ma anche grandi cambiamenti positivi, in termini di capacità narrative.
Ispirazioni ad autori particolari di fumetti, ora come ora, non ne ho più, sebbene Miller continui per me a rimanere il "mostro irraggiungibile", con uno stile sintetico al quale tendo disperatamente!
Mi sono invece ritrovato a guardare fino alla nausea film di autori come Truffaut, Hitchcock, Mankiewicz... e molti altri.

Da disegnatore a autore completo. Un gran bel salto. Quali difficoltà hai dovuto affrontare? E come ci si sente ad essere sceneggiatori di sé stessi, dopo aver passato anni a maledire "l'altra metà del cielo", fumettisticamente parlando? :)

È sempre stato il mio sogno nel cassetto. Ed è stato un sogno coltivato negli anni, poco a poco. Ho cassetti pieni di mie vecchie storie.
Difficoltà vere e proprie non ce ne sono state, ma credo inizieranno adesso, dovendo dimostrare di saper scrivere!
Ad ogni modo gli Humanoids sono molto soddisfatti della mia serie d'esordio, che, per iniziare, si svilupperà in tre libri. Vedremo poi come andrà!
Essere sceneggiatori di sé stessi... beh, ci si sente bene, ovviamente!
Credo si debba sempre evitare di pensarci, quando si scrive. Altrimenti il rischio è quello di cercare di non fare scene particolarmente difficili da disegnare, sapendo che saremo noi a doverle fare. E sarebbe un grosso errore.
"L'altra metà del cielo" non l'ho mai maledetta, e... no, non è vero, talvolta l'ho fatto. Ma è accaduto raramente.

Fragile è la prima "creatura" tutta tua. Vuoi presentarla ai lettori italiani? Che tipo di storia è, da un punto di vista narrativo e grafico?

Se dovessi ridurre il succo della storia a una parola, direi che Fragile parla di Rinascita.
A prima vista può sembrare una storia horror, ma in realtà narra dell'amore tra due zombie (Alan e Lynn) che cercano di capire cosa sia accaduto al mondo, e si ritrovano attaccati alla "vita" come non lo sono mai stati, scoprendo che l'amore non ha barriere.
I loro corpi sono in rapida decomposizione, e di conseguenza hanno ben poco tempo per scoprire e "scoprirsi".
In Fragile gli zombie sono i buoni, e in tutta la storia ho cercato di esprimere un forte amore per la vita, la speranza, e la possibilità di innamorarsi della vera natura delle persone, indipendentemente dal loro aspetto fisico e genere di appartenenza.
Il linguaggio e la grafica dell'albo sono piuttosto forti, ma mai "fastidiosi".
La sfida, sotto il punto di vista grafico, è stata quella di disegnare due personaggi principali, innamorati l'uno dell'altra, senza dover nascondere (o oscurare) le diverse parti anatomiche mancanti di ognuno, facendolo in un modo che potesse comunque essere letto come "romantico", dolce, non violento.
Dimenticati inoltre degli zombie di Romero, perché in Fragile non sono stupidi, e nemmeno lenti. Dietro i loro occhi di vetro posso dirti che le luci di casa sono ben accese, e l'inquilino è in forma più che smagliante! :)

Cosa significa per te esordire come sceneggiatore niente meno che sotto l'egida degli Umanoidi Associati? Gli autori che questo nome evoca sono tra i migliori al mondo...

Potrei risponderti tante cose, ma nessuna avrebbe davvero senso. Mi limito a dirti che sono molto felice. Di più: al settimo cielo. Si è avverato un sogno, e lo ha fatto nel migliore dei modi. Far parte degli Umanoidi mi lusinga. So che dovrò sudare parecchio, ma non ho assolutamente paura. Ho scommesso più di un anno della mia vita sulla "riuscita" come autore completo, dopo averne preparato l'esordio da molto più tempo. Non posso dire di avere ancora vinto la scommessa, ma sono certo di aver fatto le scelte giuste.

Ok, parliamo della Dark Horse. Anzitutto come è nata la tua collaborazione con loro e come sei stato coinvolto in un progetto riguardante Hellboy? Mi risulta che tu sia stato scelto personalmente da un certo signor Mike Mignola...

Avevo spedito anche a loro una versione di Fragile, che era piaciuta particolarmente all'editor di Mignola, Scott Allie, il quale stava mettendo insieme proprio in quei giorni tutti i disegnatori di Hellboy:Weird Tales, e stava cercando un artista per Blackburne.
Fragile per lui era troppo europeo, come prodotto, e sopratutto troppo lungo (162 pagine), però i disegni lo avevano colpito.
Ha quindi fatto vedere i disegni sia a Mignola che a Nicieza, chiedendomi anche di mettere qualcosa su Internet, usando una pagina riservata, per poter mostrare tutto.
Il lavoro su Blackburne l'ho avuto praticamente subito, mentre per Hellboy mi è stato chiesto di fare 4 tavole di prova sul personaggio.
Sono piaciute anche quelle, ed è iniziata la collaborazione!

A proposito di Blackburne Covenant... Che genere di storia ci dobbiamo aspettare? E com'è Nicieza come scrittore?

Blackburne è una storia particolare, ma molto interessante.
Sebbene sia stata inserita dalla Dark Horse nella loro linea horror (insieme, ad esempio, a The Devil's Footprints di Allie), non è un horror tipico... io definirei Blackburne un fanta-horror-surreale, più altre mille definizioni.
Questo per dirti che è difficile trovare un suo genere preciso, e Nicieza ha fatto un ottimo lavoro, se non il suo migliore, a mio parere.
L'affiatamento tra noi è stato subito molto alto, e adesso scherziamo come due dementi, mentre Scott Allie tiene un po' tutti a freno.
Lavorando sul numero 3, ricordo di essere letteralmente impazzito su una pagina, e nel far vedere il tutto a Nicieza gli avevo scritto che me l'avrebbe pagata davvero cara, per quella tavola!
La sua risposta è stata "aaah, questi artisti, sono tutti dei bambinoni. Ma cosa credi, che una tavola su cui tu sei stato sopra un giorno o due io l'abbia scritta in 10 minuti? Beh, sì, è vero! :)".
Scott è un po' diverso, scherza anche lui, ma c'é sempre il suo spietato controllo sul nostro lavoro.
Una volta, ad esempio, secondo lui un'intera sequenza andava modificata, e la sua mail fu: "Fabian e Stefano, se pensate che la nuova versione peggiori la sequenza, possiamo parlarne. Se invece pensate che sia migliore, ma un gran sbattimento di lavoro, allora rifatela e basta". A quel punto l'abbiamo rifatta!
Ma non posso lamentarmi di nulla, Allie è molto in gamba, uno dei migliori supervisori con cui ho lavorato, e sto imparando davvero molto.

A questo punto hai lavorato per i tre maggiori editori USA. Che differenze hai notato tra Marvel, DC e Dark Horse? Esiste un "metodo" tipico di ogni casa editrice o tutto (o quasi) dipende dal supervisore con cui hai a che fare?

Le differenze sono poche, per quanto riguarda il lavoro vero e proprio sul tavolo da disegno.
Dark Horse e DC solitamente utilizzano sceneggiature più dettagliate, di tipo europeo, mentre la Marvel lascia grande libertà al disegnatore, che deve lavorare su una sorta di racconto breve.
Poi, e questo vale per tutti, c'é il solito incubo: le scadenze! Aggrappate come scimmiette sulle spalle di ogni disegnatore.
Personalmente mi sto trovando molto bene alla Dark Horse, dove c'é un clima più familiare.
Essendo una casa editrice più piccola degli altri due colossi, ho la possibilità di seguire tutta la produzione del fumetto, di controllare e rifare alcune cose, anche all'ultimo minuto.
Sono tutti incredibilmente gentili. Di Blackburne mi vengono perfino spedite le prove di stampa.
Marvel e DC, invece, sono "macchine" così grosse che, una volta inviate le tavole, puoi solo iniziare a pregare che tutto vada per il meglio!

Molti autori, soprattutto disegnatori, confessano di avere pochissimo tempo per leggerli, i fumetti. Alcuni non ne leggono affatto o, come Alan Moore, dichiarano che i fumetti non costituiscono assolutamente il loro interesse principale nella vita. A parte il lavoro, che posto occupano i fumetti nella tua esistenza quotidiana? C'è qualche opera che ti fa dimenticare d'un tratto di essere un professionista e ti fa attendere trepidante di leggere il numero successivo?

Dopo essere stati 10 o 12 ore sul tavolo da disegno, si ha voglia di fare tutt'altro che leggere un fumetto!
Nel mio caso, ho iniziato a fare una gran selezione di tutto il materiale in uscita ogni mese.
I supereroi ho praticamente smesso di leggerli, tranne casi rarissimi, come le storie di Loeb, disegnate da Sale.
Gli autori che leggo con più piacere sono Miller, Morse, Eisner, Moore, Mignola... e moltissimi altri. Poi rimango affezionato a Dylan Dog e Julia, unici bonelliani che leggo.
Direi comunque che la trepidante attesa, quella proprio da ragazzini sbavanti, c'é solo con pochissimi autori. Anzi, forse solo con Miller.
Tra l'altro, ho trovato DK2 un lavoro incredibile. Così come 300 lo era, mentre Sin City... dipende. Alterna storie bellissime (That Yellow Bastard e The Big Fat Kill) a lavori un po' scarsi come Family Values, che credo sia da dimenticare. Almeno per me.
A riprova del mio "amore" per Miller, ho dato il nome del primo personaggio di Sin City al mio alano: Marv (peccato che poi ne abbia preso pure il carattere... 80 kg di furia disperata).
"Marv! A cuccia!". [posso confermare che è una belva scatenata!!! E, Stefano, non dimenticarti che della micina, Goldie! NdR]
E poi... beh... vado matto per i fumetti di Katsura! Che dire... ritorno adolescente, leggendo le sue storie. Gran bella sensazione...
Già. :)

Progetti per il futuro? Una volta assolti i tuoi impegni con Blackburne Covenant e Fragile, hai già un'idea di quelli che saranno i tuoi lavori successivi? C'è qualche idea che ti frulla per la testa e che attende solo di essere realizzata?

Idee ce ne sono tante, come al solito! Sicuramente continuerò la collaborazione con la Dark Horse e gli Humanoids.
Nel frattempo sto portando avanti la formazione di uno Studio (tutto in costruzione, il cui link sarà attivo da www.stefanoraffaele.com), e spero presto di riuscire a pubblicare qualcosa.
È un progetto a cui sto lavorando da due anni, e che ho iniziato in Sardegna.
Sta procedendo bene, ma lentamente, perché sto cercando di gettare delle basi solide, senza troppi voli di fantasia.
Per ora siamo in due scrittori, due disegnatori e un colorista, e stiamo preparando due miniserie a mio parere molto valide. Come avvenuto per me su Fragile con gli Humanoids, vorremmo terminare i primi numeri, letterarli e poi proporli al mercato.
Siamo anche alla ricerca disperata di uno o due disegnatori in più, pronti a fare parecchi sacrifici, bravi, ma sopratutto umili (quest'ultima è una qualità molto rara).
Ad ogni modo, come detto, è ancora tutto in costruzione.

Esulando per un momento dal contesto fumetto, non posso non chiederti una riflessione sul conflitto che, negli ultimi tempi, ha insanguinato l'Iraq. Vorrei conoscere il tuo punto di vista (da semplice cittadino e da autore) sia sull'evento in sé e sulle modalità con le quali è stato gestito, sia sulle conseguenze che una guerra come questa ha avuto e continua ad avere sui mezzi di informazione o, più in generale, sui mass media. Mi riferisco, per quanto riguarda l'ultimo punto, a due questioni in particolare. La prima è quella del rapporto inversamente proporzionale (a mio parere) tra il numero delle trasmissioni televisive dedicate all'attacco degli USA e la cura e il rigore coi quali sono state realizzate. È vero, infatti, che le tv terrestri ci hanno sommerso con parole e immagini aventi come tema il conflitto, però, nella maggior parte dei casi, si è trattato solo risse da "bar dello sport" basate su luoghi comuni, con dichiarazioni raramente suffragate da dati oggettivi.
La seconda questione è quella della censura (o autocensura) che è stata immediatamente introdotta (o accentuata?) pressoché ovunque col pretesto del conflitto, al punto da arrivare a assurdi e ottusi paradossi, come quello della innocua e scanzonata canzone "Sex Bomb", che le emittenti radio e tv del Regno Unito non potevano trasmettere. Qual è il tuo punto di vista in merito?

Premetto di non essere contro tutte le guerre, ma contro questa lo sono stato molto prima che iniziasse (esattamente come per quella in Afghanistan), sia perché condotta al di fuori dell'ONU, sia perché, a mio parere, anziché combattere il terrorismo, lo ha rafforzato. Di certo non sono mai stato dalla parte di Saddam Hussein, ma credo che il suo popolo potesse essere aiutato in altri modi, e sopratutto senza schiacciarlo come è accaduto.
Gli Stati Uniti hanno costruito la loro potenza economica sfruttando i paesi più poveri, e sfruttando altre situazioni di debolezza, non solo del popolo Iracheno, ma di mille altri popoli diversi.
Sono profondamente dispiaciuto per il crollo delle due Torri, e credo che solo chi le abbia viste dal vivo, come me, decine di volte, chi abbia visto la vita vera e propria di migliaia di persone entrare ed uscire da quell'imponente complesso commerciale, possa capire cosa abbia voluto dire per gli Americani un fatto di tale portata.
Rimango però convinto che quell'atto terroristico sia stato conseguenza di tutta la politica economica tenuta dagli Stati Uniti negli ultimi decenni. Ci sono colpe ben precise. E non si dovrebbe tentare di lavarle con il sangue del popolo Iracheno o Afgano, o di quelli che sono certo seguiranno a breve.
Riguardo alla qualità delle trasmissioni televisive: pessime. Di fatto penso che non ci siano ancora a disposizione dei dati oggettivi di cui parlare, non sappiamo cosa sia accaduto e cosa stia succedendo in realtà, non sappiamo se gli inviati hanno sempre potuto parlare in modo esplicito di quello che hanno visto e pensato, e la maggioranza dei fatti che sono stati riportati erano frutto della propaganda di entrambe le parti.
A questo si aggiunge il fatto che le televisioni devono, almeno in parte, seguire una politica governativa che PARE non sia condivisa dalla maggioranza della popolazione Italiana.
Censura (sicuramente accentuata, da TEMPO introdotta)... cosa posso dirti. C'é. Si sente. Si respira. Non mi piace. Talvolta la si può combattere. Talvolta no.

A proposito di censura, o quanto meno di condizionamenti: ti è mai capitato, durante la tua carriera, che una storia scritta o disegnata da te subisse da parte del supervisore o dell'editore modifiche "obbligate"? Oppure che a te o allo sceneggiatore venissero fatte pressioni di qualche genere? Non mi riferisco, ovviamente, a questioni tecniche, ma contenutistiche e/o artistiche. Se la risposta è sì, come l'hai presa? Oppure come credi che reagiresti se ti capitasse in futuro?

Mah. La censura più forte che ricordo è avvenuta sulla miniserie di Conan: the Lord of the Spiders, del 1998. Il personaggio di Helliana, secondo il parere della Marvel, lo avevo disegnato troppo sexy. Modificarono loro tutto senza dirmi nulla. Il risultato finale fu orribile. Davvero.
Però, voglio dire, queste sono comunque cazzate, se paragonate alla vera censura.
Ok, come al solito occorre stare attenti a non disegnare troppo sangue, o scene di violenza troppo esplicite, ma queste sono sempre cavolate alle quali non me la sento proprio di dare peso.
La vera censura, in primis quella politica, è tutta un'altra cosa. Che fino ad ora non ho mai incontrato.
Dovesse accadere, non credo proprio che la subirei. Cambierei casa editrice.
Se gli Humanoids mi avessero fatto modificare Fragile, censurando l'idea principale della mia storia, allora non lo avrei venduto.

Per le immagine a corredo di questa intervista:
The Blackburne Covenant TM & © 2003 Dark Horse Comics, Inc. Fragile © 2002 Humanoids, Inc.

 

[aprile 2003]

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