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Archivio interviste

Jonathan Ross
incontra
ALAN MOORE

(2^ parte)
Illustrazioni di JOHN COOPER

Trad.: Daniele Tomasi & Marcello Albano.

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Intervista pubblicata sulla rivista inglese IDLER N. 28 (e disponibile anche sul sito omonimo) realizzata nel maggio 2001 da JONATHAN ROSS, noto presentatore radiofonico e televisivo della BBC. L’intervista appare su Ultrazine su autorizzazione degli aventi diritto.

ROSS: Si, penso che anche Lee lo possa ammettere adesso, no? Ovviamente vi ha apportato molto di suo, non possiamo non considerarlo...

MOORE: Si, intendo dire … Non so se sia per "The Sopranos" [recente sceneggiato televisivo di notevole successo su una famiglia mafiosa italo-americana, N.d.T.] ma recentemente mi sono ritrovato molto attratto dall'argomento mafia...

ROSS: Non ho ancora visto " The Sopranos", lo ammetto con imbarazzo, perché mi sono perso l'inizio e non voglio vederlo a storia iniziata, quindi mi sono procurato le registrazioni, e tutti ne vanno matti...

MOORE: È Shakespeare, sul serio. Voglio dire, sono molto molto critico su tanti prodotti televisivi e cinematografici, ma "The Sopranos" è come Shakespeare. I personaggi sono meravigliosi, la sceneggiatura è incredibile. Ti invidio.

ROSS: Beh, li ho tutti su DVD... Beh, vorrei chiederti degli aspetti commerciali di ciò a cui stai lavorando. Mi preoccupo, come appassionato, perché tu crei qualcosa che io adoro, come " The League of Extraordinary Gentlemen" per esempio, e mi piacerà, e ne comprerò probabilmente più copie perché voglio disperatamente che continui ad essere pubblicata.

MOORE: Beh, l'attuale situazione del settore è che tutti sembrano pensare che il mondo stia per finire. Le testate chiudono intorno alle 15000 copie, sai, i più venduti stanno intorno alle 100000 copie, sai questa è la fine del mondo... No, questa non è la fine del mondo, questo è il 1982, quando Daredevil stava a meno di 15000, e pensarono, beh, peggio di così non è possibile, facciamo provare quel ragazzo che chiede di scriverlo e disegnarlo, e come con Swamp Thing sotto le 17000, diamolo a lui...

ROSS: Quindi è questo il motivo per cui te lo assegnarono?

MOORE: Si, perché erano sul punto di chiuderlo. Stessa cosa con Daredevil, Ecco perché lo dettero a Frank [Miller], stava sotto le 15000...

ROSS: Incredibile...

MOORE: Il più venduto era "X-Men", che vendeva circa 120000 quando la televisione arrivò negli anni '60. Fu allora che le vendite di fumetti iniziarono a calare.

[Mentre il cibo viene consumato e finiamo la portata principale vegetariana - per lui un principio, per me il desiderio di impressionarlo - la chiacchierata si sposta sul privato di Moore. Un paio di anni fa le possibilità di sentirlo parlare consistevano solo nelle grandi manifestazioni fumettistiche].

ROSS: Non fumi, vero? [4]

MOORE: Sono piuttosto felice in questo periodo. Sto cercando di smettere di bere.

ROSS: Davvero?

MOORE: L'ho deciso perché ero stufo di bere, non mi divertiva più … ho provato la stessa cosa per il fumare...

ROSS: Hai una vita sociale a Northampton? Esci spesso? O prevalentemente stai a casa?

MOORE: Se lo chiedessi a quella signora della radio [ho detto su Radio Due che Northampton era la residenza del più famoso scrittore di fumetti, con gran stupore della signora che aveva telefonato dalla stessa città per vincere un CD di Ricky Martin], "Che mi dice di Alan Moore?", lei potrebbe risponderti, "Oh sì, quel tipo col bastone da passeggio e la barba, oh sì, un tizio amabile, ho ricevuto un biglietto da lui l'altro giorno, lo conosco molto bene..."

ROSS: Non è un po' misantropico, questo desiderio di non mischiarsi...?

MOORE: Probabilmente lo è, in parte perché sono parzialmente sordo... quindi dovrai perdonarmi.

ROSS: Cosa, ad entrambe le orecchie?

MOORE: No, solo questa, e sono praticamente cieco in quest'occhio e praticamente sordo in questo orecchio, così e' tutto bilanciato...Una delle ragioni per cui ho smesso di bere è perché non mi piacciono i pub, ed il rumore di sottofondo, e diventa un po' difficile...

ROSS: Sono parecchio rumorosi...

MOORE: ...e inoltre credo che durante gli anni '80, le convention … quello mi ha fatto un po' allontanare.

ROSS: C'era un periodo in cui Watchmen era al massimo e tu eri come Dio. Il gran Dio del Fumetto. Mi ricordo che tu apparivi e la gente impazziva. Era un po' come con le rock-star, o le divinità, una specie di insano livello di adulazione...

MOORE: Già.

ROSS: Deve essere stato strano comunque per te, ma i fan cosa ti chiedevano, in cosa consisteva lo scambio?

MOORE: Um, non lo so... voglio dire, sono una persona molto trasandata, non mi importa di rasarmi per parecchie mattine. Comunque questo sembra dia una certa parvenza messianica...

[Mi fissa un po' alla Manson. Charles, non Marilyn, naturalmente].

ROSS: Soprattutto se fai così con gli occhi, Alan...

MOORE: Sì!

ROSS: No, mi piace, prosegui, va bene...

MOORE: E' tutto fatto con innocenza, ma loro cospirano ...

ROSS: Questo è dove entra in gioco la mitologia, immagino, perché le persone come me che non ti conoscono, ma conoscono ed amano il tuo lavoro, faremo e conserveremo sempre delle teorie e delle idee personali su di te... ho sempre pensato che portassi i capelli così perché non volevi perdere tempo... l'ornamento e la vanità.

MOORE: Beh sì, non posso gingillarmi con tutto ciò...

ROSS: ...e stai diventando vecchio, perché quanti anni hai? 47?

MOORE: Già...

ROSS: Anche il processo di invecchiamento ti rende cosciente del limitato tempo che ti rimane? È in qualche modo un fattore?

MOORE: No, no davvero. Sono venuto ai patti con la morte da parecchio. Ho avuto un periodo di tre settimane quando avevo 10 anni durante il quale ho capito piuttosto bene che tutti moriamo.

ROSS: Morì qualcuno, allora?

MOORE: Umm, non ricordo. No, credo fosse solo l'idea che anche io potessi morire.

ROSS: Eri piuttosto giovane per pensare a questo...

MOORE: ...sai che ci saranno feste a cui non verrò invitato, avverranno grandi cose e giorni assolati che io non vedrò, e come sarà possibile?

ROSS: È una fregatura, no?

MOORE: E' lo stesso con la magia. Io non ho un credo religioso, al più il contrario della religione. Religione significa che credi le stesse cose a cui crede un gran numero di persone, e questo mi sembra innaturale, abbiamo delle menti differenti.

ROSS: Quando dici magia stiamo parlando di magia teatrale o stiamo parlano di Magia?

MOORE: Beh, stiamo parlando di tradizione della magia, che include John Dee, ed include l'artista Vittoriano Austin Osman Spare. Include anche Crowley, anche se inserire il suo nome probabilmente elimina un sacco di altre associazioni...

ROSS: La cosa si porta dietro del bagaglio in più.

MOORE: Già, ci sono tanti di questi piccoli stronzi satanisti che gironzolano e sono prevalentemente dei borghesi che vogliono circondarsi con il fascino del male, e quindi dicono quanto è grande William Burroughs come scrittore solo perché ha sparato alla moglie e quanto doveva essere profondo Charlie Manson...

ROSS: Quindi, qual'è la tua idea dell'aldilà? Voglio dire, stai tirando fuori le tue energie riversandole nel tuo lavoro, così che sopravvivrai comunque. Ti sei garantito un centinaio di anni o più dopo che te ne sarai andato, Alan, se la gente continuerà a stampare.

MOORE: Beh, della posterità non mi importa granché ...

ROSS: Ma in un certo senso sarai ancora in contatto con le persone.

MOORE: Ma ciò sarà vero se ricorderanno il mio nome o no...

ROSS: Se non ci fossimo incontrati oggi, io interagirei con te dopo la tua morte nello stesso modo in cui ho sempre fatto durante la tua vita...

MOORE: Riguardo all'aldilà, la mia idea è che probabilmente avrai una vita migliore se supponi che ce ne sia una sola.

ROSS: Già...

MOORE: È probabilmente meglio vivere come se la morte si trovi a pochi passi...

ROSS: Non solo è imminente, ma irrevocabile, e questo è tutto…

MOORE: Ma riguardo a quel che succede dopo la morte: nel tipo di magia che ho fatto, che è una specie di magia molto pratica, manuale, c'è un po' di verità in ciò. Molti scienziati suppongono che ci sia molto più nell'universo di quanto dicano le nostre teorie. Gli spiriti ed il mondo oltre il nostro corpo saranno sempre aldilà della verifica della scienza, ma voglio puntualizzare che tra le cose che sono aldilà della scienza … è chiaro che in termini scientifici la mente è un vero problema. I biologi sperano di essere capaci di provare che la coscienza che sta dentro le nostre teste sia una sorta di prodotto dei processi biologici, e questo li renderebbe molto molto felici perché la coscienza di per se è intangibile. Non possiamo riprodurla in laboratorio, non si può neppure provare scientificamente che chiunque di noi è cosciente.

ROSS: Non puoi spiegare scientificamente perché ognuno di noi ce l'ha, perché ne hai bisogno...

MOORE: Ancora meno puoi spiegare quel che produce, come la matematica, da dove viene? Neppure gli scienziati lo capiscono, ma i biologi pensano: sì, proveremo che la coscienza è spiegata dalla biologia, e sarà bello perché la biologia è una scienza basata sulla chimica, che è quel che fa spruzzare tutte le ghiandole e gli enzimi. E sarà bello perché la chimica è una scienza di base, e la ragione per cui la chimica è vera è perché è basata sulla fisica, che è il modo in cui le cose funzionano, e la fisica è vera perché è tutta basata sulla fisica quantistica. Sfortunatamente la fisica quantistica dice che la mente incide sugli eventi su un livello quantico, quindi non puoi liberarti della mente, è sempre presente.

ROSS: Una volta scesi a quel livello...

MOORE: Esattamente, è sempre lì.

ROSS: Non possono davvero spiegarlo.

MOORE: E quindi, tendo a pensare, non so, non credo che la cosa che chiama se stessa Alan Moore sopravvivrà alla morte, credo sarebbe piuttosto orribile se lo facesse, perché questa è la personalità che funziona qui, questa è la personalità che ho sviluppato essendo in questo posto, e l'idea che resista per sempre...

ROSS: Mette un po' i brividi...

MOORE: La personalità, l'intelletto, le emozioni, i sogni, il corpo: tutto questo è la personalità inferiore. Penso che la porzione di noi che sopravvive è la parte superiore. Penso che, sì, ci sia un'anima, ma penso che ce ne sia una sola, e che siamo tutti una parte di lei, siamo tutti tributari dello stesso oceano, e che forse quando questo tributario si asciuga c'è ancora l'oceano. Tu hai perso la tua identità individuale che dopotutto è solo di una vanità fugace.

ROSS: Già.

MOORE: Ma non so, Jonathan. Questo è quel che suppongo,

ROSS: Naturalmente, ma in un certo senso questo è ciò che è la fede, no?

MOORE: Si, ma preferisco non aver fede nelle idee, quindi sono più un agnostico. Credo in qualcosa se l'ho vista coi miei occhi...

ROSS: Quindi in qualche modo queste tue esperienze, o le persone con cui sei stato, ti hanno costretto in questa direzione.

MOORE: Già, ed ho provato ad interpretarle e questo mi ha portato a conclusioni differenti. E' una cosa in corso.

ROSS: Vediamo di ritornare ancora sulla mitologia di Alan Moore. Sei sposato? O convivi con Melinda?

MOORE: Mi sono sposato a circa vent'anni, ed io e mia moglie ci siamo divisi circa nel 1989. Ho incontrato Melinda un anno dopo. Io e Melinda non viviamo insieme perché lei è una artista ed io sono uno scrittore, entrambi troppo mentali. Ma ci vediamo molto. La incontro soprattutto perché voglio fare un fumetto erotico, pornografico [il fumetto in questione è Lost girls, N.d.T.], e l'idea di farlo con dei tizi...

ROSS: Ha ha.

MOORE: Questa è la cosa più ovvia, perché io molto raramente lavoro con delle donne, penso che Melinda sia la prima donna con cui ho lavorato...

ROSS: Non ce ne sono molte nel fumetto, vero?

MOORE: No... e certamente non ce ne sono molte che possono disegnare bene come Melinda, quindi questo da una vibrazione totalmente differente. Se lo avessero fatto due maschi, avrebbe inevitabilmente un sapore di spogliatoio...

[Abbiamo parlato di un sacco di altre cose, e di fumetti ed autori troppo oscuri per infliggerveli. Ho lasciato Alan alla stazione e sono tornato a casa per rileggermi ognuna delle sue pubblicazioni che sono riuscito a trovare. Rileggendo la trascrizione del nostro incontro ho realizzato che avrei potuto fargli un migliaio di domande migliori - avrei potuto sondare e affrontare il suo intimo, avrei potuto esporre le sue speranze ed i suoi sogni, soffermarmi sui suoi rimpianti. Ma fanculo! Era Alan Moore! Siete fortunati che sia riuscito ad articolare anche una sola frase semi-coerente.
Ora, se solo "Idler" mi potesse organizzare un incontro con Elvis, morirei felice domani stesso].

 

NOTE - a cura di Marcello Albano

[4] "Non fumi, vero?" Bah, forse prima…

[vai alla prima parte]


[giugno 2002]


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