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Intervista pubblicata sulla rivista inglese IDLER N. 28 (e disponibile
anche sul sito
omonimo) realizzata nel maggio 2001 da JONATHAN
ROSS, noto presentatore radiofonico e televisivo della BBC.
Lintervista appare su Ultrazine su autorizzazione degli aventi
diritto.
Alan
Moore è il miglior scrittore di fumetti vivente.
Non voglio fare la persona gentile a tutti i costi o essere di parte
- e' unaffermazione prossima ad un dato di fatto, per quanto
possa esserlo una qualunque opinione. In ogni votazione organizzata
dalla comunità degli amanti del Fumetto, come gli Harvey's
Awards [importante premio fumettistico statunitense, N.d.T.] o la
recente votazione del Comics Buyers Guide [una rivista di informazione
e critica statunitense, N.d.T.], Moore arriva sempre in vetta, e
spesso lasciando gli altri a grande distanza. Penso di poter azzardare
a dire che è il più grande scrittore di fumetti di
sempre, nella storia di questo mezzo di comunicazione. Anzi, andrò
oltre. È il miglior scrittore vivente di fumetti che ci sia
stato e che mai ci sarà, finché questo amato e molto
deriso mezzo di comunicazione inevitabilmente morirà di apatia
o collasserà sotto il peso dei troppi uomini ultramuscolosi
in calzamaglia che cercano di salvare il mondo.
Se
non sapete granché sui comics - ed è possibile che
la ragione sia che siete un rifiuto chimico che compra "FHM"
mentre i vostri amici di "Idler" non stanno guardando
- allora ecco qui tutto quel che avete bisogno di sapere per cominciare.
Moore scrive fumetti, scrive fumetti in cui, con successo, utilizza
gli ingredienti essenziali del genere a cui sta lavorando, qualunque
sia - supereroi vecchio stile, orrore gotico, fantascienza avventurosa
- e li mescola e li rivolta trasformandoli in qualcosa di interamente
nuovo e totalmente inebriante. Ha preso "Swamp Thing",
un mediocre fumetto di misteri e mostri, trasformandolo in una oscura
e strana storia d'amore. Ha giocato con "Superman", facendo
sprofondare il più ottuso degli ottusi in un fantastico ritornello
di quel che potrebbe essere un giorno nella vita di uno strano tizio
con superpoteri, se i "cattivi" usassero realmente i loro
immensi poteri a favore del male - e non semplicemente quelle buffonate
da birbantelli che ovviamente non li porterebbero mai a governare
il mondo. Con "Watchmen" ci ha dato una visione distopica
sull'intero genere supereroistico. E più recentemente, con
"Tom Strong", "The League of Extraordinary Gentlemen",
"Promethea", "Top 10" e "Tomorrow Stories"
ha realizzato - da zero! - una nuova "casa editrice" che
è così avanti rispetto ai concorrenti in termini di
capacità e tecnica ed originalità da far inginocchiare
e piangere di gratitudine, come dei bambini di mezza età,
i visitatori adulti dei negozi di fumetti. O, per lo meno, a me
è successo.
Perciò,
quando da Idler mi chiesero se mi sarebbe piaciuto incontrare il
barbuto grand'uomo, non mi feci scappare l'occasione, come farebbe
Charlie Sheen con una attricetta porno. Ma - e questo potrebbe stupirvi
- mi sentivo nervoso. Non è un sentimento con cui sono molto
familiare, avendo incontrato ed intervistato... beh, all'incirca
chiunque da ché l'uccellino della fama e della buona fortuna
si è posato sulla mia spalla circa 14 anni fa. Ma Moore è
una questione differente. Avevo davanti qualcuno da cui non volevo
trarre perle darguzia o di saggezza, e non speravo di sentire
aneddoti divertenti o maligni sui suoi colleghi. Avevo davanti qualcuno
a cui volevo solamente sedermi vicino e bearmi della sua presenza.
Quindi quel che segue è una specie di registrazione confusa
dell'incontro mentre mangiamo al ristorante Momo's Moroccan in Heddon
Street - e proprio dietro l'angolo c'è la cabina telefonica
in cui David Bowie gigioneggia nella copertina di "Ziggy Stardust
And The Spiders From Mars".
Alan
è, suppongo ovviamente, proprio come i suoi scritti. In breve,
non è come potresti aspettarti. Alto, barbuto, capellone,
vestito totalmente di nero e con un lungo bastone da passeggio con
il manico in argento. Un osservatore casuale lo definirebbe come
un barbaro o un mistico, un pazzoide feng shui della "new age"
con la passione dei tè alle erbe e dei primi Hawkwind [storica
"space rock" band inglese degli anni 70, N.d.T.],
un amante di fumetti underground - materiale hardcore per adulti
che potrebbe confondere e sconcertare i giovani appassionati e spingere
i loro genitori a chiamare gli assistenti sociali. Ma lui non è
nessuna di queste cose. Beh, in effetti ama i tè alle erbe,
e riguardo alle sue opinioni riguardo ai primi Hawkwind suppongo
che, più o meno come voi o me, lui non abbia una chiara opinione
sull'argomento. Qui ci parla del suo uso dei fumetti "commerciali"
per presentare nuove idee in un mezzo di comunicazione ormai stanco.
La prima domanda riguarda lo stile di disegno della sua compagna,
Melinda Gebbie, che disegna la serie "Cobweb" attualmente
pubblicata in "Tomorrow Stories".
ROSS:
Amo i disegni di "Cobweb". È uno stile strano,
davvero strano per un lettore di fumetti "commerciali".
MOORE:
E' quel che volevamo. L'idea che li ha generati è che il
fumetto commerciale sta piuttosto chiaramente scivolando nel cesso.
C'è gente come Gary Groth e la "Fantagraphics"
che ne saranno contenti, ma non credo che si rendano conto delle
implicazioni. Il punto è che nessuna libreria di fumetti
può restare aperta vendendo i fumetti della "Acme"
[casa editrice statunitense che pubblica fumetti di elevata qualità
ma di limitato richiamo di massa. - N.d.T.], "From Hell"
o qualunque altro fumetto di questo tipo, per quanto siano di qualità.
Ci devono essere "The Uncanny X-Men" e ci deve essere
"Spawn" e tutto quel materiale di questo tipo per far
esistere il negozio. Se il fumetto "commerciale" scende
nello scarico, si trascina anche tutti noi. Quindi ho pensato che
fosse possibile rinvigorire il fumetto "commerciale" in
modo da non dover distinguere tra commerciale, indipendente, underground,
alternativo: perché il fumetto è troppo piccolo per
categorizzare in questo modo.
ROSS: Quindi non sei d'accordo con quella frase che tutti eravamo
stanchi di leggere qualche anno fa: "fumetti: non più
solo per bambini".
MOORE:
"Il fumetto è maturato." Io e Frank Miller abbiamo
qualche responsabilità a riguardo, bisogna dire. Quando realizzai
"Watchmen" pensai, "grandioso, la gente resterà
ammirata nel vedere l'abile schema narrativo utilizzato, e si sentiranno
obbligati ad eguagliarmi o superarmi nel cercare nuovi possibilità
di raccontare storie". Mentre, al contrario, sembra che la
maggior parte abbia recepito la violenza, il macabro, lo strato
di pessimismo politico ateista che lo ricopriva. Questo è
ciò che è stato rigurgitato e riciclato nei fumetti
"Vertigo". [1]
ROSS: E succede ancora.
MOORE:
Beh, [è] una delle cose principali che ho contro la Vertigo,
e ci sono alcuni grandi fumetti fatti dalla Vertigo... ma la cosa
che più mi crea problemi è che la loro atmosfera,
il loro ethos o qualunque cosa, sembra essere basato sul cattivo
umore in cui mi trovavo io 18 anni fa. Non è neppure il loro
cattivo umore. Io ero un po "affilato", sai, verso
la politica in generale, a causa degli anni della Thatcher.
ROSS: Già, era un brutto periodo.
MOORE:
E quello, in qualche modo, potrebbe aver influenzato il mio modo
di pormi, ma non vedo perché dovrebbe influenzare colorare
chiunque esattamente nello stesso modo.
ROSS: Credevo l'avessi eliminato dal tuo sistema con quel lavoro
che hai realizzato con Bill Sienkiewicz, "Brought To Light".
MOORE:
Si, l'ho fatto.
ROSS: Ho sempre pensato fosse molto catartico.
MOORE:
Penso che sia uno dei miei migliori scritti. Sono lieto che te ne
ricordi, Jonathan.
[Dovete
davvero procurarvi una copia di "Brought To Light", il
migliore e più sconvolgente testo politico di racconto verità
alla Chomsky che abbia mai visto, ed uno di quei libri che ti colpisce
- SMACK - tra gli occhi con tutto il potenziale che appartiene al
media "Fumetto".
Poi
c'e un'altra cosa riguardo Alan Moore che voglio davvero raccontarvi.
E' un genio. E' davvero un fottuto, ispirato, irripetibile, chiacchierato
genio di prima categoria. Ed ovviamente essere un genio significa
che le sue idee ed il suo approccio ed i suoi metodi sono stati
rubati ed appropriati ed omaggiati da tutti i talenti inferiori
che si trascinano sulla sua scia. Significa anche che c'è
una legione di devoti a Moore, come me, che riflettono su ogni vignetta
di ogni albo a cui ha lavorato. E naturalmente lui ha la sua buona
lista di siti non ufficiali nella nostra gloriosa internet, che
torna utile quando stai cercando di assicurarti di aver trovato
ogni minimo riferimento di cui Moore imbottisce i sui lavori].
ROSS: Che ci dici della mitologia su Alan Moore che circola qui
fuori? Sono entrato in Internet ed ho dato uno sguardo ad un paio
di siti su Alan Moore - è uno strano posto da visitare senza
assistenza. Ci sono un paio di tipi li fuori che hanno un approccio
al tuo lavoro da studiosi, piuttosto scientifico, e prevalentemente
vedono la propria attività come bibliotecari o esaminatori
del tuo lavoro.
MOORE:
C'è un tizio che analizza "The League of Extraordinary
Gentlemen" - ed è uno solo... Pensavo fosse un gruppo
di tizi letterati.
ROSS: E raccoglie tutti i tuoi riferimenti... Dai tuoi fumetti ho
la sensazione non solo che hai letto molto, ma che c'è una
continua ricerca della conoscenza.
MOORE:
Ho sempre assorbito informazioni in una forma o l'altra. Sono stato
sbattuto fuori da scuola a 17 anni, che è più o meno
quando è cominciata la mia educazione.
ROSS: Sei stato espulso?
MOORE:
Già. Mi sembrava che nella scuola ci fosse un programma di
studio evidente - lettura, scrittura ed aritmetica - ed un programma
di studio nascosto, che più o meno era puntualità,
obbedienza ed accettazione della monotonia... In tanti casi mi sembrava
che la scuola fosse come una terapia all'avversione. Non esisteva
per trasmetterti conoscenza, esisteva per allontanarti dalla conoscenza.
Imparare o leggere viene associato a lavoro, e lavoro viene associato
a sfacchinata. Ecco perché tanta gente è felice semplicemente
nello stare di fronte al televisore la notte. Pensa "non sto
facendo un lavoro, quindi è un momento perfetto"
ROSS: ... essere intrattenuti, è una cosa passiva.
MOORE:
Si. Quindi, sono stato scacciato da scuola a 17 anni. Il preside
l'aveva con me penso fosse una questione classista... scrisse a
tutti i licei dell'area e gli disse "non prendete questo ragazzo
perché ha una pessima influenza sugli altri"...
ROSS: Bastardo!
MOORE:
Beh, avevo 17 anni ed ero un diciassettenne piuttosto indiavolato.
Ma avevo solo 17 anni... scrisse a tutti gli imprenditori dicendogli
di non darmi un lavoro. Era una cosa pazzesca, ma fui costretto
a contare solo su me stesso ed iniziai a leggere voracemente ed
imparare e riempii la mia testa con differenti argomenti, e sta
tutto li dentro come una zuppa, e sto continuando tutto il tempo
ad inserire nuovo materiale. Leggo molto velocemente. Come se li
risucchiassi... Tutto è semplicemente andato nel silos generale
e fermenterà e forse evolverà in qualcosa, in circa
dodici anni.
ROSS: Quando scrivi sei sempre conscio dei tuoi riferimenti,o talvolta
ti sorprendi, rileggendo, che li ci fosse un riferimento?
MOORE:
A volte mi sorprendo parecchio. Ricordo una storia di "Abelard
Snazz" che ho scritto e che non ho fatto ristampare perché
dopo averla scritta ho improvvisamente capito che era un completo
plagio di una storia di RA Laperty. Leggi tutte quelle antologie
con centinaia di storie ed a volte se ti dimentichi da dove vengono
pensi "che bella idea, deve essere mia!"
ROSS: Deve essere un rischio che incontra chiunque ama il genere
su cui lavora ed ama dei media similari.
MOORE:
Come quando ho conosciuto Gilbert Hernandez, gli dissi "quindi
ti piace davvero Gabriel Garcia Marquez?" E lui disse "mai
letto" e gli dissi "Non hai mai letto "Cento anni
di solitudine"?" e lui disse, "no" e quando
in seguito lo lesse ne fu completamente scioccato dalle similitudini.
ROSS:
Già, non è strano?
MOORE:
Tutti pensano che Promethea sia basata su un personaggio inventato
da questa autrice lesbica, Helen Cixous, che scrisse un libro su
questa donna emersa dall'immaginazione, una eroina il cui nome è
Promethea. Ma non me ne sono reso conto finché il pittore
e performer Josè Villarrubia mi ha contattato e mi ha detto
che stava facendo delle ricerche ed ha trovato tutte questi vari,
disparati riferimenti a personaggi chiamati Promethea, soprattutto
questo che Helen Cixous ha scritto e che sembra quasi lo stesso
personaggio. E l'altro giorno mi ha spedito un fumetto di "Tom
Strong". È del 1903, si intitola "Tom Strong Saves
the Day". Apparentemente fu pubblicato in America dalla Boy
Scout Organization, che fecero una serie di storie su questo ragazzo
muscoloso di nome Tom Strong.
ROSS: Questa idea di Promethea, naturalmente non ero a conoscenza
dell'autrice che hai menzionato, ma credevo che ci fosse almeno
un riferimento alla DC. Con Captain Marvel hai la metà super-eroica,
la metà potente che abita nel mondo immaginario, ed anche
il cambiare ed arrivare nel nostro mondo...
MOORE:
Captain Marvel è piuttosto un personaggio magico, è
tutto materiale mitologico. Uno degli scrittori, Bill Parker, era
studente di lettere. Nel recente Promethea cè la pianta
sacra detta "moly" (aglio selvatico). Loro pensano che
"moly" sia la mitica pianta che Hermes dette a Ulisse
per aiutarlo contro Circe. Ecco perché è connessa
alla magia, ma nessuno sa se sia mai esistita una tale pianta, o
se sia mitologica, ma io penso sia il fiore della mandragola. [2]
ROSS: Ti ricordi di "Uncle Marvel"?
MOORE:
Uncle Marvel... non aveva alcun potere, stava solo facendo finta...
ROSS: Gia, giusto... è il diversivo comico.
MOORE:
Semplicemente si appendeva al mantello di Captain Marvel mentre
era in volo, cosi che sembrava volasse da se!
ROSS: Che favolosa creazione... [ridiamo entrambi]
MOORE:
Potevi divertirti molto di più con i fumetti in quei giorni.
Senza ritornare a parlare della Vertigo, questa è una delle
mie obiezioni: non c'è divertimento...
ROSS: Quel che odio in tanti fumetti attuali è che sono implacabilmente
oscuri, e che non fuoriescono mai da questa impostazione. Mentre
anche in Watchmen, per esempio, ti darò un esempio di una
cosa che ricordo di aver trovato genuinamente inspirata e educativa.
In un numero della serie hai raccontato una storia come se fosse
apparsa in un vecchio fumetto di pirati. È un tuffo nella
storia del fumetto ... e ne scoprii l'esistenza solo dopo aver letto
quel fumetto. A quel tempo, tu apristi gli occhi di questo giovane
appassionato verso quel che il fumetto era un tempo, e che forse
potrebbe essere ancora.
MOORE:
Swamp Thing è probabilmente molto più un riferimento
per i fumetti Vertigo di quanto non lo fosse Watchmen, ma con Swamp
Thing avevi tutte quelle storie che sono davvero terribili, veramente
truci e veramente deprimenti... e poi ci sono queste piccole storie
come il numero del "Sesso nella Palude" che è più
o meno un poema amoroso.
ROSS: Sì, alcune storie erano piuttosto leggere.
MOORE:
In un certo senso è più crudele, se dai alle persone
un poema amoroso si intorpidiranno e si distaccheranno... mantiene
fresco l'orrore se tu...
ROSS: ... dai un piccolo assaggio di un dolcezza tra morte e desolazione.
MOORE:
Percepisci maggiormente il dolore...
ROSS: Mi sta venendo voglia di rileggere Watchmen. Ben fatto, signore!
[Ecco
qualche informazione da sapere su Watchmen, il lavoro seminale,
innovativo e davvero influente di Moore sull'argomento superpoteri.
Inizialmente i personaggi da mostrare in tutta la loro gloria oscura
e disfunzionale sarebbero dovuti essere un gruppo di supereroi di
una delle case editrici meno conosciute, la Charlton. Questi personaggi
erano stati acquistati dalla DC, casa di Superman e Batman. Moore
voleva prendere quei personaggi e trasportarli in una sorta di storia
iper-reale alla "cosa sarebbe successo se...", in cui
erano costretti a agire come se fosse stata la vita reale. La DC
disse no. Allora Moore, in compagnia di Dave Gibbons, creò
un gruppo di personaggi che avrebbero potuto benissimo essere i
portabandiera della Charlton].
ROSS: Dato che in origine sarebbe dovuti essere i personaggi della
Charlton, avremmo visto The Question, Blue Beetle, Peacemaker e
gli altri
?
MOORE:
Captain Atom.
ROSS: Oh già, Captain Atom era grande. Quei primi "Captain
Atom" di Ditko erano semplicemente favolosi, vero?
MOORE:
Ditko era un grande
ROSS: Ditko è davvero matto come dicono? Voglio dire, ovviamente
quando leggi Mister A e tutte quelle sue strane storie, da l'impressione
di essere un tizio che non accetta alcun compromesso... L'hai conosciuto?
MOORE:
No, nessuno può incontrare Ditko... Ho molta ammirazione
per quel tipo...
ROSS: Potremmo metterla così, potrebbe essere l'altro creatore
di fumetti che vive in reclusione. Perché io non conosco
nessuno che non fa mai nulla, non va mai alle convention, non risponde
mai alle chiamate...
MOORE:
Qualcuno stava intervistando Ditko, e gli ha chiesto "ha mai
visto Watchmen?" e lui ha risposto "beh sì, ho
letto il libro", perché cè questo personaggio
chiamato Rorschach, e lui ha detto "oh sì, Rorschach,
è come Mr. A solo che è pazzo." [Ridiamo entrambi]
ROSS:
Fantastico... Lavora ancora, vero, disegna ancora? Dev'essere piuttosto
anziano?
MOORE:
La storia più triste che ho sentito
era l'anniversario
dei 30 anni o dei 25, uno dei grandi anniversari di Spiderman, e
Steve Ditko viveva alla YMCA... [associazione universitaria cattolica
che garantisce assistenza ai diseredati con ostelli, mense e simili.
Moore vuole esemplificare il fatto che Ditko non ha introiti dalla
creazione di uno dei personaggi di maggior successo nella storia
del fumetto, N.d.T.] [3]
ROSS: No...
MOORE:
Sai, praticamente viveva in una scatola di cartone.
ROSS: Eri un fan di Kirby? Penso che lo fossi quand'eri più
giovane.
MOORE:
Tutti lo erano....
ROSS: È lui che creò veramente il modello di riferimento,
l'aspetto visivo, l'atmosfera...?
MOORE:
Considerando che le gemme della Marvel erano prevalentemente sue...
Penso che il creatore e l'architetto delle gemme Marvel sia stato
lui, più che Stan Lee ...
[vai alla seconda parte]
NOTE a cura di Marcello Albano
[1]
Un momento di mitomania di Alan. Il fumetto dark è nato perché
lui odiava la Thatcher: a Frank Miller cosa gliene fregava? Eppure
stava facendo la stessa cosa! In più, l'idea "Vertigo"
è venuta ad Archie Goodwin, un bravo scrittore, molto più
vecchio di Alan, che aveva fatto fumetti dell'orrore ed era stato
responsabile del dilagare horror nei Marvel degli anni 70
e della linea Epic. [up]
[2]
Il "moly" non è la mandragora, ma l'aglio selvatico.
Dalla storia, notissima, di Ulisse deriva la storia dell'aglio contro
demoni, streghe e vampiri, presente in tutta Europa, nei Balcani
e nel bacino del Mediterraneo (anche in Marocco, ad esempio). E
dire che Alan è uno che conosce bene Crowley, di cui cito
il famoso distico: "My name is Aleister Crowley, the master
of magik unholy: of basil, nephente and MOLY". Aggiungo che
NON è quello che diceva Capitan Marvel, che pronunciava "talpina"
con l'accento di Brooklyn, cioè "moley", un modo
di dire tuttora usato (anche nei Simpson, è una delle frasi
preferite di Ned Flanders). [up]
[3]
La storia di Ditko alla YMCA l'ho sentita dieci
anni fa: è una leggenda metropolitana, Alan dovrebbe saperlo.
Come lo so? L'ha detto Ditko in persona a Francesco Meo, editor
Marvel Italia, sette anni fa, negli uffici della Valiant. La storia
è semplice: Ditko pur di non andare ai festeggiamenti, si
rifugiò nel dormitorio della YMCA. Tutto qui.
Mai
sentito parlare di Ayn Rand? È lautrice del libro Atlas
Shrugged che illustra la superiorità del capitalismo americano.
È stato reso obbligatorio nelle scuole americane durante
la propaganda anticomunista degli anni 50, e continua ad esserlo
tuttora. Cosa centra Ditko? Ditko è un discepolo
della Rand, di più, un integralista: ai festeggiamenti non
ci pensa neanche! [up]
[vai
alla seconda parte]
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