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Vedi LdSG come una serie che prevede un seguito?
Si,
la seconda serie è tutto "Mars Attack". Il primo
numero Kevin [O'Neill] l'ha già finito.
Tutto avviene su Marte. L'intero primo numero si svolge su Marte.
Inizia con una inquadratura ravvicinata di un tappeto, e poi ci
si muove indietro. Quindi ti accorgi che c'è qualcuno in
piedi sul tappeto. Poi capisci che il tappeto non si trova sul pavimento,
ma è sospeso in aria. Quindi realizzi che sta svolazzando
sopra un canyon, dove vi sono bufere di sabbia. E c'è questa
figura sopra un tappeto volante che percorre un canyon con due lune
[sullo sfondo]. Questo è Gulliver Jones, guerriero di Marte,
che nelle storie originali è arrivato sul pianeta con un
tappeto volante. E quindi lo vedi incontrare... beh, sarebbe John
Carter, ma questo personaggio è ancora sotto copyright, quindi
non useranno molto i loro rispettivi nomi.
Conosco parecchie storie marziane. Penso vedrete John Carter di
Marte, vedrete Gulliver Jones, vedrete le storie marziane scritte
da Michael Moorcock. Ne ho eliminato una ambientata su Marte dopo
il 1898. Perché quella è ancora nel futuro. Vi ho
inserito la razza di CS Lewis, i Thorns. Dovrebbero essersi trovati
su Marte in quel momento, se li si considera reali. Quindi ho [usato]
CS Lewis, Wells, Gulliver Jones e Michael Moorcock.
Marte
è proprio la Parigi di quel periodo. Chiunque fosse "qualcuno"
si trova lì.
Giusto.
Ho ipotizzato che tutte queste razze possano essere esistite. I
marziani di H. G. Wells, quelli non sono di Marte. Sono originari
di qualche altra galassia. E tentarono di conquistare Marte ma furono
respinti dall'unione dei gruppi della resistenza marziana. E fu
allora che vennero sulla Terra. E' spiegato nella sezione finale,
dove ci sono le storie di solo testo. Io non volevo fare un'altra
storia "pulp" di solo testo. L'idea mi ha stancato. Quel
che ho deciso è che, nell'intera parte finale del fascicolo,
almeno nel primo numero, si spiega il mondo, continente per continente,
e diciamo estensivamente, attraverso gli "archivi" di
questa porzione dei servizi segreti britannici che è la Lega
dei Straordinari Gentiluomini. Risale sino al XVII secolo. Quando
parla del XVII secolo, c'è (cita) un gruppo di agenti conosciuti
solo come "gli uomini di Prospero". Erano condotti da
questo Duca di Omnium, che apparentemente era uno stregone benevolo,
e tra le persone del gruppo è presente Christian da "A
Pilgrim's Progress" ["il Pellegrinaggio del Cristiano"
o "Il viaggio del pellegrino" (1678), di John Bunyam].
Abbiamo raccolto testi dalle annotazioni di tutte queste persone,
da tutti i loro rapporti sui posti ove sono stati. Abbiamo compilato
un almanacco, il mondo fittizio, quello che non esiste, ed è
piuttosto esaustivo. E' una Inghilterra dove esiste una Vacaville
Hall, ci sono numerose rovine del periodo di re Artù, che
era un periodo storico reale. E ho scritto questa descrizione piuttosto
commovente dello stato di degrado della tomba di Sir Lancillotto.
Poi attraversiamo la Francia e l'Europa. E l'America, l'Africa,
l'Asia. E le regioni polari. E sto cercando di trovare in tutti
questi libri di riferimento ulteriori regioni immaginarie, cercando
di decidere dove si trovano alcune di loro. Voglio inserire anche
un riferimento a Conan.
Sembra
che tu ti sia divertito parecchio con questo lavoro.
Deliziosamente,
sì.
A
che punto sei arrivato con le sceneggiature?
Sto
scrivendo molte testate, e quindi non sono molto avanti con nessuna.
Sto lavorando al secondo episodio. Ho appena finito il primo numero
... siamo entrambi circa al metà del secondo. [Il disegnatore]
Kevin [O'Neill] si è preso una meritata vacanza al momento,
e probabilmente appena sarà tornato gli darò delle
altre pagine.
Parlaci della ideazione di "Top Ten" [una storia stile
NYPD, nota serie televisiva crudamente realistica, riguardante una
stazione di poliziotti supereroi in un mondo ove chiunque possiede
poteri sovrannaturali].
Ricordo
quando ero ragazzino, nei primi anni '60. E Batman aveva un computer.
Inseriva informazioni e riceveva delle schede perforate. Mr. Fantastic,
"l'Agente dell'Uncle" [serie televisiva di spionaggio],
tutti questi supereroi avevano dei computer. Facevano parte delle
loro supercapacità. Adesso chiunque ha un computer. E presto
tutti voleremo, se dobbiamo credere alle previsioni. In confronto
alle condizioni del 1960, ora siamo tutti dei supereroi, e tuttora
non possiamo risolvere i nostri problemi. Abbiamo ancora delle catastrofi,
anche se possiamo generare più energia di calcolo di quanta
persino Isaac Asimov abbia mai immaginato. Questo è il fascino
di Top 10. E' una fantastica città piena di gente incredibile,
con l'atmosfera di una moderna metropoli. Ero un appassionato di
"Homicide" [altra serie televisiva poliziesca, N.d.T.]
e di NYPD. E ragionavo riguardo ai [fumetti sui] gruppi di supereroi,
sul perché non funzionano. Mentre Steven Bocho [l'autore
di NYPD, N.d.T.] sembra capace di gestire molto bene gruppi numerosi
di personaggi. E così ci ragionavo sopra. Perché non
funzionano i gruppi? "Hill Street" [altra serie tv poliziesca,
sempre di Bocho, N.d.T.] funziona. Come sarebbe se potessi avere
una serie su dei poliziotti supereroi? - a quel punto si accese
la lampadina. Potrebbe essere davvero divertente e potresti parlare
di roba di cui non puoi parlare negli albi di supereroi. Come i
pregiudizi sui robot. Joe Pi [un robot poliziotto] - sono molto
contento di lui. E divertente giocare sulle tipologie. Nella serie
successiva, se ci sarà, si sposteranno a Tin Town. Tutti
i robot hanno delle ruote dentate attorno al collo. E c'è
Malcolm Ten, un robot che ha le proprie idee su come vengono trattate
le macchine, e che dice a Joe Pie: "Non stai tradendo i tuoi
fratelli?".
Quali
sono gli ostacoli alla produzione ulteriore di Top Ten?
Ecco,
la Wildstorm di Jim Lee è stata comprata dalla DC. E' sempre
precaria. Io non lavoro con le briglie, ovviamente io sono un articolo
di valore nel mondo del fumetto. Se inizio a sentirmi schiacciato,
io mi sollevo sputando sangue nero e con serpenti che mi escono
dalla bocca. Io sono potenzialmente esplosivo. Non mi fido di loro.
In qualunque momento qualcosa può accadere e ferirmi abbastanza
da farmi mollare tutto. Io non voglio farlo all'infinito. Ma altri
12 numeri di Top 10? Non puoi impedire ai pensieri ed alle idee
di formarsi. Voglio trovare un modo di farli uscire dalla mia testa.
E
riguardo all'altro tuo fumetto supereroistico, Tom Strong?
Volevo
fare qualcosa di delicato. E' una scrittura rilassata. Qualcosa
riguardante la semplicità, che sembra essere ciò che
la gente gradisce. Sorprendentemente continuo a ricevere lettere
che chiedono di inserire un matrimonio interrazziale. Non ci sono
molte coppie miste nel fumetto. Sin dal 1939, tranne negli X-Men,
ma li c'era dell'ambiguità, non si è mai verificato.
Che vergogna. Quanto è arretrato questo mezzo espressivo.
Quindi
l'altro titolo che sembra essere molto vicino al tuo cuore è
Promethea [che esplora il fascino che su Moore stesso ha la magia
ed il territorio dove le idee ed i miti prendono forma].
Sì,
è una declamazione magica finemente celata che è finita
con l'assomigliare un po' ad un albo a fumetti. Mi diverte davvero
molto.
Perché
sei tornato ai supereroi?
Sono
stato lontano dal fumetto delle maggiori case editrici per un po'
di tempo. Senza aver idea di come fossero i lettori. E le persone
alla Image Comics erano molto entusiaste che io lavorassi per loro.
E poiché avevo già detto che non avrei lavorato per
la DC e la Marvel... Ci sono delle persone molto in gamba, come
Jim Valentino [Shadowlink Inc.], Jim Lee [ImageComics]... Sostanzialmente
quel che dissero [fu]: "Vorresti fare qualche fumetto per noi?".
Io dissi sì, giusto per vedere se ne ero capace. Detti uno
sguardo ad alcuni di quei fumetti. Pensai "non c'è una
storia. Non c'è un personaggio. Sono stato lontano per cinque
anni, ed i fumetti si sono mutati in qualche bizzarro ibrido mutante
supersteroideo con cui non ho alcuna familiarità". E
sembra che tutti i disegnatori richiedano sempre grandi vignette
a piena pagina ogni due o tre pagine così da poter esibire
la loro abilità. Ecco... quindi trascorsi un lungo periodo
cercando di tirare fuori quello che i lettori volevano, quello che
quel nuovo pubblico voleva, ciò che gli sarebbe piaciuto.
Il che era totalmente stupido. Voglio dire, in qualche modo devo
aver riversato la mia arroganza nel luogo sbagliato. Perché
in effetti il mio lavoro non è capire quel che loro vogliono.
Il mio lavoro è dir loro cosa vogliono. E quando me ne sono
ricordato, l'ho percepito capisci, ho creato "1963", con
cui mi sono divertito molto. Ma non era molto serio, rivoluzionario.
Poi mi sono spostato sul materiale di "Supreme". Era divertente.
Io
ho sempre definito la magia come una arte oscura, che manipola la
realtà. E tu hai introdotto il concetto della magia come
una sorta di un regno delle idee, dove le idee sono vive e gli dei
sono reali.
Nella
magia c'è una parte oscura, ma c'è molta più
radiazione, più luce. E riguarda semplicemente il mondo delle
idee.
Cosa
ha acceso il tuo interesse nella magia?
Quel
che mi ha fatto interessare alla magia è stato una vignetta
da "From Hell" in cui William Gull stava dicendo qualcosa
riguardante il fatto che la mente umana è un luogo dove tutti
gli dei ed i mostri della mitologia umana sono indiscutibilmente
reali, in tutta la loro epicità e mostruosità. E dopo
averlo scritto ho pensato "oh merda, è vero. In base
a questo ora dovrò rielaborare la mia intera esistenza".
Non c'è modo di smentirlo. Ho pensato di stare scrivendo
uno stupendo dialogo per un cattivo della letteratura gotica. Gli
dei ed i mostri esistono senza ombra di dubbio e sono reali. Perché
se non esistono, come mai tante persone sono morte per loro, e tante
cose che hanno cambiato la storia sono state fatte in nome di questi
dei che non esistono? Se non esistono come hanno ucciso così
tanti di noi in loro nome? In quel momento stavo per compiere 40
anni. Ho pensato, "beh, potrei avere una crisi di mezza età,
ed annoierei a morte tutti continuando a pensarci, a cosa è
dovuto, cosa significa? Oppure potrei andare fuori di testa in modo
spettacolare, il che almeno sarebbe molto più divertente
per chi mi sta attorno. E più preoccupante. E mi andava bene.
Perché stavo terminando i modi di far preoccupare le persone.
Avresti dovuto vedere le loro facce quando dissi "diventerò
un mago". Metà di loro erano spaventati, pensavano fossi
impazzito, e l'altra metà era spaventata pensando che non
lo fossi.
Mi sembra che in prevalenza la scienza non accetti che ci sia qualcosa
che effettivamente succede nelle nostre menti e voglia basare tutto
su elaborate prove di laboratorio. Ma la mente è l'unica
cosa di cui abbiamo una esperienza diretta. Non percepiamo il mondo
in via diretta. Percepiamo le nostre percezioni. Elaboriamo questi
puzzle fatti di luce sulla nostra retina, di onde sonore nei nostri
timpani, le superfici sui nostri polpastrelli. Ed istante dopo istante
componiamo tutto questo su un grande schermo che è la realtà.
Questo è ciò che vediamo. Se abbiamo un difetto in
uno qualunque dei nostri sistemi percettivi ciò diventerà
parte della nostra realtà. Penso che la magia fosse un tentativo
di capire se il mio rapporto con la realtà potesse evolvere
verso territori differenti.

Da sin.: Jennifer Granick, Alan Moore e Brad Stone
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