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Passato & Futuro

Intervista ad
ALAN MOORE

di Brad Stone - con la collaborazione di Jennifer Granick (2^ parte)

Trad.: Daniele Tomasi & Smoky Man

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

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Vedi LdSG come una serie che prevede un seguito?

Si, la seconda serie è tutto "Mars Attack". Il primo numero Kevin [O'Neill] l'ha già finito.
Tutto avviene su Marte. L'intero primo numero si svolge su Marte. Inizia con una inquadratura ravvicinata di un tappeto, e poi ci si muove indietro. Quindi ti accorgi che c'è qualcuno in piedi sul tappeto. Poi capisci che il tappeto non si trova sul pavimento, ma è sospeso in aria. Quindi realizzi che sta svolazzando sopra un canyon, dove vi sono bufere di sabbia. E c'è questa figura sopra un tappeto volante che percorre un canyon con due lune [sullo sfondo]. Questo è Gulliver Jones, guerriero di Marte, che nelle storie originali è arrivato sul pianeta con un tappeto volante. E quindi lo vedi incontrare... beh, sarebbe John Carter, ma questo personaggio è ancora sotto copyright, quindi non useranno molto i loro rispettivi nomi.
Conosco parecchie storie marziane. Penso vedrete John Carter di Marte, vedrete Gulliver Jones, vedrete le storie marziane scritte da Michael Moorcock. Ne ho eliminato una ambientata su Marte dopo il 1898. Perché quella è ancora nel futuro. Vi ho inserito la razza di CS Lewis, i Thorns. Dovrebbero essersi trovati su Marte in quel momento, se li si considera reali. Quindi ho [usato] CS Lewis, Wells, Gulliver Jones e Michael Moorcock.

Marte è proprio la Parigi di quel periodo. Chiunque fosse "qualcuno" si trova lì.

Giusto. Ho ipotizzato che tutte queste razze possano essere esistite. I marziani di H. G. Wells, quelli non sono di Marte. Sono originari di qualche altra galassia. E tentarono di conquistare Marte ma furono respinti dall'unione dei gruppi della resistenza marziana. E fu allora che vennero sulla Terra. E' spiegato nella sezione finale, dove ci sono le storie di solo testo. Io non volevo fare un'altra storia "pulp" di solo testo. L'idea mi ha stancato. Quel che ho deciso è che, nell'intera parte finale del fascicolo, almeno nel primo numero, si spiega il mondo, continente per continente, e diciamo estensivamente, attraverso gli "archivi" di questa porzione dei servizi segreti britannici che è la Lega dei Straordinari Gentiluomini. Risale sino al XVII secolo. Quando parla del XVII secolo, c'è (cita) un gruppo di agenti conosciuti solo come "gli uomini di Prospero". Erano condotti da questo Duca di Omnium, che apparentemente era uno stregone benevolo, e tra le persone del gruppo è presente Christian da "A Pilgrim's Progress" ["il Pellegrinaggio del Cristiano" o "Il viaggio del pellegrino" (1678), di John Bunyam]. Abbiamo raccolto testi dalle annotazioni di tutte queste persone, da tutti i loro rapporti sui posti ove sono stati. Abbiamo compilato un almanacco, il mondo fittizio, quello che non esiste, ed è piuttosto esaustivo. E' una Inghilterra dove esiste una Vacaville Hall, ci sono numerose rovine del periodo di re Artù, che era un periodo storico reale. E ho scritto questa descrizione piuttosto commovente dello stato di degrado della tomba di Sir Lancillotto. Poi attraversiamo la Francia e l'Europa. E l'America, l'Africa, l'Asia. E le regioni polari. E sto cercando di trovare in tutti questi libri di riferimento ulteriori regioni immaginarie, cercando di decidere dove si trovano alcune di loro. Voglio inserire anche un riferimento a Conan.

Sembra che tu ti sia divertito parecchio con questo lavoro.

Deliziosamente, sì.

A che punto sei arrivato con le sceneggiature?

Sto scrivendo molte testate, e quindi non sono molto avanti con nessuna. Sto lavorando al secondo episodio. Ho appena finito il primo numero ... siamo entrambi circa al metà del secondo. [Il disegnatore] Kevin [O'Neill] si è preso una meritata vacanza al momento, e probabilmente appena sarà tornato gli darò delle altre pagine.

Parlaci della ideazione di "Top Ten" [una storia stile NYPD, nota serie televisiva crudamente realistica, riguardante una stazione di poliziotti supereroi in un mondo ove chiunque possiede poteri sovrannaturali].

Ricordo quando ero ragazzino, nei primi anni '60. E Batman aveva un computer. Inseriva informazioni e riceveva delle schede perforate. Mr. Fantastic, "l'Agente dell'Uncle" [serie televisiva di spionaggio], tutti questi supereroi avevano dei computer. Facevano parte delle loro supercapacità. Adesso chiunque ha un computer. E presto tutti voleremo, se dobbiamo credere alle previsioni. In confronto alle condizioni del 1960, ora siamo tutti dei supereroi, e tuttora non possiamo risolvere i nostri problemi. Abbiamo ancora delle catastrofi, anche se possiamo generare più energia di calcolo di quanta persino Isaac Asimov abbia mai immaginato. Questo è il fascino di Top 10. E' una fantastica città piena di gente incredibile, con l'atmosfera di una moderna metropoli. Ero un appassionato di "Homicide" [altra serie televisiva poliziesca, N.d.T.] e di NYPD. E ragionavo riguardo ai [fumetti sui] gruppi di supereroi, sul perché non funzionano. Mentre Steven Bocho [l'autore di NYPD, N.d.T.] sembra capace di gestire molto bene gruppi numerosi di personaggi. E così ci ragionavo sopra. Perché non funzionano i gruppi? "Hill Street" [altra serie tv poliziesca, sempre di Bocho, N.d.T.] funziona. Come sarebbe se potessi avere una serie su dei poliziotti supereroi? - a quel punto si accese la lampadina. Potrebbe essere davvero divertente e potresti parlare di roba di cui non puoi parlare negli albi di supereroi. Come i pregiudizi sui robot. Joe Pi [un robot poliziotto] - sono molto contento di lui. E divertente giocare sulle tipologie. Nella serie successiva, se ci sarà, si sposteranno a Tin Town. Tutti i robot hanno delle ruote dentate attorno al collo. E c'è Malcolm Ten, un robot che ha le proprie idee su come vengono trattate le macchine, e che dice a Joe Pie: "Non stai tradendo i tuoi fratelli?".

Quali sono gli ostacoli alla produzione ulteriore di Top Ten?

Ecco, la Wildstorm di Jim Lee è stata comprata dalla DC. E' sempre precaria. Io non lavoro con le briglie, ovviamente io sono un articolo di valore nel mondo del fumetto. Se inizio a sentirmi schiacciato, io mi sollevo sputando sangue nero e con serpenti che mi escono dalla bocca. Io sono potenzialmente esplosivo. Non mi fido di loro. In qualunque momento qualcosa può accadere e ferirmi abbastanza da farmi mollare tutto. Io non voglio farlo all'infinito. Ma altri 12 numeri di Top 10? Non puoi impedire ai pensieri ed alle idee di formarsi. Voglio trovare un modo di farli uscire dalla mia testa.

E riguardo all'altro tuo fumetto supereroistico, Tom Strong?

Volevo fare qualcosa di delicato. E' una scrittura rilassata. Qualcosa riguardante la semplicità, che sembra essere ciò che la gente gradisce. Sorprendentemente continuo a ricevere lettere che chiedono di inserire un matrimonio interrazziale. Non ci sono molte coppie miste nel fumetto. Sin dal 1939, tranne negli X-Men, ma li c'era dell'ambiguità, non si è mai verificato. Che vergogna. Quanto è arretrato questo mezzo espressivo.

Quindi l'altro titolo che sembra essere molto vicino al tuo cuore è Promethea [che esplora il fascino che su Moore stesso ha la magia ed il territorio dove le idee ed i miti prendono forma].

Sì, è una declamazione magica finemente celata che è finita con l'assomigliare un po' ad un albo a fumetti. Mi diverte davvero molto.

Perché sei tornato ai supereroi?

Sono stato lontano dal fumetto delle maggiori case editrici per un po' di tempo. Senza aver idea di come fossero i lettori. E le persone alla Image Comics erano molto entusiaste che io lavorassi per loro. E poiché avevo già detto che non avrei lavorato per la DC e la Marvel... Ci sono delle persone molto in gamba, come Jim Valentino [Shadowlink Inc.], Jim Lee [ImageComics]... Sostanzialmente quel che dissero [fu]: "Vorresti fare qualche fumetto per noi?". Io dissi sì, giusto per vedere se ne ero capace. Detti uno sguardo ad alcuni di quei fumetti. Pensai "non c'è una storia. Non c'è un personaggio. Sono stato lontano per cinque anni, ed i fumetti si sono mutati in qualche bizzarro ibrido mutante supersteroideo con cui non ho alcuna familiarità". E sembra che tutti i disegnatori richiedano sempre grandi vignette a piena pagina ogni due o tre pagine così da poter esibire la loro abilità. Ecco... quindi trascorsi un lungo periodo cercando di tirare fuori quello che i lettori volevano, quello che quel nuovo pubblico voleva, ciò che gli sarebbe piaciuto. Il che era totalmente stupido. Voglio dire, in qualche modo devo aver riversato la mia arroganza nel luogo sbagliato. Perché in effetti il mio lavoro non è capire quel che loro vogliono. Il mio lavoro è dir loro cosa vogliono. E quando me ne sono ricordato, l'ho percepito capisci, ho creato "1963", con cui mi sono divertito molto. Ma non era molto serio, rivoluzionario. Poi mi sono spostato sul materiale di "Supreme". Era divertente.

Io ho sempre definito la magia come una arte oscura, che manipola la realtà. E tu hai introdotto il concetto della magia come una sorta di un regno delle idee, dove le idee sono vive e gli dei sono reali.

Nella magia c'è una parte oscura, ma c'è molta più radiazione, più luce. E riguarda semplicemente il mondo delle idee.

Cosa ha acceso il tuo interesse nella magia?

Quel che mi ha fatto interessare alla magia è stato una vignetta da "From Hell" in cui William Gull stava dicendo qualcosa riguardante il fatto che la mente umana è un luogo dove tutti gli dei ed i mostri della mitologia umana sono indiscutibilmente reali, in tutta la loro epicità e mostruosità. E dopo averlo scritto ho pensato "oh merda, è vero. In base a questo ora dovrò rielaborare la mia intera esistenza". Non c'è modo di smentirlo. Ho pensato di stare scrivendo uno stupendo dialogo per un cattivo della letteratura gotica. Gli dei ed i mostri esistono senza ombra di dubbio e sono reali. Perché se non esistono, come mai tante persone sono morte per loro, e tante cose che hanno cambiato la storia sono state fatte in nome di questi dei che non esistono? Se non esistono come hanno ucciso così tanti di noi in loro nome? In quel momento stavo per compiere 40 anni. Ho pensato, "beh, potrei avere una crisi di mezza età, ed annoierei a morte tutti continuando a pensarci, a cosa è dovuto, cosa significa? Oppure potrei andare fuori di testa in modo spettacolare, il che almeno sarebbe molto più divertente per chi mi sta attorno. E più preoccupante. E mi andava bene. Perché stavo terminando i modi di far preoccupare le persone. Avresti dovuto vedere le loro facce quando dissi "diventerò un mago". Metà di loro erano spaventati, pensavano fossi impazzito, e l'altra metà era spaventata pensando che non lo fossi.
Mi sembra che in prevalenza la scienza non accetti che ci sia qualcosa che effettivamente succede nelle nostre menti e voglia basare tutto su elaborate prove di laboratorio. Ma la mente è l'unica cosa di cui abbiamo una esperienza diretta. Non percepiamo il mondo in via diretta. Percepiamo le nostre percezioni. Elaboriamo questi puzzle fatti di luce sulla nostra retina, di onde sonore nei nostri timpani, le superfici sui nostri polpastrelli. Ed istante dopo istante componiamo tutto questo su un grande schermo che è la realtà. Questo è ciò che vediamo. Se abbiamo un difetto in uno qualunque dei nostri sistemi percettivi ciò diventerà parte della nostra realtà. Penso che la magia fosse un tentativo di capire se il mio rapporto con la realtà potesse evolvere verso territori differenti.


Da sin.: Jennifer Granick, Alan Moore e Brad Stone

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[gennaio 2002]


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