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Passato & Futuro

Intervista ad
ALAN MOORE

di Brad Stone - con la collaborazione di Jennifer Granick (1^ parte)

Trad.: Daniele Tomasi & Smoky Man

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Quest'intervista è originariamente apparsa su Comicbook Resources a fine ottobre 2001, ed è stata condotta poco prima dell'uscita del film su From Hell nei cinema americani. Pubblicata su Ultrazine con l'autorizzazione dell'autore.

Perché hai scelto di entrare nel mondo dei comics e di diventare uno scrittore di fumetti?

Stavo morendo di fame.
I fumetti mi sono sempre piaciuti. Sin da quando avevo 6 o 7 anni. Ho scoperto i fumetti americani all'età di 7 anni. Più tardi sono arrivato ad apprezzare il fumetto come forma artistica, e mi sono reso conto che sebbene con gloriose eccezioni come Will Eisner e Harvey Kurtzman, era un campo ancora largamente inesplorato. Le opere migliori erano ancora di là da venire.
E stavo lavorando per un subappaltatore della compagnia del gas. Un meschino lavoro d'ufficio. Era la fine degli anni '70. Sono passato per un serie di lavori veramente miserabili dopo il mio precipitoso allontanamento dal ginnasio in cui stavo.

Perché sei stato espulso?

Spacciavo acido.
Erano gli anni '60. Avevo 17 anni. Spacciarlo a scuola era molto meglio del piano A, che era gettarlo nel serbatoio dell'acqua. Avrebbero dovuto tenerlo in considerazione. Invece il direttore non condivise per nulla il mio divertimento per l'accaduto. E non solo mi espulse da scuola, ma contattò tutti gli altri licei, università e scuole d'arte, e scrisse loro che ero stato un orrendo cancro per la morale di tutti i suoi allievi, e che non mi avrebbero dovuto ammettere.
E poi, naturalmente, quando ho iniziato a cercare lavoro, mi chiedevano le referenze scolastiche. Lui voleva essere sicuro, sin da quando avevo 17 anni, che non avrei mai fatto nulla per il resto della mia vita. Un po' troppo duro per un diciassettenne.
Okay, quindi ero un diciassettenne sociopatico.

Il direttore dov'è ora? E' riuscito a vedere il tuo successo?

Si è impiccato. Qualche mese dopo. Non ho nulla a che fare con questo.
Ma sì, quello fu il punto di non ritorno, la fine della mia carriera scolastica che non mi lasciò con molte possibilità di scelta. I soli lavori che potessi ottenere erano lavori che chiunque avrebbe potuto avere, anche con una fedina penale sporca. Sai, chiamate di lavoro nei cantieri o addetto alle pulizie negli hotel. E poi una posizione precaria in lavori d'ufficio, che erano pagati poco ma almeno erano al coperto.
E poi verso i 24 anni mi sono sposato. E pensavo... beh, nella vita ho sempre voluto fare qualcosa di creativo, come scrivere. E se non lo faccio ora, mi ritroverò semplicemente a fare questi lavori miserabili a 50 anni, con un sacco di rimpianti. E questo mi ha terrorizzato. Perciò ho deciso che avrei lasciato il lavoro e cercato di fare un vero tentativo come artista.
Appena lascio il lavoro, mia moglie mi annuncia che il risultato del test di gravidanza è positivo e che aspettiamo un bambino. A quel punto avevo una decisione da prendere: mollare un lavoro sicuro e mettermi in una terribile situazione d'instabilità con un bambino in arrivo. D'altra parte sapevo che una volta che il bimbo fosse arrivato e mi avesse guardato con i suoi occhioni affamati non avrei mai avuto il coraggio di lasciare il lavoro. Così mi offrirono di riprendermi a lavoro, ma dissi no e me ne andai.
Passai circa un anno all'amorevole mercé del sistema d'assistenza sociale britannico. E poi finalmente riuscii ad ottenere un lavoro facendo una striscia settimanale a mezza pagina su un giornale inglese. Stavo lavorando come disegnatore e avevo dei dubbi sulla mia adeguatezza come artista. Stavo facendo una piccola striscia umoristica su uno dei giornali locali a Northampton. Questo mi faceva guadagnare 2 sterline in più alla settimana rispetto a quanto prendevo dall'assistenza sociale. Era una buona scusa per fare di me stesso un uomo onesto.
E lentamente capii che non ero un granché come disegnatore e che non avrei potuto disegnare abbastanza in fretta da viverci. Ma avevo raggiunto un certa padronanza nel raccontare una storia per immagini. Perciò mi misi in contatto con un amico, Steve Moore, nessun legame di parentela tra noi, che era scrittore di fumetti dall'età di 16 o 17 anni. Gli chiesi di spiegarmi come redigere un soggetto base, come sistemarlo. E mandai un paio di scritti alla Marvel inglese, alla rivista 2000 A.D. magazine. Tutto iniziò da lì e più o meno va ancora avanti.

Che cosa pensi oggi dei tuoi primi lavori: V for Vendetta, Swamp Thing, Watchmen? Ti piace rileggerli di tanto in tanto?

Sono molto orgoglioso di quei lavori. Ero molto più giovane. Almeno ho detto cose in cui credevo. Perciò ne sono orgoglioso.
V for Vendetta è uno dei primi lavori con David Lloyd, è dove ho iniziato a capire parecchio su come raccontare una storia. Era molto essenziale. David insistette per non usare alcun baloon di pensiero né effetti sonori. La cosa sul momento mi sembrò un'imposizione, ma una volta che iniziammo a fare in quel modo, pensai che rendesse la storia più naturalistica, più credibile.
In Swamp Thing ci sono dei numeri che sono migliori di altri. Ma ce ne sono alcuni che sono davvero buoni.

Dopo Watchmen e Miracleman dicesti di aver portato il genere supereroistico ai suoi limiti.

Ho detto un sacco di cose strane. Dopo Watchmen penso di aver detto che non sentivo più il genere supereroistico come il modo migliore per raccontare storie di un certo spessore. Che se avessi voluto fare una storia sull'ambiente sarebbe stata migliore senza la presenza di un mostro della palude, se avessi voluto fare una storia sulla politica sarebbe stato meglio non avere a che fare con un gruppo di supereroi.
Credo che l'icona del supereroe abbia ancora una considerevole forza. Ha trasformato la mia giovinezza. E' un talismano dell'immaginazione. [I supereroi] sono stati un modo potente di aprire stanze nella mia immaginazione quando ero bambino. Sono stati molto, molto importanti per me. E il fatto che tu possa usarli per raccontare storie allegoriche o di qualunque tipo non significa che tu debba farlo.
"Batman: The Killing Joke", che ancora vende e che, per opinione comune, fu la principale fonte di ispirazione per il primo film di Batman, per quello che può valere, è un albo terribile. Voglio dire... non significa nulla! Parla di Batman e del Joker, e dice che si, psicologicamente Batman e il Joker sono due facce delle stessa medaglia. E allora? Lo sai già. Ma non incontrerai mai qualcuno anche solo lontanamente simile ad uno dei due. Non incontrerai mai qualcuno che è uscito di testa in quel modo.

Quali erano i supereroi che ti interessavano durante l'adolescenza?

Quasi tutti. Devi tenere a mente che a Northampton, Middle England, vivevo in una zona chiamata Boroughs. Era la zona più povera della città. Davvero degradata. Mi piaceva, ma era una sorta di squallido quartiere vittoriano. Non avevamo una stanza da bagno. Non avevamo un gabinetto interno. Avevamo l'elettricità, ed era più di quello che aveva mia nonna. Lei aveva il gas. Parlandone ora suona un po' dickensiano, è un mondo così diverso.
In quel contesto io leggevo i fumetti inglesi. Ma i fumetti inglesi parlavano di scolari discoli, parlavano di cose per me familiari. Per questo non mi interessavano molto. Ripensandoci adesso, capisco che gran mole di fantastici lavori contenessero. Ma avevo 7 anni, ed ero affascinato da Flash, Action Comics, Detective Comics. E non perché c'era un tizio che correva a super velocità. Non era questa la cosa importante. Erano a colori. Ed erano ambientati in America. E non era semplicemente l'America, ma l'America dei fumetti. Che pensavo fosse simile a quella reale.
Ricordi quelle panoramiche di città che Carmine Infantino disegnava su Flash negli anni '60? Ora so che non c'era nulla in America al tempo che assomigliasse a tutto quello. Era una specie di mondo fantascientifico, con quegli edifici altissimi... ed era a colori. Al contrario i fumetti inglesi al massimo avevano dei toni di rosso e rosa. Questo era il meglio che si potesse avere.

E questo ti ha portato a creare il mondo fantastico di Tom Strong, Promethea e Top Ten (tutti pubblicati da America's Best Comics, una sezione della D.C. Comics).

Fu mentre parlavo di Carmine Infantino che capii all'improvviso che nei primi fumetti di Flash, le meravigliose, grandiose piazze asettiche, quei palazzi altissimi che sembravano bicchieri da cocktail... quella non era la realtà. Era una visione di come l'America poteva o avrebbe potuto essere. Perciò ho deciso, quando stavo per iniziare la linea ABC, che avrei ambientato tutto in America ma visualizzata a modo mio, delineando un'America inesistente. Ma che fosse evocativa e intensa, tanto che la gente avrebbe voluto che fosse così. Perciò ecco Tom Strong e Millennium City, con tutte quelle funivie e quei ponti.

Che cosa ti ha ispirato nella realizzazione de "La Lega degli Straordinari Gentiluomini" (che fa incontrare personaggi letterari vittoriani come Allan Quaiterman, il Capitano Nemo e Mina Harker di Dracula)?

Penso sia divertente non poter citare personaggi che non facciano parte della letteratura vittoriana. Questo ha ridefinito il lavoro, quando l'ho capito è diventato un punto di partenza molto più gradevole. Ho immaginato "Dunque, quando Nina... e Mr. Hyde, nella Rue Morgue..." ed ho pensato "però, è divertente... puoi fare delle situazioni come questa, mischiare tutte queste cose...". Nel secondo numero ho inserito tutti i personaggi della letteratura pornografica del periodo. Si ritrovano nella stessa storia dei personaggi che non dovrebbero stare assieme. Non so perché ciò mi piaccia cosi tanto. E' come attraversare follemente questo quartiere letterario ed abbattere le staccionate che separano le storie dei diversi personaggi. E quindi puoi trovare il mostro di Frankenstein che si aggira nel mezzo di Piccole Donne. Se questo è quel che sogni.
La maggior parte dei personaggi è molto fedele all'originale. Di Allan Quatermain ho le storie originali. Lui è un vigliacco, uno sbruffone e con la tendenza all'abuso di droghe. Nemo è una sorta di fanatico Sikh. Questo tendi a dimenticarlo quando lo vedi interpretato da James Mason. O qualcuno simile. E ti dici "oh, certo, era un tizio occidentale". La verità su Nemo è che si tratta di un fanatico indiano Sikh, un genio scientifico che, comprensibilmente, odia gli inglesi. Si trattava di mettere insieme tutti questi personaggi, e pensai "sarebbe divertente metterli assieme come un gruppo di super-eroi. E poi ci serve una donna, ci dovrebbe essere qualche donna geniale nella vita di Sherlock Holmes. L'unica donna per cui abbia tempo." Ma era un po' in ombra. Allora pensai a Mina Harker. La ritroviamo cambiata dall'avventura con Dracula, ha divorziato da Jonathan ed è diventata una suffragetta. Ed inoltre indossa quella sciarpa...

Nella prima serie della LdSG ci sono alcune allusioni alla possibilità che lei sia un vampiro.

No, no, le cose stanno cosi. Lei e Quatermain si stanno chiaramente innamorando. Io voglio mostrare questa scena in cui lei per la prima volta si toglie la sciarpa. E non ha piccoli, netti segni di puntura. Sono come il morso di un vero pipistrello vampiro. I denti sono lame seghettate, non lame di rasoio. Segano... e sfregiano [A.M. simula con un gesto]. E' come se impugnassi due lame dritte. Loro aprono delle vaste ferite da cui possono cibarsi. Ed io o pensato che quando Mina si toglie la sciarpa, l'intera gola è di tessuto cicatrizzato. E' orribile. E lei si vergogna. E lei dice, all'incirca "non proprio le due piccole punture della mitologia popolare". Credo possa essere una scena molto potente. Ed erotica, in un modo particolare. Lei ha vissuto tutto questo, ecco perché ha lasciato Jonathan [Harker]. Perché Jonathan è cosi insipido, e voglio che lei dica, quando scopriremo perché è cosi traumatizzata: "A causa di ciò che quel demonio ti ha fatto?" [dirà Quatermain] e lei risponde "no, l'ho amato, e li ho aiutati ad ucciderlo". E questo è tutto ciò che lei dice a riguardo.

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[gennaio 2002]


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