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Quest’intervista è
tratta dalla rivista libro Due - Tenerezza e complessità
stampata da Phoenix E.P.C. nel gennaio 2000. Intervista raccolta
da Francesco Conversano e Nene Grignaffini. Traduzione
dal giapponese di Marta Fogato. Pubblicata su Ultrazine con
l’autorizzazione degli autori. Un ultra ringraziamento ad Igort.
Chi è HAYAO
MIYAZAKI? Hayao Miyazaki, nato nel 1941 ad Akebono nel distretto
Bunkyo di Tokyo, è uno degli artisti giapponesi più
noti e amati nel mondo. La sua fama è legata soprattutto
ai suoi magistrali lavori nel campo dell’animazione - serie televisive
e lungometraggi - tanto che spesso viene definito il "Walt
Disney giapponese". Tra le sue opere ricordiamo: le serie televisive
Heidi (Alps no Shojo Heidi), Conan il ragazzo
del futuro (Mirai Shonen Konan), L’investigatore Holmes
(Meitantei Homuzu) e i lungometraggi Nausicaä della
valle del vento (Kaze no Tani no Nausicaä), Laputa
il castello del cielo (Tenku no Shiro Rapyuta), Il
vicino Totoro (Tonari no Totoro), Porco Rosso
(Kurenai no Buta) e il recente La principessa Mononoke
(Mononoke Hime).
Per maggiori informazioni:
www.nausicaa.net
INTRODUZIONE DI
IGORT
Quando
incontrai Hayao Miyazaki, nel maggio del 1997, il mondo dell’animazione
in Giappone godeva di notevole fortuna. Cartoni animati dell’ultima
generazione come Evangelion stabilivano nuovi record di incassi.
I giovani autori, pur dichiarando di ispirarsi alle opere dei maestri
classici del cartoon — tra i quali lo stesso Miyazaki — di fatto
presentavano un universo narrativo ben più violento. In questo
scenario il lavoro Miyazaki rischiava di essere considerato dal
pubblico come qualcosa di irrimediabilmente legato al passato. Miyazaki
vantava un’esperienza di oltre trent’anni ed era stato l’artefice
di titoli passati alla storia dell’animazione giapponese. Nelle
sue storie la natura è osservata con uno sguardo ingenuo.
I misteri che nasconde sono pacifici, fonte di meraviglia più
che di spavento.
Da Nausicaa
a Laputa a Kiki a Totoro per poi arrivare a
Porco Rosso, in tutti i suoi titoli più noti Miyazaki
riesce a raccontare storie credibili, i cui i personaggi, quale
che sia la loro stazze, riescono a superare i limiti della forza
di gravità. La principessa Mononoke, che Miyazaki
stava ultimando altepoca dell’intervista, rappresenta una svolta.
Quando
arrivai a Higashi Koganei, alla periferia est di Tokyo, pioveva.
Mi aspettavo di trovare un imponente gruppo di edifici come quelli
degLi studios hollywoodiani e invece gli Studi Ghibli, la casa di
produzione di Miyazaki, altro non era che una palazzina a tre piani.
Lo spazio sembrava quasi disabitato, solo in un secondo momento
mi resi conto che c’erano molti animatori che lavoravano immersi
nel silenzio. Ci condussero in un ufficio dalle pareti interamente
ricoperte di libri. Su un grande tavoLo in legno erano ammucchiati
pupazzi in peluche di varia dimensione. C’era un maialone con il
casco in pelle da aviatore, era Porco Rosso, e altri pupazzi
di tutte le dimensioni. Quando comparve, in quell’uomo minuto e
dai capelLi bianchi cui si appannavano gli occhiali per il caldo,
feci fatica a riconoscere il gigante dell’animazione che tutti noi
disegnatori ammiravamo. Ci fu subito un equivoco, che lì
per lì non manco di creare una certa tensione: "leggerezza"
in giapponese ha una connotazione più negativa che in italiano,
e per la sbadataggine della traduttrice in pratica stavamo dando
a Miyazaki del superficiale. I lineamenti del maestro si indurirono.
Dico questo perché in Giappone, nonostante la cortesia, sembra
sempre che una certa dose di violenza sia li, pronta a esplodere
quando se ne presenti l’occasione.
Erano
i giorni di una scommessa cruciale per Miyazaki: dimostrare al pubblico
giapponese che la maniera di raccontare per la quale era diventato
celebre non si era appannata, anzi aveva saputo rinnovarsi. Si trattava
di dare un vero e proprio colpo di reni, di creare una visione nuova,
totalmente differente da quelli che erano stati i motivi del successo,
per esempio di Totoro.
Niente più
delicatezza o tenerezza. Il nuovo pubblico apprezzava un linguaggio
diretto, fatto di metallo, sangue, catastrofi nucleari e violenza.
Era possibile interessare questo pubblico con una storia del 1400?
Era possibiLe inserire la violenza nel mondo di Miyazaki senza tradirne
le premesse che lo avevano reso celebre e amato dalle generazioni
precedenti? Oggi sappiamo che La principessa Mononoke ha
vinto la sfida. È stato il film più visto della storia
del cinema giapponese. In tutte le categorie, superando anche i
film con attori in carne e ossa. Ma all’epoca su tutto questo gravava
un gigantesco punto interrogativo.
Incontro
con
HAYAO
MIYAZAKI
All’interno delle
sue opere, che importanza ha il fatto di volare o di restare sospesi
nell’aria?
Nel film a cui sto
lavorando ora (N.d.T.: si sta riferendo a Mononoke Hime uscito
in Giappone nell’ormai lontano 1997!) non si vola per niente...
(Miyazaki ride) ...eppure ho l’impressione che questo film diventerà
l’opera più importante di tutta la mia produzione. Perciò,
si vola solo quando è necessario.
Nelle
sue opere precedenti che importanza ha il fluttuare nell’aria?
Be’... sì,
ovviamente è un aspetto importante. Penso che rappresenti
per me una specie di liberazione. Liberarsi dalla forza di gravità
credo comporti anche una liberazione mentale.
La leggerezza,
per esempio il movimento delle penne e delle piume degli uccelli,
il "volare lieve come un uccello" se vogliamo dirlo con
le parole di Paul Valery, per lei, che significato ha?
Più che la
leggerezza a me preme riuscire a descrivere l’aria, cioè
l’esistenza di un qualcosa che non si può percepire con la
semplice vista.
Qual è
la sua definizione di "leggerezza"?
Con "leggerezza"
intendo l’essere sballottati. È per questo motivo che la
parola, almeno dal mio punto di vista, non ha una connotazione particolarmente
positiva.
In
Europa la leggerezza, le piume sono viste in modo positivo...
Per me la paroLa
"leggerezza" è insufficiente, da sola, a esprimere
tutto questo.
E allora, il senso
di liberazione a cui si riferiva prima?
In giapponese non
sempre la leggerezza corrisponde a una liberazione. Tutte le parole
non sono mai del tutto positive o del tutto negative e ciò
vale anche per concetti come il volare e la leggerezza.
Nelle sue opere
precedenti perché ha sempre fatto sì che i suoi personaggi
volassero?
In giapponese abbiamo
anche l’espressione "gli scemi e il fumo amano andare in alto".
E io, non essendo fumo... (Miyazaki ride). Per me il mondo non è
soltanto la terra, il luogo in cui vivono gli esseri umani. Nel
creare le mie opere ho voluto sfruttare tutti i mondi esistenti
e liberare gli esseri umani dalla forza di gravità è
stata una delle tecniche che ho adottato per raggiungere questo
scopo. Il film a cui sto lavorando ora è ambientato in Giappone
nel XV secolo, per cui non presenta scene di volo. Usando la magia
forse i miei personaggi sarebbero riusciti a volare ma non l’hanno
usata così... L’azione si sviluppa con la protagonista e
gli altri personaggi che girovagano nella foresta.
Le
riformulo la domanda di prima. Che significato ha la leggerezza
all’interno di un programma di difesa della natura?
Nel pensiero umano,
la leggerezza ha significato anche libertà. Con questa accezione,
vale la pena di diventare leggeri. Penso che se gli esseri umani
insisteranno a portare avanti il concetto di civiltà materialista
creata su questa terra, essi non arriveranno a vedere la nuova era.
La maggior parte
dei cartoni animati giapponesi presenta una forte componente di
violenza. Le sue opere invece presentano un’atmosfera sognante,
"soft". Sarà così anche per il futuro?
La mia prossima opera
(N.d.T.: vi riferisce sempre a Mononoke Hime) sarà
infarcita di violenza.
Davvero?
Si. Penso che il
mondo sia fatto di violenza e di gentilezza, e quando ne vale la
pena è bene saper esprimere anche entrambe la cose nella
stessa opera senza farsi troppi problemi.
Questa violenza
è fisica o mentale?
Quest’opera parla
di un’antica foresta del Giappone, degli antichi dei che la abitavano
(un gigantesco cinghiale e un enorme lupo) e della loro lotta contro
gli esseri umani. La lotta è tra la foresta e gli esseri
umani che vorrebbero appropriarsi di essa ad è una lotta
inevitabile. Prima di riflettere sul loro rapporto con la natura
e raggiungere la conclusione che dovrebbero rispettarla, gli uomini
la sfruttano totalmente. Si è verificato in passato e deve
essere ammesso oggi affinché gli uomini ritornino a dialogare
con la natura. Ho deciso di fare quest’ultimo film con questo intento.
Ecco perché le parti violente sono inevitabili: violenza
da parte degli esseri umani e violenza da parte della foresta.
Parliamo ora di
ricordi. Che importanza hanno nella sua vita e nelle sue opere?
Non do molta importanza
al passato. Ho dimenticato quasi tutto dalla mia infanzia. I miei
vent’anni sono stati orribili. Nello sforzo di cancellarli dalla
mia memoria ho finito per dimenticare quasi tutto.
(Miyazaki ride). Anche se me ne ricordassi, più che provare
nostalgia di quel periodo, ne risentirei l’amarezza e la sofferenza.
So che ci sono ricordi che non si devono dimenticare, ma io non
amo dare loro molto spazio. Non do nemmeno importanza ai miei oggetti
e alle mie foto, alle cose che ho disegnato. Sono un uomo senza
ricordi. Mi sono già dimenticato di ciò che ho fatto
e non guardo mai una mia creazione dopo averla terminata. (Miyazaki
ride).
Come determina gli
scenari dei suoi film?
Un tempo pensavo
che avrai dovuto ambientare la mia opera solo in Giappone ma dopo
averne create alcune sono arrivato alla conclusione che l’ambientazione
non era così importante, che le persone, gli esseri umani
vivevano ovunque e che avrai fatto meglio ad ambientare le mie storie
dove ritenevo fosse più necessario. E anche dal punto di
vista temporale, e cioè presente, passato e futuro non mi
sono parsi più così importanti. Un’opera fantastica
a cui sto lavorando ora è ambientata in Giappone nel XV secolo
ma la prossima opera vorrei che fosse legata all’oggi. Per andare
avanti qualche volta bisogna liberarsi del passato. (Miyazaki ride.)
Ho l’impressione
di non essere riuscito a soddisfare appieno la vostra curiosità.
Avrò risposto in modo adeguato alla vostre domande? Ho voluto
creare questo film senza scena di volo perché tutti ormai
continuavano a dire che mi piaceva far volare le cosa e per mettere
un freno a tutta le domanda che mi fanno sulla leggerezza. Ma a
metà del film mi era venuta una gran voglia di far volare
qualcuno o qualcosa... beh, alla fine ho visto che non era possibile
a mi sono arreso.
Allora, alla fin
fine le piace volare, eh?!
Sì, è
logico! Dal punto di vista degli esseri umani, il mondo è
piccolo. Dal punto di vista delle creature minuscole però
il mondo appare enorme. Gli uomini pensano che il mondo sia piccolo
ma in realtà questo mondo è molto grande, profondo,
vario, gigantesco. Per gli uomini un’altezza di 100 metri è
notevole eppure ci sono anche esseri viventi per cui 1 solo metro
è un’altezza impressionante. Queste creature condividono
il mondo. Quando ne avrò l’occasione mi piacerebbe riuscire
a mostrare questi mondi diversi. Per esempio, quando piove, una
goccia d’acqua è tutto o niente: vorrei riuscire a rendere
questa differenza di punti di vista in un nuovo film.

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