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Interview with Warren Ellis

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Lost in Strangehaven:
intervista a
GARY SPENCER MILLIDGE

ENGLISH VERSION

di Smoky Man

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Gary Spencer Millidge è tra i più apprezzati autori di comics indipendenti. Paladino dell'auto-produzione, ha creato nel 1995 Strangehaven, serie tuttora in corso, che si è saputa guadagnare un fedele seguito di lettori e l'attenzione della critica grazie all'equilibrato mix di realismo e surreale.
Maggiori informazioni sull'autore e la sua opera su www.millidge.com.

Quest'intervista è stata realizzata via e-mail nel periodo da giugno ai primi giorni di settembre 2002.

PER LEGGERE IL PREVIEW DI 16 PAGINE DI STRANGEHAVEN REMIX
CLICCA QUI O SULL'IMMAGINE SOTTO.

Potresti presentarti al pubblico italiano?

Naturalmente. Mi chiamo Gary Spencer Millidge, sono un autore inglese e auto-produco i fumetti che scrivo e disegno. Negli ultimi sette anni ho pubblicato Strangehaven, una serie rivolta ad un pubblico maturo di cui sono usciti finora 14 numeri e due raccolte. Il mio pubblico è sopratutto quello del mercato americano, ma vendo copie un po' in tutto il mondo. Strangehaven si è guadagnato una certa notorietà venendo nominato per diversi premi e grazie a delle recensioni positive.
Ho amato i fumetti durante tutta la mia vita e nella mia giovinezza ho realizzato diverse fanzine. Ho anche gestito un negozio di fumetti.

Che genere di fumetti e di autori ti hanno influenzato al punto di voler lavorare nel mondo del Fumetto?

Sono cresciuto con i tipici fumetti pubblicati in Inghilterra - uno strano miscuglio di ristampe di fumetti americani di supereroi e delle strisce umoristiche e d'avventura prodotte in loco - e questo penso mi abbia dato un'ampia visione del fumetto in generale. Era incredibile leggere Leo Baxendale e Ken Reid e allo stesso tempo Lee/Kirby e Lee/Ditko. Più tardi ho scoperto i comics americani a colori e sono stato preso dagli elementi da soap opera degli albi Marvel.
Al college ho scoperto Heavy Metal, cha al tempo stava ristampando il meglio del fumetto europeo - Moebius, Bilal, Zha/Claveaux, Caza - insieme alle cose di Richard Corben (più tardi, HM mi fece conoscere Boucq e Prado). Nello stesso periodo, Art Spiegelman iniziò a pubblicare Raw e queste due riviste mi hanno davvero aperto gli occhi sulle illimitate possibilità del medium fumettistico.
Poi negli anni '80 artisti come Bill Sienkiewicz e Dave McKean sono stati d'ispirazione per me, e lo stesso, ovviamente, vale per qualsiasi cosa scritta da Alan Moore. Big Numbers era come un sogno diventato realtà, che peccato che non sia durato. Poi naturalmente, iniziò ad imperversare il colorato carrozzone Fantagraphics. Heartbreak Soup di Gilbert Hernandez e successivamente Charles Burns, Peter Bagge, Dan Clowes, Chris Ware e Dave Cooper, tutti mi lasciarono di stucco.

La mia decisione di auto-produrre Strangehaven fu resa molto più semplice dagli articoli di Dave Sim nel suo superlativo Cerebus. Sim rimane la mia più grande ispirazione (dal punto di vista psicologico). Hepcats di Martin Wagner, e in Inghilterra, Kane di Paul Grist e il superbo Exit di Nabiel Kanan mi dimostrarono che il sogno dell'auto-produzione poteva essere raggiunto.

Hepcats … era davvero un bel fumetto, è un peccato che pochi lo ricordino … Hai detto che David Sim è stato l'autore che ti ha indicato la via per l'auto-produzione. Se ricordo bene il primo numero di Strangehaven uscì nel 1995. Quant'è stato duro auto-produrti? Quali sono i pro e i contro?

L'auto-produzione è un argomento vasto. Spesso chi vuole fare delle auto-produzioni mi fa delle domande, e per questo ho approntato uno spazio sul mio sito per aiutare queste persone. Sembra che da quando Dave Sim ha "abdicato" al suo ruolo di "padrino" dell'auto-produzione, la gente non abbia più un posto dove andare.
Naturalmente il più grande svantaggio dell'auto-produzione è che non ho uno stipendio fisso. Ho dovuto fare dei lavori part-time al di fuori dell'ambito fumettistico (come ad esempio fare l'insegnante) per potermi sostenere finanziariamente. Questo ha avuto l'effetto collaterale di frammentare la programmazione e di causare uscite irregolari e ritardatarie.
Ma il grande vantaggio è che faccio fumetti senza interferenze editoriali o dover ammiccare al mercato (che non è necessariamente una cosa buona). Scoprirai che la maggior parte dei fumetti auto-prodotti sono prodotti con delle giuste motivazioni, sono un lavoro fatto con il cuore e danno all'autore la possibilità di trovare la propria voce piuttosto che uniformarsi allo stile di una casa editrice. Penso che I fumetti auto-prodotti siano i più vari e onesti che si possano trovare nel mercato americano.
Personalmente è stata dura ma alla fine estremamente gratificante dal punto di vista creativo. Sono sempre più convinto, man mano che il tempo passa, che l'auto-produzione sia il modo migliore per il mio tipo di lavoro.

Parliamo di Strangehaven. Spesso leggo delle recensioni che fanno paragoni con Il Prigioniero e Twin Peaks. Forse è solo per via di una certa somiglianza nell'atmosfera… puoi presentarci questo tuo fumetto e dirci di cosa parla? Mi piacerebbe se potessi tratteggiare una breve descrizione dei personaggi principali… Io amo il personaggio di Adam, l'"alieno"…

Strangehaven è un paesino immaginario all'apparenza idilliaco che viene mostrato al lettore attraverso gli occhi del personaggio di Alex Hunter, un insegnante separato dalla moglie e in giro per vacanza nel remoto sud-ovest dell'Inghilterra. Dopo un incidente, all'inizio è costretto a stare nel paese ma più tardi rimane incantato dal posto e da una giovane donna, Janey Jones.

Il dottore e il poliziotto del luogo sono molto sospettosi verso questo nuovo arrivo e sembra che in questo paese non si vedano molti visitatori. Alex trova il resto degli abitanti molto amichevoli, ma ognuno sembra avere un qualche oscuro segreto o essere eccentrico all'eccesso. Il padre di Janey è il direttore della scuola ed anche il capo di una Confraternita simile alla Massoneria; Megaron è un mezzo-indio della giungla amazzonica e ha una strana amicizia con il fratello di Janey, Chippy.

Adam dice d'essere un alieno, bloccato sulla Terra, e di provenire dal pianeta Nimoi, e… qualcuno gli crede.
Ethel, la fioraia, parla con i fiori e loro le rispondono.
Doreen è una pittrice e ha poteri telepatici e c'è l'attraente negoziante Peter che gioca d'azzardo, beve molto ed è infedele, specie con Suzie, l'amica cinese di Janey.

Oh, e c'è il corpo in decomposizione di una giovane donna che fluttua nudo in un grande acquario di cui qualcuno ha le chiavi.

I paragoni con Twin Peaks e Il Prigioniero sono una pietra al collo che mi sono auto-inflitto. Ho usato questi due serial televisivi come un "concetto di riferimento" per promuovere il primo numero del mio fumetto e ne sono rimasto incatenato. Ci sono ovviamente alcune intenzionali somiglianze, in termini di storia e d'atmosfera, ma ci sono molte altre influenze e idee che spero diano a Strangehaven una sua precisa e forte identità.

In Strangehaven ti riferisci a un paese che esiste realmente?

Molto del caratteristico ambiente si basa su Dunsford, un paese del Devonshire realmente esistente. Ma mi sono preso delle libertà con la sua geografia e ho aggiunto degli edifici presi da altre parti per creare un ambiente fittizio in cui far muovere i miei personaggi.

In Strangehaven utilizzi una griglia molto regolare in cui disponi le vignette, evitando qualsiasi tipo di splash page o di spettacolarismo. Perché un approccio così rigoroso? Pensi che sia il modo migliore per raccontare a fumetti?

No, ma è il modo migliore per me di concentrarmi sugli aspetti della narrazione del fumetto. Con Strangehaven la mia intenzione era quella di rivolgermi ad un pubblico vasto. In Inghilterra e negli USA, la maggior parte degli adulti non legge fumetti. Io volevo realizzare qualcosa di accessibile per un pubblico più ampio dei soliti lettori di supereroi, per persone che non erano esperte di fumetto. Era anche il progetto a fumetti più impegnativo che avessi mai affrontato e mi sono deliberatamente dato delle regole precise - una griglia di 9 vignette per pagina, nessuna didascalia, nessun balloon per i pensieri, nessuna onomatopea - per cercare d'evitare l'uso di alcuni cliché del fumetto non necessari. Sto gradualmente allentando queste regole (si veda Strangehaven #13 e #14), ma so purché lo sto facendo, piuttosto che semplicemente mandare giù lo status quo.

Il tuo stile di disegno è dettagliato e realistico. È anche questa una scelta che hai fatto, forse purché era adatta all'atmosfera della storia, o per bilanciare l'assenza di colore, o per cos'altro? Usi dei riferimenti fotografici, no?

Non era nelle miei intenzioni originarie usare un simile approccio foto-realistico. Volevo disegnare in uno stile veloce, stilizzato in modo da produrre mensilmente un albo sul modello dei mini-comic. Ma dopo aver fatto gli schizzi per la prima sequenza e aver messo insieme i materiali di riferimento, mi sono naturalmente spostato verso uno stile foto-realistico che avevo usato per Insomnia, un precedente progetto abortito. I disegni del primo numero di Strangehaven sono stati fatti intenzionalmente per lasciare aperta la possibilità della colorazione, visto che non avevo al momento alcuna idea di come le cose sarebbero andate.
Forse speravo che sarebbe diventato un albo Vertigo, o che venisse serializzato in una rivista europea a colori (ecco perché i primi numeri sono organizzati in capitoli auto-conclusivi da otto pagine), ma dopo aver iniziato ad auto-produrmi in bianco e nero, ho iniziato in modo naturale a rendere i miei disegni più dettagliati. Quando ho pubblicato la raccolta in volume dei primi sei numeri [Arcadia, N.d.R.], ho dovuto tornare indietro e aggiungere un sacco di toni di grigio alle tavole più vecchie in modo da uniformare lo stile dell'intero volume.
Ancora, sentivo che quanto più i disegni fossero stati rappresentativi, più facilmente sarebbero stai letti e capiti da persone anche non esperte di fumetto. È un cosa che sto cercando di superare, sto aggiungendo dei bordi più spessi intorno alle figure che disegno e le sto rendendo un po' più cartoonesche. I riferimenti fotografici sono un'arma a doppio taglio. Sono ossessionato dai dettagli, voglio che ogni piccola cosa sia al posto giusto, ma alla fine il risultato potrebbe essere troppo fermo e rigido. Inoltre raccogliere tutte le foto necessarie prende un sacco di tempo.

Essendo sia lo sceneggiatore che il disegnatore, qualche è il tuo approccio tipo nella realizzazione del fumetto? Scrivi delle sceneggiature complete o solo un soggetto senza dialoghi, o fai direttamente degli schizzi e poi inizi a disegnare o cos'altro?

Scrivo in modo "visivo", "vedo" il fumetto nella mia testa come un film, perciò non ha molto senso che scriva una sceneggiatura. Faccio degli piccoli schizzi molto stilizzati così che non metto troppo testo sulla pagina. Questo mi da il ritmo e l'impaginazione della pagina. Poi faccio la parte di ricerca, scatto delle foto e cose simili.
Inizio a lavorare sui disegni e faccio dei layout più dettagliati, spesso cambiando fino a non riconoscere più gli schizzi originari. Metto tutto insieme ricalcando, con il tavolo luminoso o il proiettore, dipende dalla sorgente e dai miei disegni (i proiettori sono orribili, visto che sono scomodi da spostare, devi usarli al buio, sono rumorosi e distorcono il tuo disegno originale).
Mi piace lavorare su una tavola pulita, perciò faccio i minimi interventi possibili sulla pagina finale, alcune le inchiostro direttamente, alcune parti hanno bisogno prima della matita. Poi aggiungerò inchiostro, acquarello o usando la tecnica del guazzo a seconda delle necessità. Infine scansiono la pagina al computer e aggiungo i bordi delle vignette, il lettering e i balloon, e se ne ho bisogno posso fare degli ulteriori modifiche.

Ho letto da qualche parte una tua presa di posizione molto critica verso il genere supereroico, e verso autori come Frank Miller, Alan Moore e anche Chris Ware che continuano a creare storie di supereroi. Puoi spiegarci il tuo punto di vista?

Mi è stato chiesto di scrivere un pezzo per Tripwire su quello che mi passava per la testa in quel periodo. Ne è venuto fuori un articolo sulla mia frustrazione per il monopolio dei fumetti di supereroi nel mercato americano. Non era un intervento critico contro gli autori, più uno sfrontato tentativo per incoraggiarli a fare più fumetti che non fossero supereroi. Sarei un pazzo a criticare uno come Alan Moore, l'autore che ha maggiormente influito sul fumetto moderno e su di me in particolare.
A differenza dell'Europa, in America i fumetti di supereroi hanno tradizionalmente schiacciato tutti gli altri generi sin dai primi anni '60. Molti distributori e negozianti sono interessati esclusivamente a fumetti di supereroi ed è una lotta continua perché altri generi vengano accettati. Autori di qualità come quelli che hai menzionato tu hanno le capacità di creare meravigliose storie rivolte ad pubblico generico, ma spesso non sanno resistere dal ricadere nei temi supereroici o a riferimenti alla stessa industria fumettistica (come tutti i fumetti autobiografici sulle vicende dei disegnatori) che mi sembrano essere auto-indulgenti, auto-referenziali e incestuosi. Persino Dave Sim, che rispetto come autore più di chiunque altro, è caduto in molte occasioni nella parodia dei supereroi.
Da parte mia sono principalmente interessato ad espandere il mercato in modo da includere lettori al di fuori del tradizionale collezionista di supereroi. Non ho idea del perché Ware pensi sia necessario imbarcarsi in una storia sul peggior tipo di appassionato di cultura pop supereroica (per quanto possa essere divertente) dopo il trionfo di Jimmy Corrigan. Ci sono molti altri colpevoli.
Naturalmente sono un grande ammiratore di Chris Ware, Alan Moore e Frank Miller come autori e capisco che sia necessario per loro (mi riferisco agli ultimi due) provare a fare fumetti di supereroi per sostenere i loro lavori meno commerciali (e anche per aiutare i negozianti a sopravvivere).
È anche un modo d'usare il vasto mercato dei supereroi come un trampolino per supereroi più sofisticati che permettano ai lettori d'acquisire interesse per materiali più "profondi". Ma alla fine credo che ci siano "trampolini" a sufficienza e non abbastanza fumetti non-superoistici di qualità da scoprire.

Ci sono degli artisti Italiani che apprezzi?

Devo ammettere la mia ignoranza e dire che, da inglese, trovo difficile distinguere tra artisti Europei, siano essi italiani, francesi, spagnoli o di qualche altra nazionalità. Tra questi mi piacciono Boucq, Manara, Loustal, Prado, Moebius, Liberatore, Dumontheuil, De Crecy, e altri ancora, tutti loro hanno una sensibilità che manca agli inglesi e agli americani. Il fatto che i loro lavori siano in un'altra lingua rende la cosa più esotica. Sono geloso degli albi cartonati a colori di grande formato e dei talenti che vivono nell'Europa continentale.

Se realisticamente pensi al futuro del medium che tipo di fumetti immagini? Che futuro invece vorresti vedere per il fumetto?

Internet viene indicato da molti come il futuro dei fumetti, ma per me i "web comics" sono un medium leggermente diverso. Sono un importante strumento di marketing, ma deve verificarsi un maggior cambiamento nel modo di pensare perché diventino una possibile fonte di rendita. L'attuale tecnologia impone troppi compromessi, ma chi può sapere cosa ci riserverà il futuro? La TV non ha certo ucciso il cinema.
Sono sicuro che i fumetti stampati continueranno ad esistere visto che credo che le attuali generazioni diano ancora valore all'oggetto fisico. Questa può essere la ragione per cui stiamo vedendo editori pubblicare in molti formati diversi, ad esempio la Top Shelf. Credo che il formato delle graphic-novel auto-conclusive vendute nelle librerie di varia sia il futuro dei fumetti in Inghilterra e USA e forse segnerà una svolta verso materiali più maturi, rivolti a tutti realizzati dai migliori autori. Non sarebbe una sorpresa vedere gradatamente scomparire le tradizionali fumetterie specializzate in supereroi, ma se il circuito delle librerie sarà in grado di promuovere i nuovi lavori dei migliori autori, questa eventualità non sarebbe poi così brutta.

So che hai avuto una carriera parallela in campo musicale. Puoi dirci qualcosa su questo periodo della tua vita?

È la stessa "maledizione del creativo" che non mi permette di godermi i fumetti o i libri senza cercare di farli anch'io. Ho sempre avuto l'ispirazione di creare la mia musica ascoltando musica. Ho suonato con scarso successo durante gli anni '80 in diversi gruppi locali, partecipato a dei festival, suonato in alcuni spot radiofonici e fatto uscire alcune cassette e dischi. Suono tuttora la chitarra acustica e scrivo canzoni e nutro ancora il desiderio di pubblicare prima o poi una raccolta definitiva della mia musica.

Quali fumetti leggi attualmente o quali vuoi segnalare? E perché?

Leggo fumetti di generi i più vari possibili, anche se raramente, in questi tempi, fumetti di supereroi. Sono davvero estremamente colpito dalla qualità del gruppo Fantagraphics (nonostante l'apparente villana arroganza dell'editore [Gary Groth, N.d.T.]), in particolare Dan Clowes, Charles Burns, Chris Ware, Joe Sacco e Dave Cooper. La Top Shelf sta pubblicando molti dei cartoonist della nuova ondata e ha trovato loro una nicchia grazie alla sua linea di graphic novel, come Craig Thompson e James Kochalka. Seguo molti autori che si auto-producono come Dave Sim (Cerebus), David Lapham (Stray Bullets), Terry Moore (Strangers In Paradise), Paul Grist (Kane) e Eddie Campbell, giusto per fare qualche nome. Compro sempre i nuovi lavori di Nabiel Kanan, Robert Crumb, Alan Moore, Dave McKean, e le traduzioni di Trondheim, Prado, Boucq etc.etc.
Gemma Bovery di Posy Simmons era meraviglioso. Graham Annable è davvero divertente. Amo anche le ristampe storiche come Krazy & Ignatz e Little Nemo e libri sulla storia del Fumetto. Mi dispiace di non avere il tempo per rileggere un sacco dei libri e dei fumetti che possiedo. C'è davvero una gran quantità di meravigliosi fumetti da leggere con piacere.

Che genere di musica ti piace?

Sono un grande fan del cantante di Cambridge Robyn Hitchcock e della band australiana Church. I primi due CD dei Doves erano fantastici. Non seguo più la scena musicale così da vicino come un tempo. Mi piacciono anche Heather Nova, Supergrass, Ride, tutti i generi di rock e pop da Sum 41 e Beck fino ai Beatles e agli Stones che rimangono sempre dei riferimenti importanti.

[settembre 2002]


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