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Intervista
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alla Prima Parte
In
una delle più vecchie storie di Sin City facevi riferimento
a Re Leonida e alla battaglia delle Termopili, e questo implica
che stavi pensando a quella storia anni prima di fare 300. Per quanto
hai pianificato di fare un fumetto su un tema simile?
Sapevo
a malapena che sarei diventato un autore di fumetti. Penso d'aver
avuto 7 anni, e i miei genitori portarono me e mio fratello a vedere
un film dal titolo The 300 Spartans [diretto da Rudolph Maté,
1962 - N.d.T.]. Rimasi seduto lì sbalordito per il finale,
in cui i buoni muoiono. Ero posseduto da quella storia. E sapevo
che volevo fare fumetti, ma non ho messo le due cose in relazione
per molti decenni. Ma ho sempre
quel film, sebbene sia una
vecchia pellicola piuttosto goffa, beh quando hai 7 anni, certe
cose non sono goffe. Quella storia ha dato spunto a molte delle
storie che ho fatto, perché la nozione del sacrificio come
gesto eroico è cosi efficace. [La nozione] che l'eroe fa
quello che fa perché è nel giusto, e non perché
alla fine prende una medaglia.
Come
hanno reagito alla Dark Horse quando hai detto loro che volevi fare
un fumetto su una battaglia dell'antica Grecia?
Con
grande entusiasmo. Significa che sono stati degli ottimi editori.
In primo luogo, morivano dalla voglia di sapere come sarebbe stato
il fumetto. E lo ero anch'io, perché ero davvero in soggezione
di fronte ad un tema simile. Ma alla fine ho deciso che avevo speso
troppo tempo a parlare della storia, e se se non l'avessi fatta,
mi sarei solo reso ridicolo. Ero preoccupato nel fare 300.
Deve
essere piuttosto piacevole sapere che sei abbastanza affermato nel
campo da poter lanciare un progetto così anticonvenzionale
e avere un editore importante che ti appoggia?
È
davvero un lusso che gradisco, ma che mi mette in tentazione di
dire, "Oh, e ora che altro posso combinare?"
Sei
tentato dal rompere le convenzioni solo perché puoi, o per
vedere quanto puoi spingerti oltre?
Perché
voglio rompere le convenzioni, e perché ho un inusuale libertà.
Persino quando lavoro con i supereroi. E mi piace farne uso, perché
porta ulteriore libertà e le cose diventano meno ripetitive.
Hai
mai avuto interesse nel fare dei film basati su Sin City?
Lo
sono stato per un po'. Ho scritto una sceneggiatura e tutto il resto.
Poi ho deciso che almeno per il momento lo avrei fatto solo se avessi
avuto un controllo quasi totale. Non volevo cedere nessuno dei diritti.
Il tempo non era ancora giunto, e avrei piuttosto continuato a fare
altri fumetti.
Hai
verificato come fama e licenza creativa in un medium artistico non
si traducono in eguale fama e licenza creativa in un altro medium?
Non
so. Voglio dire
Si, sicuramente è così, stavo
tuffandomi in una vasca molto più grande che era piena di
squali. Ma per me, è stata tutta una questione di controllo.
Come sceneggiatore cinematografico, il lavoro mi piace. È
un gran divertimento. Il cinema è un business davvero attraente,
ci sono un sacco di soldi, e tutto il resto. Ma è un medium
collaborativo, e vorrei avere molto controllo per fare Sin City.
Inizialmente,
come sei stato coinvolto a fare sceneggiature per il cinema?
Il
telefono ha squillato. L'ha fatto davvero. Avevo un agente per Hollywood
da prima per via di un contatto con la televisione. Avevo appena
finito Dark Knight da un paio di mesi e incominciamo a prendermi
troppo sul serio. Grazie a dio non ho lasciato che qualcuno dei
lavori che avevo fatto al tempo venissero pubblicati. Visto che
avevo fatto io l'errore, credo sia colpa mia. E non mi stavo affatto
divertendo. Il mio agente mi chiamò, e Joe Davison [il produttore
esecutivo di Robocop] voleva sapere se ero interessato a scrivere
Robocop 2. Per cui l'ho incontrato, e sono stato coinvolto nel processo
produttivo dall'inizio alla fine.
Che
ne pensi del prodotto finito?
È
difficile per me dare un giudizio, perché ero sul set, ma
penso che sia finito un po' fuori controllo. Non so, è difficile,
perché quando lo guardo mi ricordo di come mi sentivo sul
set con tutta la troupe e la gente intorno. Per questo mi è
difficile giudicarlo.
Quanto
il film è vicino alla sua sceneggiatura?
A quale?
Ci devo essere state almeno una mezza dozzina di versioni di Robocop
2. E c'erano molte mani che si aggiungevano mentre si andava avanti.
C'è
una significativa differenza tra il livello del tuo coinvolgimento
in Robocop 2 e Robocop 3?
Sì.
Quando ho fatto il primo, avevo l'aspirazione di regia, e pensavo
davvero di poter controllare la cosa. Nel secondo, mi sono incontrato
con il regista diverse volte, ho proposto delle idee, lui ne ha
proposto altre, ho scritto una versione della sceneggiatura, lui
ne ha scritto un'altra, e così via. Ma ho capito che era
un lavoro su commissione, e la cosa era molto più divertente
perché così non ero possessivo. Ho capito a quel punto
che quello che mi appartiene sono i miei fumetti.
Sei
rimasto contento dell'episodio della serie animata di Batman in
cui viene usato il character design del tuo Dark Knight?
Oh,
era meraviglioso [ride]! Si, era divertente. Bruce Timm, il responsabile
dell'animazione, mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero d'accordo
che mettesse un po' di Dark Knight nello show. E ho risposto. "Sicuro,
tu sei Bruce Timm!!!". E lui: "Vuoi vedere il soggetto?".
E io: "No, sei Bruce Timm, mandami direttamente la cassetta!!!".
La videocassetta è arrivata, e l'ho guardata per tre volte
di seguito, ridendo a crepapelle. È uno spettacolo. È
riuscito persino a rendere bene il mio Robin.
Questo
indica che un cartone di Sin City nel tuo stile potrebbe funzionare?
Si,
se fosse Bruce Timm a farlo. Ha fatto un lavoro davvero notevole.
Sì, penso che sarebbe un bel divertimento. E solo che
un progetto alla volta, no?
Hai
considerato di coinvolgere Bruce Timm e il suo team per un eventuale
adattamento?
Oh,
sì. Ne abbiamo parlato. Ma al momento non c'è alcun
progetto.
Hai
scritto qualche altra sceneggiatura per il cinema, a parte la sceneggiatura
preliminare di Sin City e i due film che sono stati prodotti?
Si,
ne ho fatto un paio che hanno fatto una fine terribile in alte pile
su scaffali pieni di sceneggiature. Ce n'è una, che non so
che fine abbia fatto ora, basandomi sul mio fumetto Ronin e che
fu sviluppata insieme a Darren Aronofski [regista di Pi e Requiem
for a dreamer]. Darren ed io stiamo attualmente lavorando a Batman:
Year One some co-sceneggiatori. Gli ho passato una versione della
sceneggiatura giusto l'altro giorno.
Come
è lavorare con lui?
È
un vulcano. Le idee gli escono dalle orecchie. Tendenzialmente ci
divertiamo un sacco insieme. È buffo perché in molti
casi penso d'essere quello più solare tra i due, e non è
una cosa che mi capita di solito.
Non
mi sembra che lui sia un tipo da fumetti. Sembra una scelta strana
per dirigere il nuovo film su Batman. Qual è la sua visione
del personaggio?
Tende
a dare grande importanza ai fumetti. Comunque, non posso davvero
dire cosa ci sia nel film, perché credo che quelli della
Warner Bros manderebbe qualcuno a darmi una bella lezione. E chiedere
allo sceneggiatore come sarà il suo film è come chiedere
a un portiere quale palazzo debba essere espropriato.
Con JESUS! che sta succedendo?
Per
il momento è fermo. Se mi mettessi a farlo, mi porterebbe
via un sacco di tempo in ricerche, perciò bisognerebbe attendere
comunque anni. E le vicende dell'11 Settembre mi hanno reso un po'
meno interessato alla religione di questi tempi.
Eri
interessato a fare delle ricerche in Medio Oriente, e anche questo
non sembra certo una cosa fattibile ora.
[Ride]
Anche quello dovrò aspettare.
Hai
un background religioso?
Non
proprio. Beh, credo di sì. Padre cattolico, madre quacchera.
Ma non ero obbligato ad andare in chiesa. Sono andato ad una scuola
domenicale di catechismo, ma non sono stato educato in una scuola
cattolica o simili.
Sei
interessato in ri-immaginare o ricostruire la figura di Cristo da
una nuova prospettiva?
Non
vorrei parlarne ora. Quello che ho in mente è inusuale, ma
se inizio a parlarne, credo che mi sentirei poi in imbarazzo nel
fare la storia.
Ci
sono altri eventi storici o periodi, o personaggi che ti interessano?
Sì,
ci sono. Mi sembra che ogni volta che guardo un evento storico,
è come se fosse una storia che aspetta d'essere raccontata.
Ce ne sono così tante. Prima o poi sarei interessato a fare
qualcosa sull'Irlanda.
Hai in mente un evento o un periodo particolare, o sarebbe semplicemente
un posto dove ambientare la storia?
Penso
ai primi periodi dell'IRA. Il genere di cose su cui sono state scritte
tutte quelle splendide ballate. Ma la Storia prende un sacco di
tempo per fare ricerche, e ora sono più interessato a fare
un altro episodio di Sin City, anche se penso che non lo farò
più in albetti. Credo che uscirò direttamente in volume.
La gente che legge Sin City ha una lunga durata d'attenzione, e
prenderebbe il volume comunque. E mi sono divertito un sacco facendo
Family Values, stando 5 mesi a fare un'unica grande storia. Con
gli albetti, mi sento come se avessi una palla al piede. Essendo
vincolato a fare solo 26 pagine alla volta
qualche volta
voglio fare una singola scena che è più lunga di quelle
pagine.
Una
caratteristica particolarmente interessante del tuo lavoro è
il linguaggio che usano i tuoi personaggi, specialmente nei due
Dark Knight e negli albi di Martha Washington. Come sviluppi una
parlata che suona così realistica?
Posso
risponderti per quella in Dark Knight. Per gli altri lavori, è
solo roba che ho sentito per caso o che ho inventato. Ma nel Dark
Knight ha tutto a che fare con la città dove mia moglie e
colorista Lynn Varley è cresciuta. I suoi fratelli - Don
e Rob, a proposito - facevano parte di un gruppo di ragazzi che
parlavano in un modo davvero particolare. Quando li ho sentiti,
sono uscito di testa perché mi piaceva moltissimo. Era un
modo di parlare davvero sarcastico. Una volta sono stato nel Michigan
a far visita alla famiglia, e ho fatto sedere i due ragazzi e li
ho registrati mentre parlavano, poi sono andato via e ho studiato
il nastro. Poi ho scritto le mie storie, e dovevo sempre mostrare
quelle parti a Lynn prima di letterare e lei mi diceva dove stavo
sbagliando.
Così
i membri della gang Don e Rob nelle due serie del Dark Knight stavano
in realtà parlando in uno slang che esiste davvero?
Era
il modo in cui alcuni ragazzi parlavano negli anni '80 in uno dei
sobborghi di Detroit.
Hai
intenzione di dare un seguito a qualche altra delle tue ideazioni,
come Martha Washington?
Voglio
fare altre storie di Martha e ho anche delle idee in merito, ma
questo dipende dagli impegni del disegnatore Dave Gibbons. Prende
molto più tempo disegnare queste storie che scriverle. Riguardo
Hard Boiled non abbiamo alcun piano per un sequel.
Rolling
Stone scrisse poco dopo l'uscita di Dark Knight: "Nelle mani
di Miller, Batman è più grande di un'icona fumettistica.
È il simbolo violento della dissoluzione e dell'idealismo
americano". Come ti colpisce un'affermazione simile?
Qualsiasi
cosa detta con passione, devo dire che mi piace. Devo anche dire
che Batman era una metafora di tutto quello, soprattutto nella prima
serie, nella seconda, non è poi così di cattivo umore.
Infatti è di buon umore, e questo mette davvero paura.
In
un certo senso, i volumi del Dark Knight sostengono un approccio
da vigilante per affrontare la violenza e l'apatia della nostra
società, e come tu stesso hai detto, eventi della nuova serie
vanno in stretto parallelo con i fatti recenti. Pensi che la cosa
potrebbe funzionare
anche nel senso inverso? Ossia la gente potrebbe ispirarsi al Dark
Knight per agire come un vigilante?
Non
conosco molta gente che prenda ispirazione per le proprie idee politiche
dai fumetti. Una simile idea mi spaventa da sempre. Sono solo uno
che getta la propria roba contro un muro per vedere che cosa succede.
Penso che nessuna cosa faccia sia in grado di influire sulla cose
ad un livello simile. Penso che nessuno che faccia fiction possa
farlo. Mi sembra che non sia questo lo scopo della fiction. In rari
casi uno può scrivere un lavoro di fiction come Uncle Tom's
Cabin [La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe, N.d.T.)
o To Kill a Mockingbird [Il buio oltre la siepe di Harper Lee, N.d.T.],
che è così potente o popolare da cambiare le cose.
Ma penso che se uno cercasse di farlo di proposito per avere quell'effetto
sulla società avrebbe un effetto negativo sul proprio lavoro.
Finirebbe con lo scrivere un trattato.
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