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The Dark Author Returns

Intervista a
FRANK MILLER

di Tasha Robinson (2^ parte)

Trad.: Smoky Man

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Intervista apparsa su The Onion A.V. Club © Copyright 2001 Onion, Inc., All rights reserved.
Pubblicata su Ultrazine su autorizzazione degli aventi diritto.

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In una delle più vecchie storie di Sin City facevi riferimento a Re Leonida e alla battaglia delle Termopili, e questo implica che stavi pensando a quella storia anni prima di fare 300. Per quanto hai pianificato di fare un fumetto su un tema simile?

Sapevo a malapena che sarei diventato un autore di fumetti. Penso d'aver avuto 7 anni, e i miei genitori portarono me e mio fratello a vedere un film dal titolo The 300 Spartans [diretto da Rudolph Maté, 1962 - N.d.T.]. Rimasi seduto lì sbalordito per il finale, in cui i buoni muoiono. Ero posseduto da quella storia. E sapevo che volevo fare fumetti, ma non ho messo le due cose in relazione per molti decenni. Ma ho sempre … quel film, sebbene sia una vecchia pellicola piuttosto goffa, beh quando hai 7 anni, certe cose non sono goffe. Quella storia ha dato spunto a molte delle storie che ho fatto, perché la nozione del sacrificio come gesto eroico è cosi efficace. [La nozione] che l'eroe fa quello che fa perché è nel giusto, e non perché alla fine prende una medaglia.

Come hanno reagito alla Dark Horse quando hai detto loro che volevi fare un fumetto su una battaglia dell'antica Grecia?

Con grande entusiasmo. Significa che sono stati degli ottimi editori. In primo luogo, morivano dalla voglia di sapere come sarebbe stato il fumetto. E lo ero anch'io, perché ero davvero in soggezione di fronte ad un tema simile. Ma alla fine ho deciso che avevo speso troppo tempo a parlare della storia, e se se non l'avessi fatta, mi sarei solo reso ridicolo. Ero preoccupato nel fare 300.

Deve essere piuttosto piacevole sapere che sei abbastanza affermato nel campo da poter lanciare un progetto così anticonvenzionale e avere un editore importante che ti appoggia?

È davvero un lusso che gradisco, ma che mi mette in tentazione di dire, "Oh, e ora che altro posso combinare?"

Sei tentato dal rompere le convenzioni solo perché puoi, o per vedere quanto puoi spingerti oltre?

Perché voglio rompere le convenzioni, e perché ho un inusuale libertà. Persino quando lavoro con i supereroi. E mi piace farne uso, perché porta ulteriore libertà e le cose diventano meno ripetitive.

Hai mai avuto interesse nel fare dei film basati su Sin City?

Lo sono stato per un po'. Ho scritto una sceneggiatura e tutto il resto. Poi ho deciso che almeno per il momento lo avrei fatto solo se avessi avuto un controllo quasi totale. Non volevo cedere nessuno dei diritti. Il tempo non era ancora giunto, e avrei piuttosto continuato a fare altri fumetti.

Hai verificato come fama e licenza creativa in un medium artistico non si traducono in eguale fama e licenza creativa in un altro medium?

Non so. Voglio dire … Si, sicuramente è così, stavo tuffandomi in una vasca molto più grande che era piena di squali. Ma per me, è stata tutta una questione di controllo. Come sceneggiatore cinematografico, il lavoro mi piace. È un gran divertimento. Il cinema è un business davvero attraente, ci sono un sacco di soldi, e tutto il resto. Ma è un medium collaborativo, e vorrei avere molto controllo per fare Sin City.

Inizialmente, come sei stato coinvolto a fare sceneggiature per il cinema?

Il telefono ha squillato. L'ha fatto davvero. Avevo un agente per Hollywood da prima per via di un contatto con la televisione. Avevo appena finito Dark Knight da un paio di mesi e incominciamo a prendermi troppo sul serio. Grazie a dio non ho lasciato che qualcuno dei lavori che avevo fatto al tempo venissero pubblicati. Visto che avevo fatto io l'errore, credo sia colpa mia. E non mi stavo affatto divertendo. Il mio agente mi chiamò, e Joe Davison [il produttore esecutivo di Robocop] voleva sapere se ero interessato a scrivere Robocop 2. Per cui l'ho incontrato, e sono stato coinvolto nel processo produttivo dall'inizio alla fine.

Che ne pensi del prodotto finito?

È difficile per me dare un giudizio, perché ero sul set, ma penso che sia finito un po' fuori controllo. Non so, è difficile, perché quando lo guardo mi ricordo di come mi sentivo sul set con tutta la troupe e la gente intorno. Per questo mi è difficile giudicarlo.

Quanto il film è vicino alla sua sceneggiatura?

A quale? Ci devo essere state almeno una mezza dozzina di versioni di Robocop 2. E c'erano molte mani che si aggiungevano mentre si andava avanti.

C'è una significativa differenza tra il livello del tuo coinvolgimento in Robocop 2 e Robocop 3?

Sì. Quando ho fatto il primo, avevo l'aspirazione di regia, e pensavo davvero di poter controllare la cosa. Nel secondo, mi sono incontrato con il regista diverse volte, ho proposto delle idee, lui ne ha proposto altre, ho scritto una versione della sceneggiatura, lui ne ha scritto un'altra, e così via. Ma ho capito che era un lavoro su commissione, e la cosa era molto più divertente perché così non ero possessivo. Ho capito a quel punto che quello che mi appartiene sono i miei fumetti.

Sei rimasto contento dell'episodio della serie animata di Batman in cui viene usato il character design del tuo Dark Knight?

Oh, era meraviglioso [ride]! Si, era divertente. Bruce Timm, il responsabile dell'animazione, mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero d'accordo che mettesse un po' di Dark Knight nello show. E ho risposto. "Sicuro, tu sei Bruce Timm!!!". E lui: "Vuoi vedere il soggetto?". E io: "No, sei Bruce Timm, mandami direttamente la cassetta!!!". La videocassetta è arrivata, e l'ho guardata per tre volte di seguito, ridendo a crepapelle. È uno spettacolo. È riuscito persino a rendere bene il mio Robin.

Questo indica che un cartone di Sin City nel tuo stile potrebbe funzionare?

Si, se fosse Bruce Timm a farlo. Ha fatto un lavoro davvero notevole. Sì, penso che sarebbe un bel divertimento. E solo che … un progetto alla volta, no?

Hai considerato di coinvolgere Bruce Timm e il suo team per un eventuale adattamento?

Oh, sì. Ne abbiamo parlato. Ma al momento non c'è alcun progetto.

Hai scritto qualche altra sceneggiatura per il cinema, a parte la sceneggiatura preliminare di Sin City e i due film che sono stati prodotti?

Si, ne ho fatto un paio che hanno fatto una fine terribile in alte pile su scaffali pieni di sceneggiature. Ce n'è una, che non so che fine abbia fatto ora, basandomi sul mio fumetto Ronin e che fu sviluppata insieme a Darren Aronofski [regista di Pi e Requiem for a dreamer]. Darren ed io stiamo attualmente lavorando a Batman: Year One some co-sceneggiatori. Gli ho passato una versione della sceneggiatura giusto l'altro giorno.

Come è lavorare con lui?

È un vulcano. Le idee gli escono dalle orecchie. Tendenzialmente ci divertiamo un sacco insieme. È buffo perché in molti casi penso d'essere quello più solare tra i due, e non è una cosa che mi capita di solito.

Non mi sembra che lui sia un tipo da fumetti. Sembra una scelta strana per dirigere il nuovo film su Batman. Qual è la sua visione del personaggio?

Tende a dare grande importanza ai fumetti. Comunque, non posso davvero dire cosa ci sia nel film, perché credo che quelli della Warner Bros manderebbe qualcuno a darmi una bella lezione. E chiedere allo sceneggiatore come sarà il suo film è come chiedere a un portiere quale palazzo debba essere espropriato.

Con JESUS! che sta succedendo?

Per il momento è fermo. Se mi mettessi a farlo, mi porterebbe via un sacco di tempo in ricerche, perciò bisognerebbe attendere comunque anni. E le vicende dell'11 Settembre mi hanno reso un po' meno interessato alla religione di questi tempi.

Eri interessato a fare delle ricerche in Medio Oriente, e anche questo non sembra certo una cosa fattibile ora.

[Ride] Anche quello dovrò aspettare.

Hai un background religioso?

Non proprio. Beh, credo di sì. Padre cattolico, madre quacchera. Ma non ero obbligato ad andare in chiesa. Sono andato ad una scuola domenicale di catechismo, ma non sono stato educato in una scuola cattolica o simili.

Sei interessato in ri-immaginare o ricostruire la figura di Cristo da una nuova prospettiva?

Non vorrei parlarne ora. Quello che ho in mente è inusuale, ma se inizio a parlarne, credo che mi sentirei poi in imbarazzo nel fare la storia.

Ci sono altri eventi storici o periodi, o personaggi che ti interessano?

Sì, ci sono. Mi sembra che ogni volta che guardo un evento storico, è come se fosse una storia che aspetta d'essere raccontata. Ce ne sono così tante. Prima o poi sarei interessato a fare qualcosa sull'Irlanda.

Hai in mente un evento o un periodo particolare, o sarebbe semplicemente un posto dove ambientare la storia?

Penso ai primi periodi dell'IRA. Il genere di cose su cui sono state scritte tutte quelle splendide ballate. Ma la Storia prende un sacco di tempo per fare ricerche, e ora sono più interessato a fare un altro episodio di Sin City, anche se penso che non lo farò più in albetti. Credo che uscirò direttamente in volume. La gente che legge Sin City ha una lunga durata d'attenzione, e prenderebbe il volume comunque. E mi sono divertito un sacco facendo Family Values, stando 5 mesi a fare un'unica grande storia. Con gli albetti, mi sento come se avessi una palla al piede. Essendo vincolato a fare solo 26 pagine alla volta … qualche volta voglio fare una singola scena che è più lunga di quelle pagine.

Una caratteristica particolarmente interessante del tuo lavoro è il linguaggio che usano i tuoi personaggi, specialmente nei due Dark Knight e negli albi di Martha Washington. Come sviluppi una parlata che suona così realistica?

Posso risponderti per quella in Dark Knight. Per gli altri lavori, è solo roba che ho sentito per caso o che ho inventato. Ma nel Dark Knight ha tutto a che fare con la città dove mia moglie e colorista Lynn Varley è cresciuta. I suoi fratelli - Don e Rob, a proposito - facevano parte di un gruppo di ragazzi che parlavano in un modo davvero particolare. Quando li ho sentiti, sono uscito di testa perché mi piaceva moltissimo. Era un modo di parlare davvero sarcastico. Una volta sono stato nel Michigan a far visita alla famiglia, e ho fatto sedere i due ragazzi e li ho registrati mentre parlavano, poi sono andato via e ho studiato il nastro. Poi ho scritto le mie storie, e dovevo sempre mostrare quelle parti a Lynn prima di letterare e lei mi diceva dove stavo sbagliando.

Così i membri della gang Don e Rob nelle due serie del Dark Knight stavano in realtà parlando in uno slang che esiste davvero?

Era il modo in cui alcuni ragazzi parlavano negli anni '80 in uno dei sobborghi di Detroit.

Hai intenzione di dare un seguito a qualche altra delle tue ideazioni, come Martha Washington?

Voglio fare altre storie di Martha e ho anche delle idee in merito, ma questo dipende dagli impegni del disegnatore Dave Gibbons. Prende molto più tempo disegnare queste storie che scriverle. Riguardo Hard Boiled non abbiamo alcun piano per un sequel.

Rolling Stone scrisse poco dopo l'uscita di Dark Knight: "Nelle mani di Miller, Batman è più grande di un'icona fumettistica. È il simbolo violento della dissoluzione e dell'idealismo americano". Come ti colpisce un'affermazione simile?

Qualsiasi cosa detta con passione, devo dire che mi piace. Devo anche dire che Batman era una metafora di tutto quello, soprattutto nella prima serie, nella seconda, non è poi così di cattivo umore. Infatti è di buon umore, e questo mette davvero paura.

In un certo senso, i volumi del Dark Knight sostengono un approccio da vigilante per affrontare la violenza e l'apatia della nostra società, e come tu stesso hai detto, eventi della nuova serie vanno in stretto parallelo con i fatti recenti. Pensi che la cosa potrebbe funzionare anche nel senso inverso? Ossia la gente potrebbe ispirarsi al Dark Knight per agire come un vigilante?

Non conosco molta gente che prenda ispirazione per le proprie idee politiche dai fumetti. Una simile idea mi spaventa da sempre. Sono solo uno che getta la propria roba contro un muro per vedere che cosa succede. Penso che nessuna cosa faccia sia in grado di influire sulla cose ad un livello simile. Penso che nessuno che faccia fiction possa farlo. Mi sembra che non sia questo lo scopo della fiction. In rari casi uno può scrivere un lavoro di fiction come Uncle Tom's Cabin [La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe, N.d.T.) o To Kill a Mockingbird [Il buio oltre la siepe di Harper Lee, N.d.T.], che è così potente o popolare da cambiare le cose. Ma penso che se uno cercasse di farlo di proposito per avere quell'effetto sulla società avrebbe un effetto negativo sul proprio lavoro. Finirebbe con lo scrivere un trattato.

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[gennaio 2002]


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