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[La
versione originale dell'intervista è apparsa a marzo 2002
sull'interessante sito SLUSHFACTORY.
Su Ultrazine con l'autorizzazione dell'autore].
[vai
alla prima parte]
DE:
Sei andato a Praga per lavorare a Blade 2?
MM:
L'ho fatto, ma non direttamente per il girato. Ho aiutato Del Toro
a trovare le locations. Era abbastanza strano. Non sapevo che avrei
fatto proprio quello quando mi svegliai al mattino. Pensavo di essere
diretto a Los Angeles per lavorare al film e che in seguito avrei
lavorato da casa. Quando arrivai a Los Angeles mi dissero che stavo
per partire per Praga. Grande!
DE: Cosa facesti esattamente?
MM:
Ero praticamente agli ordini di Del Toro. Qualunque cosa gli servisse
- costumi, set o altro - si rivolgeva a me e a altri due tizi. Dovevo
realizzare disegni che poi sarebbero finiti in mano al costumista
o ai designers di produzione. Ero il collegamento tra Guillermo
e le persone che dovevano realizzare materialmente questa roba.
DE:
Come venisti accreditato?
MM:
Nei credits figuravo come "visual consultant". Non ho
idea di cosa significhi.
DE:
Hai lavorato al design dei Reavers, i vampiri mutati?
MM:
Ci lavorammo prima che arrivasse Wayne Barlowe, lo specialista di
mostri. Ma lui era lo specialista e se ne venne con il modo in cui
esplodevano.
DE:
Sono un grande fan di David Cronemberg e la production designer
per Blade 2 è Carol Spier (che ha ricoperto lo stesso ruolo
in Crash, La mosca e Il pasto nudo). Com'è stato lavorare
con lei?
MM:
Lei è grande. Anche in questo caso, a me spettava la parte
facile. Dovevo disegnare roba senza alcuna restrizione. Poi davo
la roba a Carol che chiedeva cose del tipo: "Come diavolo faccio
a realizzarlo?". Io avevo immaginato un laboratorio gigante:
lei guarda il disegno e mi fa: "C'eri anche tu a Praga e hai
visto gli spazi disponibili. Dove diavolo dovrei costruirlo, secondo
te?". Il mio compito era di immaginare quelle cose e quello
di Carol di venire a patti col mondo reale. Era bravissima a lavorarci
e a tener duro.
DE:
Cosa disegnasti esattamente per Blade 2?
MM:
Uno dei personaggi (Lighthammer, interpretato da Daz Crawford) utilizza
un gigantesco martello sormontato da una punta. Io ho disegnato
il martello. C'è anche un tavolo da autopsie sul quale Blade
è sdraiato che a un tratto si anima e lo tira giù.
Anche quello è mio. Anche uno dei laboratori è mio,
ma non sono sicuro di quale. Nel sito c'è una cosa molto
bella: i miei sketch commentati da Del Toro.
DE:
Cosa ne pensi della controversia di Marv Wolfman su Blade? (Quando
fu prodotto il primo Blade, Marv Wolfman, che co-creò il
personaggio sull'albo Tomb of Dracula nel 1970, citò la Marvel
sostenendo di detenere i diritti del personaggio. Perse la causa).
MM:
Non ne so molto, dal momento che non ho avuto nulla a che fare col
primo film. Non mi sono mai trovato in una situazione in cui personaggi
di mia creazione prendessero parte a qualcosa che facesse fare un
mucchio di soldi a qualcun altro. Indubbiamente ho lavorato per
le majors, ma sapevo quello che facevo. Anche se mi dispiace per
chi è posto in una situazione in cui le regole non sono definite
chiaramente quanto lo erano quando io iniziai a lavorare.
DE:
Perché il videogame per PC di Hellboy non è stato
realizzato negli Stati Uniti?
MM:
Non ne ho idea. Dev'essere successo qualcosa di veramente bizzarro.
Non ho mai avuto una risposta diretta. La gente che ci lavorava
faceva, in qualche modo, parte della Dark Horse. Io me ne sono completamente
dimenticato perché la creazione del gioco andò avanti
per anni. Quando poi mi sono informato sulle sorti del gioco, seppi
che la compagnia che se ne occupava era tornata in Francia o era
divenuta un'entità separata. Nessuno ne sapeva nulla e nessuno
aveva l'aria di volersene occupare.
In effetti il gioco venne realizzato. Ne ho una copia, anche se
non l'ho mai usata. I giochi per PC non fanno per me. Non ho mai
visto un centesimo per quel progetto, ad eccezione della somma iniziale
che mi versarono per i diritti. Ho l'impressione che dietro tutta
la faccenda ci sia qualcosa di losco. Realizzarono un mouse-pad
e roba del genere, sebbene io non avessi dato loro una specifica
autorizzazione. Probabilmente, quando iniziarono, la tecnologia
video-ludica era al passo con quanto stavano facendo, ma nel momento
in cui terminarono, aveva fatto enormi progressi. Credo che tutti,
alla Dark Horse, preferiscano che la cosa venga dimenticata. Speriamo
di poter comunque realizzare un gioco per gli Stati Uniti.
DE: Ho visto che hai realizzato una cover per Deadman, questo
mese.
MM:
Sì, una sequenza di tre cover per Deadman [in realtà
sembrerebbero 2 sole cover per Deadman #4 e #5].
DE:
Ovviamente hai ancora chiamate con offerte di lavoro dalle grandi
case editrici.
MM:
Non tanto spesso. E quasi mai dalla Marvel. Più o meno una
ogni due o tre anni. La DC mi chiamò per realizzare quelle
copertine, e stupidamente pensai si trattasse di Deadman, il fumetto
horror, come quello cui lavorò Kelley Jones qualche anno
fa. Accettai perché pensai che sarebbe stato divertente.
Ma quando vidi come era davvero il fumetto, realizzai che non si
trattava dell'albo horror. Non credo che fosse un lavoro adatto
a me. E' stato come un caso di pubblicità ingannevole.
DE:
Adesso è un supereroe?
MM:
Non so nemmeno cosa diavolo sia. Ha l'aspetto di quel genere di
fumetti in cui la gente entra ed esce dalle auto e passeggia lungo
dei corridoi. Non roba paurosa come case infestate e tombe.
DE:
Nessuno ti ha chiesto di realizzare un intero albo?
MM:
Ho l'impressione che avrei potuto farlo, se avessi voluto. Ma si
sa che non mi interessa fare roba simile. Una volta che hai potuto
realizzare personalmente il tuo lavoro, facendo qualunque cosa tu
voglia col tuo personaggio, è molto difficile tornare a lavorare
per altri, con un sacco di regole. E' più facile dire "Io
so cosa è successo!".
DE:
E' stato più facile lavorare come "dipendente"
nel film Disney Atlantis?
MM:
E' stato divertente. Un'esperienza completamente diversa. L'esperienza
con la Disney e con Blade sono state così uniche perché
ero parte di un team che lavorava a qualcosa. L'idea di essere pagato
a ora per stare seduto e tirar fuori idee, senza necessariamente
disegnarle.
DE: Com'è stato lavorare con altra gente che la Disney
aveva preso per disegnare, esattamente come te?
MM:
Non so quante fossero le persone coinvolte. Insegnavano ad alcune
persone a disegnare come me, non so con quanto successo. Ciò
che mi colpì fu che quando entrai alla Disney c'erano diagrammi
appesi sopra le pagine dei miei albi che spiegavano come lavoro
e cosa faccio in termini che non ho nemmeno capito. E' stranissimo
vederti dissezionato. Ricardo
Delgado (Age of Reptiles) era il tizio che avrebbe dovuto insegnare
alla classe a disegnare come me. A me non lo chiesero, e francamente
un altro lo avrebbe fatto meglio di quanto avrei fatto io. Essendo
più o meno autodidatta, non ho idea del perché faccio
quello che faccio. Ma per un altro è strano doverlo capire
per poter istruire altri.
DE:
Fosti deluso dall'insuccesso di Atlantis?
MM:
Sarebbe stato bello che fosse una gigantesca hit. La cosa positiva
è che non era il mio film. E' stata un'esperienza divertente.
Ci ho lavorato circa un anno. Ma nel momento in cui uscì,
cioè circa due anni dopo che la mia collaborazione si era
conclusa, per me era così lontano che non potevo far altro
che sperare per il meglio. Ma vedere il DVD, che contiene così
tanto del mio lavoro, è stata un'emozione. Mi hanno accreditato
per un sacco di cose, e mi si mostra mentre lavoro e mentre faccio
lo scemo alle riunioni e roba del genere. E' bizzarro essere accreditati
per un lavoro del genere. Mi piacerebbe molto rifarlo.
DE:
Hai notato il tuo stile in qualche altro film in cui eri coinvolto?
MM:
No. Solitamente c'è gente che mi dice: "Quel tizio ti
imita", ma io tendo a non accorgermene. Ho sentito che in diversi
studi di animazione hanno un sacco di miei lavori appesi alle pareti.
Ma io non ho mai visto qualcosa per cui ho detto "Whoa, quella
roba è troppo simile alla mia!".
DE:
Perché il tuo progetto, Joe Golem, è stato accantonato?
MM:
Be', il progetto di Joe Golem è rimasto in giro per anni.
L'ultima incarnazione doveva essere realizzata a New York. Stavo
per partire ma poi sono tornato qui. La splash page sarebbe stata
la vista fuori dal mio studio. Nella storia alcuni disastri nel
passato trasformano New York in un'area disastrata. Mancava una
settimana all'inizio del lavoro, ma poi avvenne l'attentato alle
Twin Towers. Non me la sentivo di disegnare una New York disastrata
finta in una New York semidistrutta vera. Così mi sono dedicato
al nuovo Hellboy. Ma in quella storia ci sono elementi che voglio
ancora usare. Forse li utilizzerò per Hellboy o in un'altra
incarnazione di Joe Golem. Staremo a vedere.
DE:
Attualmente ti inchiostri completamente da solo?
MM:
Sì.
DE:
Lasceresti che qualcun altro ti inchiostrasse?
MM:
Solo come cosa originale. Ad esempio se ci fosse qualcuno con uno
stile completamente diverso dal mio e volessimo vedere il risultato
della combinazione tra i due stili. Ma dovrei radicalmente cambiare
il mio modo di disegnare, perché un eventuale inchiostratore
sappia che diavolo deve fare coi miei disegni. Ma la mia roba è
talmente facile da inchiostrare che preferisco farlo da me.
DE:
Il tuo stile è unico. Quando lo hai trovato e hai iniziato
a svilupparlo?
MM:
Probabilmente mentre realizzavo Cosmic Odyssey (scritto da Jim Starlin).
Forse perché disegnavo un sacco di personaggi di Kirby e
per mesi me ne sono rimasto seduto col lavoro di Kirby davanti.
Fu una liberazione perché prima avevo cercato di disegnare
le cose "correttamente". Avere Jack di fronte a me mi
fece comprendere che è più d'effetto disegnare in
quel modo esasperato. Guardare ai New Gods di Kirby mi fa ridefinire
il concetto di strano. Sebbene non abbia seguito ciò che
ha fatto lui, mi ha permesso di sentirmi libero di enfatizzare.
DE:
Non mi capita spesso di parlare con fan di Kirby così ben
conosciuti quanto te. Che mi dici di Kirby?
MM:
Purtroppo, per me è quasi impossibile da spiegare. Ha fatto
tantissime cose e tutte bene. Aveva compreso il medium e che un
bel disegno è secondario rispetto al raggiungere il tuo obiettivo.
L'enfasi e l'espressività sono importanti. Ho attraversato
fasi, nella mia carriera, in cui cercavo di realizzare schizzi su
schizzi e mi sforzavo di disegnare braccia muscolose e gambe perfette.
C'è gente che lo fa magnificamente, ma non aveva lo stesso
effetto per la storia che stavo realizzando. Non aveva la potenza
che Jack riusciva a infondere nelle pagine. Il fatto è che
Jack fece un mucchio di cose e attraversò molte fasi interessanti.
Fu davvero unico! Probabilmente nessuno ha definito tante cose sul
medium quante lui. Nessuno riuscirà nemmeno a raggiungere
la sua mole di lavori. Per me è frustrante avere così
tante idee e non avere il tempo di realizzarle. Jack infranse questa
barriera temporale. Sembra che disegnasse tanto velocemente quanto
poteva pensare. Non vedremo mai più nulla del genere. Ma
erano altri tempi, un altro business. L'unica cosa che non ho mai
fatto con Hellboy e che mi sarebbe piaciuto fare è una bella
storia di mostri alla Kirby.
DE:
Non c'erano abbastanza braccia nel Verme Conquistatore perché
sembrasse un mostro alla Kirby.
MM:
Lo so. Quella era roba mia, ma mi piacerebbe fare una storia di
Hellboy, prossimamente, simile a un film della Hammer, un'altra
simile alle storie del Dottor Strange e una storia di mostri alla
Kirby. Mi piacerebbe offrire il mio piccolo tributo a cose del genere.
E' sulla lista delle cose da fare.
DE:
Il tuo primo contatto con Hollywood avvenne quando realizzasti l'adattamento
del Dracula di Francis Ford Coppola per la Topps Comics. Fu Coppola
che ti coinvolse?
MM:
Di sicuro non fu lui a reclutarmi. La Topps mi chiamò mentre
vivevo a NY e mi propose di fare l'adattamento del film. Sapevo
che gli adattamenti di film sono orribili, ma si trattava di Coppola
e di Dracula, per cui decisi di vedere di cosa si trattasse. In
quel periodo mi trasferii a San Francisco: abitavo proprio vicino
alla Zoetrope Pictures, la compagnia di produzione di Coppola. Visitai
il set, incontrai Francis e lui diede un'occhiata al mio lavoro.
Venne fuori che c'era un modello per il castello di Dracula che
non soddisfava Francis al 100%. Sono convinto che mi chiamarono
perché avevano il mio numero, perché stavo disegnando
l'adattamento e perché abitavo vicino. Fatto sta che mi fecero
lavorare su quel modello. Fu un problema interessante perché
il modello era già costruito. Suggerii delle modifiche, ma
mi dissero che erano troppo dispendiose. Ma in quel modo riuscii
a entrare nella sede della Zoetrope e a ottenere materiale di consultazione.
DE:
Ti piace il design di Dracula, con le ciambelle in testa?
MM:
E' strano e interessante. Non avrei mai potuto immaginare nulla
del genere. Quando il film era praticamente concluso, Francis mi
chiamò perché visionassi il montaggio provvisorio.
Quando arrivai, ad attendermi c'erano solo Francis e George Lucas.
Ovviamente fu la notte più bizzarra della mia vita. Cenai
con loro, visionai il film e poi sentii loro che ne discutevano.
DE:
Hai discusso con Lucas?
MM:
No, eravamo in disaccordo su qualche cosa.
DE:
Tipo?
MM:
Tagliare la testa a Dracula alla fine del film. Come diceva Lucas,
la regola dice che se vuoi uccidere un vampiro devi tagliargli la
testa. Io questo lo so, ma quella era una bella scena romantica
e all'improvviso il personaggio di Winona Ryder prende e gli taglia
la testa. Questo toglie romanticismo alla scena. Non ero d'accordo.
DE:
Ma alla fine rimase nel film.
MM:
C'è una scena in cui Anthony Hopkins uccide tre donne vampiro.
Originariamente non si sarebbe dovuto vedere che lo faceva. Winona
Ryder si sveglia, si guarda intorno e Hopkins esce fuori dal castello
con le teste delle tre vampire in mano. Ha un grande coltello in
mano, sangue dappertutto e le teste. Io pensai che fosse una bella
immagine. George pensò che il pubblico sarebbe stato confuso
perché non aveva visto Hopkins uccidere le donne. Io replicai:
"Cosa dovrebbero pensare? Che le ha trovate sul pavimento di
cucina? E' insanguinato e ha un coltello in mano!". Ma prevalse
la tesi di George, che si dovesse cioè mostrare Hopkins che
tagliava loro la testa.
DE:
E così non lavorasti mai a un fumetto di Guerre Stellari
[ride].
MM:
No, non c'entra nulla. Fu davvero interessante essere nella stessa
stanza con loro due. Come c'ero finito? Non avevo mai lavorato per
il cinema e all'improvviso mi ritrovavo a guardare un film tra il
tizio che aveva girato Guerre Stellari e quello del Padrino. Non
mi sarei mai aspettato una cosa del genere. Conosco diversa gente
del campo cinematografico: a loro non è mai capitata una
simile occasione. Sono entrato nel mondo del cinema dalla porta
principale. Ho lavorato su storyboards di scene che loro hanno discusso.
Il mio coinvolgimento in Dracula è stato sopravvalutato.
Fu molto breve. C'è un castello che si vede in un flashback,
ed io l'ho parzialmente disegnato. Tutto qui.
DE:
Hai scritto ma non disegnato The Doom That Came to Gotham, con un
Batman vittoriano. Com'è non disegnare le tue storie?
MM:
Molto più difficile perché so cosa ho in testa ma
è difficilissimo scriverlo per qualcun altro. sto facendo
la stessa cosa anche adesso. Sto scrivendo per Troy Nixey, ed è
molto più difficile che prendere l'idea dalla tua testa e
realizzarla da te.
DE:
Tua figlia legge fumetti?
MM:
Li conosce ma non li legge. Adesso ne sta scrivendo uno insieme
a me. Ho promesso a Diana Schutz [senior editor alla Dark Horse]
una storia di 6 pagine per un'antologia Maverick.
Non avevo idee e mia figlia ne ha tirato fuori una. Ho pensato "wow!".
C'era qualcosa di straordinario impatto visivo, in quelle immagini.
Ho voluto vedere se fosse possibile prendere quell'idea e trasformarla
in un fumetto. E' molto particolare.
DE:
Disegnasti il primo Elseworld perfino prima che gli Elseworld esistessero(Batman:
Gotham By Gaslight). Sapevi che in quel momento aprivi una frontiera?
MM:
Forse lo sapevo in quel momento. Non ricordo molto di quel progetto.
Per me era importante perché avevo appena terminato Cosmic
Odyssey, piena di supereroi, ed io non volevo diventare un disegnatore
di supereroi. Mi piace la roba soprannaturale, oscura. Quando mi
proposero Gotham By Gaslight pensai che quel progetto poteva garantirmi
una reputazione nell'ambiente.
DE:
Vorrei parlare di The Amazing Screw-On Head [un one-shot di recente
pubblicazione, N.d.T.]. L'ho appena letto in bianco e nero. E' pazzesco.
Sembra il delirio di un febbricitante. Vuoi parlarmene?
MM:
Qualcuno, dopo averlo letto, mi ha detto che la cosa bella è
che, diversamente da quanto accade con Hellboy, in cui il risultato
finale è meno folle di quello che racconto a voce, in Screw-On
Head mantengo la stessa forza del racconto orale. E' tanto pazzesco
quanto avevo detto che sarebbe stato. E' stato un esperimento divertente.
DE:
La maggior parte dei tuoi lavori creator-owned sono umoristici,
ma il tuo stile non lo è. C'è un netto contrasto.
MM:
Quello che avevo originariamente in mente per Screw-On Head era
di realizzarlo con uno stile da cartone animato. Di sicuro sarebbe
stato disegnato più in fretta. Spero di aver comunque conservato
l'humor e il ritmo.
DE:
Una cosa che ho notato, dei tuoi fumetti, è che la gente
non apre la bocca quando parla. Lo sapevi?
MM:
Probabilmente non lo fanno. Hellboy qualche volta sì, ma
la sua bocca è solo una fessura.
DE:
Oppure digrignano i denti.
MM:
Non sono tipo da espressioni facciali. Alcuni lo sono. Se guardi
alla scuola di Adam Hughes, ad esempio, noti meravigliose e sottili
espressioni facciali. Non è quello che faccio io. E, in un
certo senso, Hellboy è stato creato per essere il mio personaggio
definitivo. Praticamente non ha espressioni facciali. Ma possono
esprimere qualunque cosa voglio attraverso il modo in cui è
costruito il personaggio. In BPRD di Ryan Sook c'è molta
più sottigliezza del segno. Io esprimo la sottigliezza in
altri modi, come vignette che esprimono l'atmosfera e roba così.
Ma lui può fare molto di più con una sola vignetta.
Non ho mai preteso di disegnare così bene.
DE:
Molti artisti con cui ho parlato hanno una visione molto pessimistica
del loro ruolo nell'industria. Come autore di successo e acclamato
dalla critica, come consideri il tuo ruolo nell'industria?
MM:
Di sicuro non sono disilluso. Sono eccitato da morire. Faccio esattamente
quello che voglio fare e riesco a trarne di che vivere. Non ho nulla
di cui lamentarmi. O meglio lo faccio, ma so quanto sono fortunato.
Sto realizzando molto più di quanto mi aspettassi nel mondo
dei comics. Per non parlare dei contatti con Hollywood, in cui mi
sono imbattuto per pura fortuna. Pensavo che avrei fatto l'inchiostratore,
nel mondo dei fumetti. L'ultimo obiettivo consapevole che ho avuto
mentre facevo l'inchiostratore fu di realizzare, un giorno, prima
di morire, le matite di una storia di 10 tavole, tanto per poter
dire di aver disegnato un fumetto.
DE:
Grazie tante, Mike.
MM:
A te, Dan.
Dan
Epstein
[vai
alla prima parte]
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