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Dan Epstein
intervista


MIKE MIGNOLA

(2^ parte)

Trad.: Silvio Schirru & Smoky Man

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

[La versione originale dell'intervista è apparsa a marzo 2002 sull'interessante sito SLUSHFACTORY. Su Ultrazine con l'autorizzazione dell'autore].

[vai alla prima parte]

DE: Sei andato a Praga per lavorare a Blade 2?

MM: L'ho fatto, ma non direttamente per il girato. Ho aiutato Del Toro a trovare le locations. Era abbastanza strano. Non sapevo che avrei fatto proprio quello quando mi svegliai al mattino. Pensavo di essere diretto a Los Angeles per lavorare al film e che in seguito avrei lavorato da casa. Quando arrivai a Los Angeles mi dissero che stavo per partire per Praga. Grande!

DE: Cosa facesti esattamente?

MM: Ero praticamente agli ordini di Del Toro. Qualunque cosa gli servisse - costumi, set o altro - si rivolgeva a me e a altri due tizi. Dovevo realizzare disegni che poi sarebbero finiti in mano al costumista o ai designers di produzione. Ero il collegamento tra Guillermo e le persone che dovevano realizzare materialmente questa roba.

DE: Come venisti accreditato?

MM: Nei credits figuravo come "visual consultant". Non ho idea di cosa significhi.

DE: Hai lavorato al design dei Reavers, i vampiri mutati?

MM: Ci lavorammo prima che arrivasse Wayne Barlowe, lo specialista di mostri. Ma lui era lo specialista e se ne venne con il modo in cui esplodevano.

DE: Sono un grande fan di David Cronemberg e la production designer per Blade 2 è Carol Spier (che ha ricoperto lo stesso ruolo in Crash, La mosca e Il pasto nudo). Com'è stato lavorare con lei?

MM: Lei è grande. Anche in questo caso, a me spettava la parte facile. Dovevo disegnare roba senza alcuna restrizione. Poi davo la roba a Carol che chiedeva cose del tipo: "Come diavolo faccio a realizzarlo?". Io avevo immaginato un laboratorio gigante: lei guarda il disegno e mi fa: "C'eri anche tu a Praga e hai visto gli spazi disponibili. Dove diavolo dovrei costruirlo, secondo te?". Il mio compito era di immaginare quelle cose e quello di Carol di venire a patti col mondo reale. Era bravissima a lavorarci e a tener duro.

DE: Cosa disegnasti esattamente per Blade 2?

MM: Uno dei personaggi (Lighthammer, interpretato da Daz Crawford) utilizza un gigantesco martello sormontato da una punta. Io ho disegnato il martello. C'è anche un tavolo da autopsie sul quale Blade è sdraiato che a un tratto si anima e lo tira giù. Anche quello è mio. Anche uno dei laboratori è mio, ma non sono sicuro di quale. Nel sito c'è una cosa molto bella: i miei sketch commentati da Del Toro.

DE: Cosa ne pensi della controversia di Marv Wolfman su Blade? (Quando fu prodotto il primo Blade, Marv Wolfman, che co-creò il personaggio sull'albo Tomb of Dracula nel 1970, citò la Marvel sostenendo di detenere i diritti del personaggio. Perse la causa).

MM: Non ne so molto, dal momento che non ho avuto nulla a che fare col primo film. Non mi sono mai trovato in una situazione in cui personaggi di mia creazione prendessero parte a qualcosa che facesse fare un mucchio di soldi a qualcun altro. Indubbiamente ho lavorato per le majors, ma sapevo quello che facevo. Anche se mi dispiace per chi è posto in una situazione in cui le regole non sono definite chiaramente quanto lo erano quando io iniziai a lavorare.

DE: Perché il videogame per PC di Hellboy non è stato realizzato negli Stati Uniti?

MM: Non ne ho idea. Dev'essere successo qualcosa di veramente bizzarro. Non ho mai avuto una risposta diretta. La gente che ci lavorava faceva, in qualche modo, parte della Dark Horse. Io me ne sono completamente dimenticato perché la creazione del gioco andò avanti per anni. Quando poi mi sono informato sulle sorti del gioco, seppi che la compagnia che se ne occupava era tornata in Francia o era divenuta un'entità separata. Nessuno ne sapeva nulla e nessuno aveva l'aria di volersene occupare.
In effetti il gioco venne realizzato. Ne ho una copia, anche se non l'ho mai usata. I giochi per PC non fanno per me. Non ho mai visto un centesimo per quel progetto, ad eccezione della somma iniziale che mi versarono per i diritti. Ho l'impressione che dietro tutta la faccenda ci sia qualcosa di losco. Realizzarono un mouse-pad e roba del genere, sebbene io non avessi dato loro una specifica autorizzazione. Probabilmente, quando iniziarono, la tecnologia video-ludica era al passo con quanto stavano facendo, ma nel momento in cui terminarono, aveva fatto enormi progressi. Credo che tutti, alla Dark Horse, preferiscano che la cosa venga dimenticata. Speriamo di poter comunque realizzare un gioco per gli Stati Uniti.

DE: Ho visto che hai realizzato una cover per Deadman, questo mese.

MM: Sì, una sequenza di tre cover per Deadman [in realtà sembrerebbero 2 sole cover per Deadman #4 e #5].

DE: Ovviamente hai ancora chiamate con offerte di lavoro dalle grandi case editrici.

MM: Non tanto spesso. E quasi mai dalla Marvel. Più o meno una ogni due o tre anni. La DC mi chiamò per realizzare quelle copertine, e stupidamente pensai si trattasse di Deadman, il fumetto horror, come quello cui lavorò Kelley Jones qualche anno fa. Accettai perché pensai che sarebbe stato divertente. Ma quando vidi come era davvero il fumetto, realizzai che non si trattava dell'albo horror. Non credo che fosse un lavoro adatto a me. E' stato come un caso di pubblicità ingannevole.

DE: Adesso è un supereroe?

MM: Non so nemmeno cosa diavolo sia. Ha l'aspetto di quel genere di fumetti in cui la gente entra ed esce dalle auto e passeggia lungo dei corridoi. Non roba paurosa come case infestate e tombe.

DE: Nessuno ti ha chiesto di realizzare un intero albo?

MM: Ho l'impressione che avrei potuto farlo, se avessi voluto. Ma si sa che non mi interessa fare roba simile. Una volta che hai potuto realizzare personalmente il tuo lavoro, facendo qualunque cosa tu voglia col tuo personaggio, è molto difficile tornare a lavorare per altri, con un sacco di regole. E' più facile dire "Io so cosa è successo!".

DE: E' stato più facile lavorare come "dipendente" nel film Disney Atlantis?

MM: E' stato divertente. Un'esperienza completamente diversa. L'esperienza con la Disney e con Blade sono state così uniche perché ero parte di un team che lavorava a qualcosa. L'idea di essere pagato a ora per stare seduto e tirar fuori idee, senza necessariamente disegnarle.

DE: Com'è stato lavorare con altra gente che la Disney aveva preso per disegnare, esattamente come te?

MM: Non so quante fossero le persone coinvolte. Insegnavano ad alcune persone a disegnare come me, non so con quanto successo. Ciò che mi colpì fu che quando entrai alla Disney c'erano diagrammi appesi sopra le pagine dei miei albi che spiegavano come lavoro e cosa faccio in termini che non ho nemmeno capito. E' stranissimo vederti dissezionato. Ricardo Delgado (Age of Reptiles) era il tizio che avrebbe dovuto insegnare alla classe a disegnare come me. A me non lo chiesero, e francamente un altro lo avrebbe fatto meglio di quanto avrei fatto io. Essendo più o meno autodidatta, non ho idea del perché faccio quello che faccio. Ma per un altro è strano doverlo capire per poter istruire altri.

DE: Fosti deluso dall'insuccesso di Atlantis?

MM: Sarebbe stato bello che fosse una gigantesca hit. La cosa positiva è che non era il mio film. E' stata un'esperienza divertente. Ci ho lavorato circa un anno. Ma nel momento in cui uscì, cioè circa due anni dopo che la mia collaborazione si era conclusa, per me era così lontano che non potevo far altro che sperare per il meglio. Ma vedere il DVD, che contiene così tanto del mio lavoro, è stata un'emozione. Mi hanno accreditato per un sacco di cose, e mi si mostra mentre lavoro e mentre faccio lo scemo alle riunioni e roba del genere. E' bizzarro essere accreditati per un lavoro del genere. Mi piacerebbe molto rifarlo.

DE: Hai notato il tuo stile in qualche altro film in cui eri coinvolto?

MM: No. Solitamente c'è gente che mi dice: "Quel tizio ti imita", ma io tendo a non accorgermene. Ho sentito che in diversi studi di animazione hanno un sacco di miei lavori appesi alle pareti. Ma io non ho mai visto qualcosa per cui ho detto "Whoa, quella roba è troppo simile alla mia!".

DE: Perché il tuo progetto, Joe Golem, è stato accantonato?

MM: Be', il progetto di Joe Golem è rimasto in giro per anni. L'ultima incarnazione doveva essere realizzata a New York. Stavo per partire ma poi sono tornato qui. La splash page sarebbe stata la vista fuori dal mio studio. Nella storia alcuni disastri nel passato trasformano New York in un'area disastrata. Mancava una settimana all'inizio del lavoro, ma poi avvenne l'attentato alle Twin Towers. Non me la sentivo di disegnare una New York disastrata finta in una New York semidistrutta vera. Così mi sono dedicato al nuovo Hellboy. Ma in quella storia ci sono elementi che voglio ancora usare. Forse li utilizzerò per Hellboy o in un'altra incarnazione di Joe Golem. Staremo a vedere.

DE: Attualmente ti inchiostri completamente da solo?

MM: Sì.

DE: Lasceresti che qualcun altro ti inchiostrasse?

MM: Solo come cosa originale. Ad esempio se ci fosse qualcuno con uno stile completamente diverso dal mio e volessimo vedere il risultato della combinazione tra i due stili. Ma dovrei radicalmente cambiare il mio modo di disegnare, perché un eventuale inchiostratore sappia che diavolo deve fare coi miei disegni. Ma la mia roba è talmente facile da inchiostrare che preferisco farlo da me.

DE: Il tuo stile è unico. Quando lo hai trovato e hai iniziato a svilupparlo?

MM: Probabilmente mentre realizzavo Cosmic Odyssey (scritto da Jim Starlin). Forse perché disegnavo un sacco di personaggi di Kirby e per mesi me ne sono rimasto seduto col lavoro di Kirby davanti. Fu una liberazione perché prima avevo cercato di disegnare le cose "correttamente". Avere Jack di fronte a me mi fece comprendere che è più d'effetto disegnare in quel modo esasperato. Guardare ai New Gods di Kirby mi fa ridefinire il concetto di strano. Sebbene non abbia seguito ciò che ha fatto lui, mi ha permesso di sentirmi libero di enfatizzare.

DE: Non mi capita spesso di parlare con fan di Kirby così ben conosciuti quanto te. Che mi dici di Kirby?

MM: Purtroppo, per me è quasi impossibile da spiegare. Ha fatto tantissime cose e tutte bene. Aveva compreso il medium e che un bel disegno è secondario rispetto al raggiungere il tuo obiettivo. L'enfasi e l'espressività sono importanti. Ho attraversato fasi, nella mia carriera, in cui cercavo di realizzare schizzi su schizzi e mi sforzavo di disegnare braccia muscolose e gambe perfette. C'è gente che lo fa magnificamente, ma non aveva lo stesso effetto per la storia che stavo realizzando. Non aveva la potenza che Jack riusciva a infondere nelle pagine. Il fatto è che Jack fece un mucchio di cose e attraversò molte fasi interessanti. Fu davvero unico! Probabilmente nessuno ha definito tante cose sul medium quante lui. Nessuno riuscirà nemmeno a raggiungere la sua mole di lavori. Per me è frustrante avere così tante idee e non avere il tempo di realizzarle. Jack infranse questa barriera temporale. Sembra che disegnasse tanto velocemente quanto poteva pensare. Non vedremo mai più nulla del genere. Ma erano altri tempi, un altro business. L'unica cosa che non ho mai fatto con Hellboy e che mi sarebbe piaciuto fare è una bella storia di mostri alla Kirby.

DE: Non c'erano abbastanza braccia nel Verme Conquistatore perché sembrasse un mostro alla Kirby.

MM: Lo so. Quella era roba mia, ma mi piacerebbe fare una storia di Hellboy, prossimamente, simile a un film della Hammer, un'altra simile alle storie del Dottor Strange e una storia di mostri alla Kirby. Mi piacerebbe offrire il mio piccolo tributo a cose del genere. E' sulla lista delle cose da fare.

DE: Il tuo primo contatto con Hollywood avvenne quando realizzasti l'adattamento del Dracula di Francis Ford Coppola per la Topps Comics. Fu Coppola che ti coinvolse?

MM: Di sicuro non fu lui a reclutarmi. La Topps mi chiamò mentre vivevo a NY e mi propose di fare l'adattamento del film. Sapevo che gli adattamenti di film sono orribili, ma si trattava di Coppola e di Dracula, per cui decisi di vedere di cosa si trattasse. In quel periodo mi trasferii a San Francisco: abitavo proprio vicino alla Zoetrope Pictures, la compagnia di produzione di Coppola. Visitai il set, incontrai Francis e lui diede un'occhiata al mio lavoro. Venne fuori che c'era un modello per il castello di Dracula che non soddisfava Francis al 100%. Sono convinto che mi chiamarono perché avevano il mio numero, perché stavo disegnando l'adattamento e perché abitavo vicino. Fatto sta che mi fecero lavorare su quel modello. Fu un problema interessante perché il modello era già costruito. Suggerii delle modifiche, ma mi dissero che erano troppo dispendiose. Ma in quel modo riuscii a entrare nella sede della Zoetrope e a ottenere materiale di consultazione.

DE: Ti piace il design di Dracula, con le ciambelle in testa?

MM: E' strano e interessante. Non avrei mai potuto immaginare nulla del genere. Quando il film era praticamente concluso, Francis mi chiamò perché visionassi il montaggio provvisorio. Quando arrivai, ad attendermi c'erano solo Francis e George Lucas. Ovviamente fu la notte più bizzarra della mia vita. Cenai con loro, visionai il film e poi sentii loro che ne discutevano.

DE: Hai discusso con Lucas?

MM: No, eravamo in disaccordo su qualche cosa.

DE: Tipo?

MM: Tagliare la testa a Dracula alla fine del film. Come diceva Lucas, la regola dice che se vuoi uccidere un vampiro devi tagliargli la testa. Io questo lo so, ma quella era una bella scena romantica e all'improvviso il personaggio di Winona Ryder prende e gli taglia la testa. Questo toglie romanticismo alla scena. Non ero d'accordo.

DE: Ma alla fine rimase nel film.

MM: C'è una scena in cui Anthony Hopkins uccide tre donne vampiro. Originariamente non si sarebbe dovuto vedere che lo faceva. Winona Ryder si sveglia, si guarda intorno e Hopkins esce fuori dal castello con le teste delle tre vampire in mano. Ha un grande coltello in mano, sangue dappertutto e le teste. Io pensai che fosse una bella immagine. George pensò che il pubblico sarebbe stato confuso perché non aveva visto Hopkins uccidere le donne. Io replicai: "Cosa dovrebbero pensare? Che le ha trovate sul pavimento di cucina? E' insanguinato e ha un coltello in mano!". Ma prevalse la tesi di George, che si dovesse cioè mostrare Hopkins che tagliava loro la testa.

DE: E così non lavorasti mai a un fumetto di Guerre Stellari [ride].

MM: No, non c'entra nulla. Fu davvero interessante essere nella stessa stanza con loro due. Come c'ero finito? Non avevo mai lavorato per il cinema e all'improvviso mi ritrovavo a guardare un film tra il tizio che aveva girato Guerre Stellari e quello del Padrino. Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere. Conosco diversa gente del campo cinematografico: a loro non è mai capitata una simile occasione. Sono entrato nel mondo del cinema dalla porta principale. Ho lavorato su storyboards di scene che loro hanno discusso. Il mio coinvolgimento in Dracula è stato sopravvalutato. Fu molto breve. C'è un castello che si vede in un flashback, ed io l'ho parzialmente disegnato. Tutto qui.

DE: Hai scritto ma non disegnato The Doom That Came to Gotham, con un Batman vittoriano. Com'è non disegnare le tue storie?

MM: Molto più difficile perché so cosa ho in testa ma è difficilissimo scriverlo per qualcun altro. sto facendo la stessa cosa anche adesso. Sto scrivendo per Troy Nixey, ed è molto più difficile che prendere l'idea dalla tua testa e realizzarla da te.

DE: Tua figlia legge fumetti?

MM: Li conosce ma non li legge. Adesso ne sta scrivendo uno insieme a me. Ho promesso a Diana Schutz [senior editor alla Dark Horse] una storia di 6 pagine per un'antologia Maverick.
Non avevo idee e mia figlia ne ha tirato fuori una. Ho pensato "wow!". C'era qualcosa di straordinario impatto visivo, in quelle immagini. Ho voluto vedere se fosse possibile prendere quell'idea e trasformarla in un fumetto. E' molto particolare.

DE: Disegnasti il primo Elseworld perfino prima che gli Elseworld esistessero(Batman: Gotham By Gaslight). Sapevi che in quel momento aprivi una frontiera?

MM: Forse lo sapevo in quel momento. Non ricordo molto di quel progetto. Per me era importante perché avevo appena terminato Cosmic Odyssey, piena di supereroi, ed io non volevo diventare un disegnatore di supereroi. Mi piace la roba soprannaturale, oscura. Quando mi proposero Gotham By Gaslight pensai che quel progetto poteva garantirmi una reputazione nell'ambiente.

DE: Vorrei parlare di The Amazing Screw-On Head [un one-shot di recente pubblicazione, N.d.T.]. L'ho appena letto in bianco e nero. E' pazzesco. Sembra il delirio di un febbricitante. Vuoi parlarmene?

MM: Qualcuno, dopo averlo letto, mi ha detto che la cosa bella è che, diversamente da quanto accade con Hellboy, in cui il risultato finale è meno folle di quello che racconto a voce, in Screw-On Head mantengo la stessa forza del racconto orale. E' tanto pazzesco quanto avevo detto che sarebbe stato. E' stato un esperimento divertente.

DE: La maggior parte dei tuoi lavori creator-owned sono umoristici, ma il tuo stile non lo è. C'è un netto contrasto.

MM: Quello che avevo originariamente in mente per Screw-On Head era di realizzarlo con uno stile da cartone animato. Di sicuro sarebbe stato disegnato più in fretta. Spero di aver comunque conservato l'humor e il ritmo.

DE: Una cosa che ho notato, dei tuoi fumetti, è che la gente non apre la bocca quando parla. Lo sapevi?

MM: Probabilmente non lo fanno. Hellboy qualche volta sì, ma la sua bocca è solo una fessura.

DE: Oppure digrignano i denti.

MM: Non sono tipo da espressioni facciali. Alcuni lo sono. Se guardi alla scuola di Adam Hughes, ad esempio, noti meravigliose e sottili espressioni facciali. Non è quello che faccio io. E, in un certo senso, Hellboy è stato creato per essere il mio personaggio definitivo. Praticamente non ha espressioni facciali. Ma possono esprimere qualunque cosa voglio attraverso il modo in cui è costruito il personaggio. In BPRD di Ryan Sook c'è molta più sottigliezza del segno. Io esprimo la sottigliezza in altri modi, come vignette che esprimono l'atmosfera e roba così. Ma lui può fare molto di più con una sola vignetta. Non ho mai preteso di disegnare così bene.

DE: Molti artisti con cui ho parlato hanno una visione molto pessimistica del loro ruolo nell'industria. Come autore di successo e acclamato dalla critica, come consideri il tuo ruolo nell'industria?

MM: Di sicuro non sono disilluso. Sono eccitato da morire. Faccio esattamente quello che voglio fare e riesco a trarne di che vivere. Non ho nulla di cui lamentarmi. O meglio lo faccio, ma so quanto sono fortunato. Sto realizzando molto più di quanto mi aspettassi nel mondo dei comics. Per non parlare dei contatti con Hollywood, in cui mi sono imbattuto per pura fortuna. Pensavo che avrei fatto l'inchiostratore, nel mondo dei fumetti. L'ultimo obiettivo consapevole che ho avuto mentre facevo l'inchiostratore fu di realizzare, un giorno, prima di morire, le matite di una storia di 10 tavole, tanto per poter dire di aver disegnato un fumetto.

DE: Grazie tante, Mike.

MM: A te, Dan.

Dan Epstein

 

[vai alla prima parte]


[giugno 2002]


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