|
[La
versione originale dell'intervista è apparsa a marzo 2002
sull'interessante sito SLUSHFACTORY.
Su Ultrazine con l'autorizzazione dell'autore].
Mike
Mignola è unanimemente considerato tra i maggiori disegnatori
di comics. Con il suo stile secco, giocato su uno straordinario
equilibrio dei bianchi e dei neri, ha modernizzato e sintetizzando
la classica lezione di grandi del passato come Jack Kirby, Milton
Caniff e Alex Toth. È "l'artista preferito dagli artisti",
e anche in Italia diversi disegnatori - ad esempio, Nicola Mari,
Luca Rossi, Emiliano Mammucari - guardano alla sua seminale lezione
di stile. In questa lunga intervista Mignola parla della sua carriera,
dagli esordi ad Hellboy alle collaborazioni per il cinema, Dracula,
Atlantis e Blade 2.
Sito web da visitare: www.hellboy.com
DAN EPSTEIN: Hellboy: The Conqueror Worm [Il Verme Conquistatore,
penultima miniserie edita dalla Dark Horse nel 2001, N.d.T.], reca
una citazione tratta da Edgar Allan Poe. Poe è stato di grande
influenza per te?
MIKE
MIGNOLA: Non in particolare, è un'influenza importante per
chi si occupa di argomenti simili. Era un bel titolo e mi è
sempre piaciuto ed è stato un caso felice che rileggendo
il poema sembri perfetto per le immagini iniziali del fumetto. Il
titolo dà un tocco di classe a quello che altrimenti sarebbe
un B-movie alla Roger Corman.
DE:
Davvero consideri Hellboy una specie di B-movie?
MM:
Gran parte dei lavori su Hellboy lo è. Ho sempre pensato
di star facendo delle storie che sarebbero piaciute a Ed Wood. Poi
ho cercato di farle come se si trattasse di un film d'autore. Per
cui perdi la percezione di quanto la storia sia stupida, e ti attacchi
a tutte quelle pretenziosità che non sarebbero necessarie.
Se ho una ricetta di come fare le cose è questa.
DE:
Saresti interessato a fare un film di serie A o uno che non sia
di genere?
MM:
Odio dirlo, perché può farmi sembrare una specie di
ritardato, ma non ho molto interesse verso film che non siano di
genere. Ho sempre voluto disegnare storie di mostri e fantasmi sin
da quando, credo, ero nella sesta classe [la scuola elementare americana
ha otto classi]. Avevo letto Dracula e poi mi ero detto: "Ecco,
è questo che voglio fare". C'è così tanto
materiale su cui lavorare. Voglio fare qualsiasi cosa, dalle storie
di fate, a quelle legate alle leggende e alle credenze vittoriane.
DE:
Così, non farai mai nulla di autobiografico?
MM:
Non credo proprio.
DE:
Il personaggio di Lobster Johnson [il co-protagonista della mini
Il Verme Conquistatore, N.d.T.] è basato sull'Uomo Mascherato
di Lee Falk?
MM:
Lobster Johnson è basato su diversi personaggi di quel tipo.
Gran parte di quello che faccio si basa sulle letture fatte alla
high school. Leggevo Doc Savage e roba simile. Ho sempre amato il
periodo delle riviste pulp. Volevo un personaggio che fosse un sentito
e tangibile omaggio a quelle produzioni.
DE:
Che cosa è nato prima, l'idea grafica del verme o il nome
della serie?
MM:
Credo che appena ho avuto chiaro il fatto che stavo per fare una
storia con un verme gigante quell'immagine era già dentro
la mia testa. Quando ho davvero disegnato il verme ho scoperto che
quello che avevo in testa era un caterpillar e non un semplice verme.
DE:
I vermi non fanno paura.
MM:
È esatto, non sono per nulla interessanti.
DE:
Come sarà la prima avventura di Hellboy in Africa [la mini
di 2 si intita The Third Wish, in uscita a luglio/agosto, N.d.T.]?
MM:
In origine volevo fare una storia breve ambientata in Africa. Poi
ho pensato che quella storia era troppo stupida. Perciò la
prossima miniserie di Hellboy, di cui sto finendo l'ultima pagina,
inizierà in Africa per poi spostarsi sul fondo dell'oceano.
DE:
Niente più nazisti, eh?
MM:
Niente più nazisti, ne ho fatto fin troppi. Sono dei grandi
cattivi, del genere adatto ai pulp di cui parlavo prima. Magari
li nominerò strada facendo ma non ho alcun progetto incentrato
sui nazisti. Non ho mai pianificato di usare i nazisti se non come
un elemento inerente l'origine del personaggio. Però una
volta che crei un personaggio che è una testa nazista chiusa
in una specie di giara, ti dici: "Questo tizio lo voglio usare
di nuovo". The Conqueror worm sembra essere il fumetto in cui
ho davvero avuto a che fare con l'argomento dei super-criminali
nazisti. Sono apparsi anche in altre miniserie ma quello è
il solo caso in cui li ho usati come "veri" cattivi. Una
volta fatto non ho nessuna intenzione di ripetermi. Perciò
ora mi sto spostando dalle vicende di scienziati pazzi a temi puramente
soprannaturali.
DE:
Qual è stato il tuo coinvolgimento nello sviluppo del romanzo
su Hellboy The Bones of Giants?
MM:
Sono stato molto coinvolto da quel volume. Con il primo, The Lost
Army, non ho quasi avuto nessun coinvolgimento se non leggerlo e
dare qualche input. Ma era una idea di Chris [Golden, lo scrittore
del libro, N.d.T.]. Il secondo era un'idea che avevo avuto per una
miniserie di Hellboy. Ma era una cosa su cui non pensavo di ritornare
per disegnarla. Perciò ho dato a Chris una specie di spunto.
Gli ho suggerito la scena iniziale e qualche altro passaggio, qualcosa
su dei giganti dei ghiacci e Thor che venivano trovati su una spiaggia
da qualche parte e l'idea del martello di Thor saldato alla sua
mano. Questo è quello che avevo immaginato, ho passato tutto
a Chris che è molto ferrato in mitologia nordica e lui ha
aggiunto tutto il resto.
DE:
Ho appena finito il romanzo di Neil Gaiman, e anche nel suo libro
si parla di mitologia nordica. Questa tematica non è già
troppo sfruttata dal fumetto di Thor della Marvel?
MM:
Non credo, la mitologia nordica è davvero piena di spunti.
Thor era il mio fumetto preferito quando ero piccolo e probabilmente
è stato il motivo che mi ha portato ad usare un sacco di
quelle leggende nei miei lavori. Perciò se avessi disegnato
quella storia invece di fare il romanzo, avrei usato un sacco di
riferimenti al Thor di Jack Kirby. La mitologia nordica è
così ricca. Non potrà mai essere usata fino ad esaurimento.
DE:
Come hai conosciuto Chris Golden?
MM:
Credo sia uno dei tizi, ai tempi della prima miniserie di Hellboy,
che scrisse una recensione davvero positiva per un giornale. Mi
contattò per potere scrivere dei racconti da inserire in
appendice agli albi. Ci siamo scambiati idee in proposito per un
po'. Lessi i romanzi che aveva scritto e l'idea iniziale dei racconti
crebbe fino a diventare un vero e proprio romanzo.
DE:
Non hai scritto né disegnato BPRD [la miniserie di 3 intitolata
Hollow Earth, incentrata sugli altri agenti del Bureau for Paranormal
Research and Defense. Disegni di Ryan Sook, N.d.T.]. Hai però
fatto i soggetti?
MM:
Ho fatto quasi tutto il soggetto del primo episodio; avevo certe
idee su dove alcuni dei personaggi si trovassero. Non avrei mai
avuto il tempo di parlarne vista la direzione che Hellboy stava
prendendo. Ho contattato Chris e gli ho detto quello che sapevo
sui personaggi e l'idea su sui volevo si basasse la storia. Probabilmente
gli ho dato circa metà del soggetto. Lui e l'altro scrittore
della miniserie, Tom Sniegoski, l'hanno espanso e aggiunto altri
elementi. Una volta che loro avevano scritto la sceneggiatura, l'ho
ripresa e ho sistemato alcuni degli elementi della storia dell'universo
di Hellboy che gli avevo passato. In più ho aggiustato i
dialoghi perché solo io so come quei personaggi si esprimono.
È difficile per chiunque altro lavorare su personaggi di
un altro. E ogni volta che un altro scrittore scrive Hellboy, ci
torno sopra e ritocco i dialoghi, la stessa cosa è successa
con BPRD.
DE:
Come ci si trova a creare l'universo di Hellboy?
MM:
Beh, l'aspetto frustrante nel creare questo universo è che
penso sempre più velocemente ma disegno sempre più
lentamente. Per questo è piacevole avere qualcun altro che
mi aiuta. Ho idee su una mezza dozzina di personaggi. Su ognuno
si potrebbe fare una miniserie di 100 pagine, ma quando diavolo
riuscirei a farle?
DE:
A che ritmo disegni?
MM:
Molto lento. Se riesco a fare le matite di una pagina in una giornata,
è una giornata davvero buona.
DE:
Hai detto che stai diventando sempre più lento.
MM:
Anche per via di dover gestire l'"impero" legato al personaggio
di Hellboy, dover visionare questo, approvare quest'altro, un sacco
di cose mi portano via dal disegnare. Per anni mi sono svegliato
pensando: "Accidenti, devo passare tutta la giornata al tavolo
da disegno". Ora quando c'è un giorno senza interruzioni,
quando le mie figlie sono a scuola, sono stupito.
DE:
Perché qualche anno fa sei andato via da New York City?
MM:
Beh, era nata mia figlia. Vivevamo a Brooklyn e mia moglie voleva
smettere di lavorare. Mi è incominciata a piacere l'idea
di Portland in Oregon; la Dark Horse si trovava lì. Ho pensato
che fosse il momento giusto per spostarmi e stare a contatto con
la mia casa editrice. Inoltre lì c'era Powell's Books, la
miglior libreria dell'usato d'America. Alla fine abbiamo trovato
casa a tre isolati di distanza da lì. Mia figlia è
più grande ora, e mia moglie voleva tornare a lavorare, così
siamo ritornati.
DE:
Portland ha visto crescere un'importante scena fumettistica con
la Dark Horse e la Oni Press. Hai legato con altri artisti?
MM:
In realtà no, non ce n'era nessuno tra quelli che abitavano
vicino. Ho conosciuto qualcuno, non ero distante dalla sede della
Dark Horse ma per la maggior parte del tempo stavo da solo nel mio
studio.
DE:
Che cosa ti ha spinto a proporre Hellboy alla Dark Horse?
MM:
Al tempo non c'erano tante case editrici a cui rivolgersi. Ho iniziato
Hellboy un paio d'anni prima che la Image rendesse possibile per
tutti il concetto di creator-owned. L'Image è stato l'esempio
a cui rifarsi. Chiunque stava creando le proprie storie e io ero
giunto al punto della mia carriera in cui avevo fatto diverse cose
interessanti. L'idea di creare i miei personaggi mi sembrava un
evoluzione naturale. Ci furono delle discussioni, non con me, alla
Dark Horse su Art Adams, che aveva appena iniziato a lavorare al
suo progetto personale. Allora io e lui vivevamo nella stessa zona
di San Francisco. Discutevamo insieme e l'Image stava prendendo
contatti con lui. Gli mandarono una proposta per andare all' Image
e l'offerta fu estesa anche a me. Ma la Dark Horse ci è sempre
sembrata una scelta in cui ci riconoscevamo di più. Con i
ragazzi dell'Image, era davvero una generazione diversa. La Dark
Horse stava pubblicando Sin City di Frank Miller e facendo delle
cose con Geoff Darrow. Mi sarebbe piaciuto essere associato con
quel tipo di materiale piuttosto che con le produzioni Image.
Insieme [io, Art Adams e John Byrne] costituimmo un piccolo gruppo
e dicemmo alla Dark Horse, "Fateci lo stesso contratto che
garantite a Frank [Miller] e saremo felici". È stato
molto semplice. Infatti, la Dark Horse mi chiese cosa pensavo di
fare. Io risposi che avrei fatto Hellboy ma non mi chiesero mai
di che cosa si trattasse, non mi chiesero mai di vedere nulla, mi
hanno solo detto "va bene". A differenza degli altri del
gruppo non avevo dei grandi record personali come quelli di Art
Adams, Frank Miller o John Byrne. All'inizio ho beneficiato dalla
Legend probabilmente più di chiunque altro. Mi mise nella
stessa classe con artisti con i quali non ero mai stato associato.
DE:
Che successe poi alla Legend? È stato per quello che Byrne
lasciò la Dark Horse?
MM:
Non ha niente a che fare con quello. La Legend, per me, non era
altro che un simbolo che mettevamo sui nostri albi. Non è
mai stata una divisione della Dark Horse. John aveva altre idea
su cosa la Legend avrebbe dovuto essere. John [Byrne] e Frank [Miller]
possedevano il copyright. John iniziò a dire cose del tipo
"bisogna fare così, tu non puoi fare questo nè
quello". Invece di d'essere liberi di agire ognuno indipendentemente
dagli altri, qualcuno iniziò ad immischiarsi negli affari
degli altri.
Non penso che la Legend avrebbe mai potuto funzionare se non con
ciascuno di noi impegnato a fare i propri progetti. Era previsto
di fare un set di card e quell'idea segnò la fine della Legend.
Io non volevo farlo. Mi dicevo che se avessimo cercato di fare un
qualcosa a cui contribuivamo tutti, qualcuno avrebbe potuto dire:
"questo può andare, questo non può andare".
Se qualcuno avesse cercato di imporre la propria opinione sarebbe
stato un bel problema. Sapevo che avrei passato una settimana a
fare quelle card, nessuno le avrebbe viste, e io mi sarei arrabbiato
ed è esattamente quello che è successo. Nessuno ha
mai visto le mie card e l'intera Legend è saltata in aria
per colpa di quelle card. Questo è quello che ricordo. Ero
davvero arrabbiato. Degli altri, alcuni smisero di parlarsi.
DE:
Ci sono sempre intrighi e controversie in questo piccolo mondo del
Fumetto.
MM:
Beh, è tutto così stupido. Se potessimo concentrarci
solo sui nostri progetti e fare solo quello che sappiamo fare, tutto
andrebbe meglio. Non appena qualcuno dice "Penso che questo
debba essere così
". Non rifilare la tua idea
di come si debbano fare le cose a me.
Così quando la Dark Horse disse che stavano per lanciare
la linea Maverick ho pensato: "Oh merda, sta per succedere
di nuovo". Fortunatamente Maverick è stato definito
semplicemente come la linea creator-owned della Dark Horse. Non
c'è nessuna riunione, io non conosco la metà di quelli
che stanno lavorandoci, Maverick è solo un titolo che la
Dark Horse appiccica su certi albi. La Dark Horse spiega questo
con il fatto che stanno pubblicando molti albi diversi, che è
il loro modo per dire che sostengono materiali creator-owned, cosa
che molti editori non fanno. È certo che se mi soffermo a
guardare il lavoro degli artisti che sono sotto l'etichetta Maverick,
mi sento onorato dall'essere in compagnia di gente come Craig Russell.
DE:
Tu e Frank Miller siete ancora in contatto?
MM:
È tutto a posto tra me e lui. È divertente, Frank
vive a New York City e ora anch'io, ma lo sento meno rispetto a
quando vivevo in un altro stato.
DE:
Quando hai messo su carta Hellboy per la prima volta?
MM:
Nel 1993.
DE:
Si trattava di uno dei tanti sketch o volevi davvero creare un personaggio?
MM:
Avevo disegnato e co-sceneggiato uno one-shot di Legends of the
Dark Knight (il # 54, scritto insieme a Dan Raspler), in cui Batman
parla con un morto. Una misteriosa ghost story. Ero molto soddisfatto
del modo in cui era venuta fuori. La considero la prima storia di
Hellboy. Sentii che volevo fare altre storie come quella. Anziché
venirmene fuori con altre storie del genere e provare a farci entrare
per forza Wolverine o Batman, capii che preferivo costruire un personaggio
da inserire in quelle storie. E doveva essere un personaggio divertente
da disegnare.
DE:
John Byrne fece lo script della prima mini di Hellboy. Perché
avesti bisogno di lui?
MM:
Non avevo mai realizzato uno script e non ritenevo di poterlo fare.
Essendo spaventato dallo scrivere, la mia idea fu di chiedere a
John che volevo fare una roba alla Frankenstein. Prima di passargli
la cosa, iniziai a buttar giù qualche idea, poi qualche altra,
e mi ritrovai con un intero soggetto. Così scrissi io la
storia senza aver mai detto a John di cosa parlasse. Non ho niente
contro John, dato che senza di lui non avrei potuto farcela, ma
avrebbe cambiato in troppi punti ciò che avevo fatto e io
avrei sempre pensato che preferivo la mia versione.
Inoltre, John scrisse la narrazione in prima persona, e credo che
fosse stata una mia idea.
Ma non funziona, così la prima miniserie è un esempio
di come non volevo che "suonasse". Ma avevo desiderato
che John la scrivesse in modo che il tutto somigliasse a un fumetto
professionale. Ma alla fine pensai che fosse un po' troppo perfettino
e raffinato, mentre io volevo qualcosa di più incoerente,
che avesse dentro un po' più di me stesso e della mia personalità.
Durante tutto il processo John sapeva che avrei finito per scriverla
io, questa cosa. Ora, c'è un mucchio di scrittori che mi
vengono in mente che avrebbero cercato di renderla una cosa loro
o, al massimo, una combinazione tra la mia e la loro.
La bellezza di aver avuto John su quella miniserie è che
ha sempre affrontato la cosa come se fosse mia. Mi ha aiutato ma
non ha mai cercato di inserire proditoriamente degli elementi suoi.
Mentre la miniserie procedeva, iniziai a rivedere quello che John
aveva scritto. Aveva scritto moltissime didascalie, ma io ne eliminai
un bel po'. Non se ne è mai lamentato. E non mi vengono in
mente tanti scrittori che l'avrebbero presa così bene. "The
Wolves of Saint August ", che realizzai per Dark Horse Presents
[numeri #88-91; la saga è tradotta in Italia nel volume "I
lupi di Saint August", edito da Magic Press, N.d.T.], fu il
mio primo lavoro autonomo. Era spaventoso e rozzo, ma non so se
avrebbe potuto essere altrimenti.
DE:
Come procede il film di Hellboy?
MM:
Mi stupisce che questa non sia stata la seconda domanda. Non ne
ho idea. Quello che sanno tutti è quello che so io. Siamo
in attesa che qualcuno dia il via libera. Da quello che ho letto
ultimamente e a giudicare dalla mia ultima conversazione col regista,
Guillermo del Toro, lui vuole davvero che Hellboy sia il suo prossimo
film. [A fine Aprile è stato reso noto che il film si farà.
Sarà realizzato dai Revolution Studios, legati al colosso
Sony, e avrà un budget di 60 milioni di dollari, N.d.T.]
DE:
Un eventuale successo di Blade
2 [sempre diretto da Del Toro, per cui Mignola ha realizzato
parte della "concept art", N.d.T.] sarebbe d'aiuto?
MM:
Già si dice bene di Blade 2 e altrettanto positivamente si
è espressa la critica sul suo film The Devil's Backbone.
La mia sensazione è che se il film su Hellboy deve essere
fatto, questo è il momento giusto. Mi piacerebbe molto che
fosse lui a girarlo. Ha l'approccio giusto all'argomento. Quando
ci incontrammo la prima volta, fummo subito d'accordo su chi dovesse
impersonare Hellboy.
DE:
Vi siete trovati d'accordo indipendentemente, però?
MM:
Ha raccontato questa storia abbastanza di recente, ed è esattamente
il modo in cui la ricordo io. Eravamo a colazione, entrambi avevamo
raggiunto indipendentemente un'idea su chi volessimo e fu solo un
caso che uno di noi due abbia calato le proprie carte per primo.
Dicemmo "Ron
Perlman" quasi all'unisono. Era un buon inizio. A un certo
punto, Guillermo disse: "Voglio fare di Hellboy l'ultimo imperatore
del B-movie dell'orrore". Era esattamente la mia formula. Perfetto.
In un certo senso i suoi processi mentali sono simili ai miei. Vuole
fare quel genere di film ma con una autentica mentalità da
film d'autore.
DE:
Lui stesso è un illustratore.
MM:
Ci sono cose che ha fatto per Hellboy che mi hanno fatto dire "Non
so...". Ma ho fiducia nella sua visione. Se riesce a tirare
fuori ciò che avrei fatto io, adorerò vederglielo
fare.
DE:
Il personaggio ti apparterrà ancora se il film viene realizzato?
MM:
Vorrei conoscere la risposta. Non mi apparterrà più
come mi appartiene adesso. Alcuni diritti andranno ceduto allo Studio.
Ma non credo che accadrà nulla che mi impedisca di realizzare
il fumetto. E questo è ciò che più mi interessa.
Se vendo il film e i diritti per l'animazione, va bene, ma solo
finché posso continuare a fare ciò che voglio fare:
il fumetto. Penso che i miei avvocati lasceranno fuori qualcosa
in modo che io possa ancora fare un portfolio in edizione limitata
e roba del genere. Ma non ho intenzione di realizzare personalmente
un sequel, perciò se desiderano quei diritti, lascerò
che li abbiano.
Ho avuto una conversazione molto interessante con Todd McFarlane.
Mi contattò perché realizzassi una cover per il numero
100 di Spawn. Disegnai Spawn col mantello strappato e sfilacciato.
Todd mi chiese di cambiare il disegno. Mi sono indignato come solo
gli artisti sanno fare: "Riprenditi i tuoi soldi e ridammi
il disegno!", ma Todd mi spiegò che la New Line detiene
i diritti dello Spawn con strappi e sfilacciamenti, mentre lui ha
quelli dello Spawn liscio. E' una cosa stupidissima!
DE:
Agli avvocati saranno servite 10 ore solo per pensarci.
MM:
Una cosa alla quale hanno pensato è di spostare la mano di
pietra di Hellboy dal braccio destro a quello sinistro. In un certo
senso mi fa piacere perché distingue l'Hellboy di Mignola
da quello di Del Toro. Ma è tutto molto complicato. Sono
coinvolte intere squadre di avvocati. Questa roba non mi interessa.
L'unica cosa che davvero mi piacerebbe sarebbe avere la possibilità
di lavorare con Del Toro nel film.
DE:
Se non accadesse, sarebbe la fine del progetto?
MM:
Non necessariamente. Lui vuole farlo e io sono d'accordo. Per adesso
siamo a questo punto. E' un bravo ragazzo. Ho lavorato con lui su
Blade 2 per un paio di mesi e ci siamo divertiti. Sarebbe bello
fare Hellboy insieme.
[vai
alla seconda parte]
|