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Intervista a
MICHELE MEDDA

di Fabrizio Lo Bianco

da Unionesarda.it del 30 ottobre 2001

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MICHELE MEDDA: NOTE BIOGRAFICHE

Medda in una caricatura  di Claudio CastelliniMichele Medda nasce a Cagliari nel 1962. Laureatosi in Lettere Moderne con una tesi sul romanzo giallo italiano, scrive fumetti dal 1986. Per la Sergio Bonelli Editore sceneggia Tex, Dylan Dog, Zona X, Nick Raider. Dopo il debutto negli anni ottanta su Martin Mystère con Il mistero del nuraghe, una storia scritta a sei mani con Serra e Vigna, con gli stessi crea nel 1991 il personaggio Nathan Never e nel 1995 dà vita alla serie Legs Weaver. È attualmente considerato uno dei migliori sceneggiatori italiani e con tale motivazione ha vinto due premi ANAFI. Nathan Never nel 1997 si è aggiudicato il premio Yellow Kid come miglior serie a fumetti. Oggi è una serie tradotta in numerosi paesi europei oltre che negli Stati Uniti e in Brasile. Scrive per diverse testate cartacee e on line, occupandosi di critica letteraria, fumetti e cinematografia.

Michele Medda (che vive e lavora a Cagliari) continua a scrivere per la Sergio Bonelli Editore e contemporaneamente si dedica a nuovi progetti editoriali di autoproduzione.

L'americano Brian Scot Johnson, a proposito del suo albo "Vampyrus" edito dalla Dark Horse negli USA, scrive: "Michele Medda è un narratore incredibile. Questo è uno schiaffo in faccia ai lettori, un'ottima sveglia per gli appassionati del genere. Mescolando elementi e ispirazione da fonti quali l'Alien di Giger, l'Hellboy di Mignola, gli X-files di Carter ed il Dracula di Bram Stoker, questo albo prende l'orrore per la gola e lo soffoca fino alla sottomissione!"

Links utili:

http://web.tiscali.it/michelemedda/index.htm (il sito personale dello sceneggiatore)

www.peterpress.com (sito della casa editrice Peter Pen)

www.ubcfumetti.com

www.sergiobonellieditore.it

 

INTERVISTA A MICHELE MEDDA

Da alcuni giorni trovate nelle fumetterie la graphic novel "Digitus Dei II". L'albo segue la ristampa del primo Digitus Dei (la cui pubblicazione originaria risale al 1996, quando il progetto editoriale partì con i tipi della Magic Press) e segna un evento importante per la pressoché inesistente editoria fumettistica sarda.

Digitus Dei nasce dalla collaborazione con Stefano Casini e racconta le vicende di Padre Sertori, un prete esorcista fuori dagli stereotipi del genere. La pubblicazione dell'albo rappresenta un piccolo evento per l'editoria sarda: è una delle prime produzioni della casa editrice Peter Pen dello stesso Medda e dal 27 ottobre sarà presentata ufficialmente a "Lucca Comics & Games 2001", manifestazione storica del fumetto italiano. Attiva da circa un anno, la Peter Pen (sito internet www.peterpress.com) si avvale della collaborazione di altri autori cagliaritani, tra i quali lo sceneggiatore Claudio Fattori e il disegnatore Bruno Olivieri.

Abbiamo sentito Medda alla vigilia della partenza per la convention di Lucca.

Cover di Digitus DeiDigitus Dei, "il dito di Dio": perché hai scelto questo titolo?

Mi intrigava mettere un titolo latino, e non so come ho beccato questa frase del Vangelo sugli esorcismi. Guarendo un indemoniato, Gesù dice: "Se è col dito di Dio che scaccio i demoni, è certo che conquisterete il Regno dei Cieli." Digitus Dei suona bene, e riprende la tradizione scaramantica della doppia iniziale nei titoli dei fumetti. Superstizioni pagane, dirai tu. Ora, Nathan Never (NN) è stato un successo, Legs Weaver (LW) invece no...

In Padre Sertori hai convogliato religione e laicismo, in una miscela conflittuale: quanto c'è del tuo rapporto con la religione in questo personaggio?

Sono uno di quei milioni di cattolici battezzati ma non praticanti. Non ho la pretesa di fare un discorso strettamente "religioso" con Digitus Dei, assolutamente. Però la nostra cultura è permeata dalla religione cattolica. Senonché, quando si tocca l'argomento da parte dei credenti, ovviamente, si cade nel didascalismo... dall'altra parte, invece, c'è un anticattolicesimo viscerale abbastanza becero... ora, mi chiedo se invece non ci sia un altro modo per parlare della religione, cercando di attingere in maniera diversa a questo incredibile patrimonio che è "culturale" nel senso più totale del termine. Gli autori americani, proprio perché sono liberi dai nostri condizionamenti, dalla necessità di schierarsi pro o contro, attingono molto più di noi all'immaginario della religione cattolica. Uno per tutti, Frank Miller: ha fatto diventare Devil figlio di una suora, nientemeno. E adesso circola la voce che sta progettando una vita di Gesù a fumetti. Non so se sia vero o se sia una bufala internettiana, ma non mi meraviglierebbe.

Vincenzo BassiIl giornalista Vincenzo Bassi ha i crismi dell'idealista. Leggevo in un'altra tua intervista che potrebbe assurgere a un ruolo di protagonista vero e proprio. Nella società contemporanea è un'ipocrisia parlare di ideali o hanno ancora una ragion d'essere?

Il problema è metterli a fuoco, gli ideali. Io credo che la sinistra abbia perso per strada i propri obiettivi storici: se la prende con la globalizzazione, che invece ha i suoi lati positivi (per esempio, è un antidoto al nazionalismo che continua ad avvelenare molti Paesi) e con Berlusconi. Poi qualcuno dice che i soldi di Berlusconi fanno schifo, però prende soldi dalla Telecom... Ma il problema non è Berlusconi, il problema è un modus vivendi che ci porta ad avere due cellulari, il lettore DVD multistandard, il decoder satellitare, che ci porta a cambiare il computer ogni sei mesi... Il problema è che nessun ragazzo sogna di diventare un nuovo Bob Dylan, ma vuole diventare un nuovo Flavio Briatore e copulare con Naomi Campbell. Il problema è che ci riempiono di cose e ci tolgono l'anima. Ma vabbe', il discorso sarebbe troppo lungo...

Dylan DogDylan Dog agisce a Londra, e come lui la maggior parte dei personaggi prodotti in Italia vivono le proprie avventure in luoghi lontani. Digitus Dei ha invece una forte connotazione "italica": una scelta anticonformista?

Non proprio. È un tentativo di fare letteratura di genere in Italia. D'altronde, non sono mica io a dire che sarebbe ora di avere la nostra letteratura nazionalpopolare. Lo diceva già Gramsci sessant'anni fa. Poi, il fatto che i ragazzi oggi conoscano Che Guevara ma non sappiano chi era Gramsci potrebbe essere un altro dei problemi di cui si parlava prima.

Pdre SertoriTra i temi toccati, fai accenno a un problema atavico del giornalismo: la ricerca del sensazionalismo a discapito della verità. C'è ancora spazio per un'informazione che non debba pagare pedaggio allo spettacolo?

Ho paura di no, e lo abbiamo sperimentato personalmente come autori di Nathan Never. Un paio di anni fa i diritti del personaggio sono stati acquisiti dalla Dreamworks di Spielberg, Katzenberg e Geffen. I giornali hanno parlato di questa cosa con un trionfalismo grottesco. Si trattava di una semplice acquisizione di diritti con un piccolo anticipo, una cifra veramente ridicola: ma a leggere i giornali sembrava che Spielberg dovesse fare un film su Nathan Never, e che noi fossimo diventati miliardari. Non era così, ovviamente: abbiamo cercato di spiegarlo in tutti i modi, ma non c'è stato verso di farlo capire. Guarda adesso i vari reportage sulla guerra: il vero terrorismo è quello che fanno certi inviati: si fanno in quattro per convincerci che moriremo tutti di carbonchio, solo perché hanno paura che la gente cambi canale.

Nathan NeverQuali sono i tuoi autori di riferimento (nel fumetto e nella letteratura tradizionale)?

Nel fumetto non ho mai fatto mistero di essere di scuola "bonelliana". Considero tutti gli autori "storici" della Sergio Bonelli Editore dei maestri. E amo visceralmente Max Bunker e Bonvi per il loro geniale humour nero. Nella letteratura di genere, per me è stato fondamentale il ciclo poliziesco dell'87esimo distretto di Ed McBain.

Peter Pen: cosa spinge un autore affermato ad aprire una propria casa editrice e, in qualche modo, a rimettersi in gioco?

Non si tratta, come molti credono, di questioni di ego. Alla Bonelli scrivo quello che mi va di scrivere, quindi non soffro di complessi di castrazione. Peter Pen nasce dall'esigenza di fare cose un po' diverse, ma soprattutto dalla volontà di produrre fumetti italiani, cosa che fanno ben pochi. E invece c'è un gran bisogno di tenere vivo il fumetto italiano.

"Cani & Pesci", di Medda, Puxeddu e OlivieriProssimi progetti.

I miei personali sono una graphic-novel ambientata in un'epoca remota e una miniserie di fantascienza avventurosa. È in cantiere anche una storia a tema ufologico, ambientata in Italia. Poi sto vagliando una sceneggiatura molto buona scritta da un mio amico giornalista, una specie di "noir" anomalo. E infine contiamo di portare su carta la nostra web strip "Cani e Pesci" disegnata da Bruno Olivieri.

Tu vivi in Sardegna, pur lavorando principalmente per un editore milanese come Sergio Bonelli: quali sono i costi e i vantaggi di questa scelta di vita?

Con gli anni ho scoperto che come scrittore puoi vivere dovunque. Come editore no, il che significa che l'attività della Peter Pen è penalizzata. Speriamo che questa benedetta continuità territoriale arrivi presto.

Se non erro all'inizio del tuo cammino nel fumetto ti dedicavi anche al disegno, con uno stile vicino a Quino, l'autore di Mafalda. Qual è il personaggio dei fumetti che preferisci?

A parte Mafalda, un altro personaggio argentino: Mort Cinder di Breccia e Oesterheld. Grandissimo.

Tra i disegnatori che non hanno mai lavorato su una tua sceneggiatura, potendo scegliere tra i più grandi (anche del passato) quale chiameresti?

Questa è una domanda facile: Sergio Toppi, o, su tutt'altro versante, Giorgio Cavazzano. Poi però bisognerebbe scrivere cose all'altezza di quei disegni lì... e questo non è facile.


[ottobre 2001]


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