|
Intervista
tratta da Bone #46, estratto dalla guida della APE, Alternative
Press Expo, una delle più importanti manifestazioni
del fumetto americano "indipendente" tenuta nel mese di
Febbraio 2002 a San Francisco.
Jeff
Smith ha creato nel 1991 la saga di Bone, apprezzatissimo fantasy
con venature umoristiche conosciuto in tutto il mondo e proposto
con successo anche in Italia. Dopo una vita editoriale durata più
di un decennio e diverse miniserie collegate alla trama principale,
Bone giungerà a conclusione con il #55 nel corso del prossimo
anno. Nel futuro prossimo di Jeff Smith una miniserie di cui sarà
autore di testi e disegni dedicata a Shazam per la DC Comics.
Homepage dell'autore: www.boneville.com
APE:
All'inizio Bone era un fumetto umoristico con delle sfumature da
fumetto realistico. Nella terza parte della storia sembra essere
più un fumetto realistico con delle sfumature umoristiche.
Si tratta di un aspetto pianificato sin dal principio o è
solo la natura di una storia in tre atti?
Jeff
Smith: Penso che la risposta a questa domanda sia un po' di entrambi.
Ho iniziato Bone cercando di farlo sembrare come lo Zio Paperone
di Carl Barks, con dei tipici personaggi da cartoon con cui la gente
si sarebbe trovata a proprio agio.
Credo d'averlo fatto perché non pensavo che la gente avrebbe
comprato una monumentale opera di fantasy epico se avessero saputo
che si trattava proprio di quello, e un ottimo modo per attrarre
i lettori è farli ridere. Inoltre ho molto amato da bambino
le storie più lunghe di Barks e, in un certo senso, Bone
è la mia versione dell'avventura "definitiva" di
Zio Paperone.
Ma hai ragione, non è un opera umoristica che non ha una
fine, è una storia con un inizio, una parte centrale e un
finale. E la natura del raccontare una storia è "sorpresa
e conflitto". Per avere "conflitto" ci devono essere
delle forze che si oppongono ai protagonisti e tanto più
oscuri e difficili sono gli ostacoli, tanto maggiore sarà
il trionfo quando verranno superati. Siamo ad un punto della storia
che è il momento più buio prima dell'alba. Se Smiley
Bone può ancora essere divertente ora, tanto meglio.
APE: Hai creato un intero mondo in cui far vivere i personaggi
di Bone. Che tipo di ricerche hai condotto per farlo?
JS:
Faccio molte ricerche per i miei fumetti. Ti farò un esempio
recente: per il gran finale della storia tutti i personaggi si stanno
radunando in un'antica città di nome Atheia. Volevo catturare
l'atmosfera di Atheia come una grande città un tempo potente,
le cui vie erano vibranti di misticismo e i mercati pieni di gente.
E poi, in anni recenti, il posto è caduto in decadenza. Per
questo sono andato in Nepal e ho trascorso un po' di tempo a Kathmandu
e in altre città della regione e ho trovato quello che cercavo.
Ho trovato l'architettura e lo stile medievale su cui poter basare
il mio racconto. Ho scattato molte foto e preso appunti. Era molto
più piccola di quello che mi sarei aspettato. I ponti, le
strade e le finestre erano molto stretti. Ad ogni angolo potevi
vedere un tempio meraviglioso, un po' annerito da tutto il fumo
che proveniva da ogni banco dei negozianti che ti invitano a comprare
fino a che non giravi al prossimo angolo. Ho quaderni schizzi pieni
di quelle cose che vedi girando per le case della gente: vecchi
tegami, delle pietre piatte usate per la molitura, cani che gironzolano,
fascine di legna per il fuoco. Penso che tutte queste cose rendano
il mio mondo fittizio più credibile e se è reale per
me ha maggiore possibilità d'apparire reale al lettore.
APE:
Sei uno dei paladini dell'auto-produzione con Bone prossimo al suo
50esimo numero e la pubblicazione di numerose miniserie e progetti
legati al suo mondo. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell'auto-produzione?
JS:
Lo svantaggio è che hai pochi capitali a disposizione. Hai
le tue sole risorse. Non c'è un editore come la Fantagraphics
che ti promuove sui forum di discussione o sul loro Comics Journal.
Non hai la Dark Horse che alle varie manifestazioni ti promuove,
compra spazi pubblicitari su Comic Book Guide o su Wizard. Sei davvero
solo, eccetto quando ci sono adunate come l'APE qui a San Francisco,
o la SPX sulla costa est.
Dall'altra parte, sei libero di scrivere quello che vuoi. Puoi esplorare
il medium fumettistico nel modo che preferisci e puoi andare in
stampa e restarci senza chiedere il permesso a nessuno. Segui solo
la tua musa. Per alcuni autori, questo da solo vale più di
qualsiasi svantaggio.
Lascia che scenda un po' più in dettaglio su questo argomento.
Una valida casa editrice come Fantagraphics o Alternative Comics
ti lascia ovviamente fare le cose a cui tieni. È esattamente
quello che vogliono e per questo ti incoraggeranno e ti supporteranno.
Hanno dei mezzi per far conoscere il tuo lavoro e sono presenti
alle manifestazioni in giro per il mondo. Questo è un grosso
vantaggio. Perciò se vuoi auto-produrti è perché
vuoi fare quelle cose di cui solitamente si occupa un editore.
Mi piace stampare i miei albi, ingaggiare delle persone che mi aiutino
alle mostre, lavorare con Vijaya [moglie di Jeff Smith e sua partner
nella loro casa editrice Cartoon Books] sulle edizioni straniere
e i contratti di licenza. Mi piacciono persino gli shakespeariani
conflitti che si hanno trattando con tipografie, distributori e
occasionalmente altri autori che si auto-producono. A volte può
essere snervante. Ancora, quello che è importante è
che se vuoi avere il controllo del tuo lavoro, mandarlo in stampa,
gestire in prima persona i tuoi affari, per fare questo esiste l'auto-produzione.
I primi team come Wendy & Richard Pini [ideatori della serie
Elfquest, N.d.T.] e Sim & Gerhard [autori di Cerebus, N.d.T.]
hanno dato credibilità all'auto-produzione, e le hanno persino
dato un sacco di onori. Successi di critica e di pubblico come le
Tartarughe Ninja, From Hell, e Strangers in Paradise l'hanno legittimata,
e per questo l'auto-produzione non scomparirà tanto presto.
APE: Vuoi dirci quali fumetti "alternativi" e "commerciali"
ti piacciono attualmente?
JS:
Mi piace lo stesso genere di cose che apprezzo da sempre. Cose indipendenti,
particolari, più sono nuove e meglio è. Sono appena
tornato da San Francisco dove ho preso un fumetto nuovo di zecca
realizzato da un tipo di nome Ben
Catmull. La storia d'apertura s'intitola "Emily",
su questa ragazza che il narratore ha incontrato quando era più
giovane. È una storia incantevole, e non sono certo se si
tratti o meno di fiction. Ne sono rimasto molto colpito. L'autore
ha avuto una sovvenzione Xeric [importante premio americano assegnato
annualmente ad un nuovo autore per la pubblicazione di una loro
opera, N.d.T.] e ha realizzato il suo albo Paper
Theater giusto in tempo per l'edizione dello scorso anno della
SPX [Small Press Expo, N.d.T]
che fu però cancellata. Ora farà il suo debutto alla
APE ed è esattamente il genere di libro che cerco lì.
Se è un vincitore di uno Xeric, questa di solito è
un'indicazione piuttosto buona. Peter Laird e la sua fondazione
hanno dei buoni gusti. Inoltre puoi sempre contare su Fantagraphics
e Dawn & Quarterly.
 |
|
clicca
sull'immagine per ingrandirla
|
Anche
alcuni dei nuovi editori come Top Shelf e Alternative Comics hanno
mostrato d'avere buon gusto. Ho fatto la conoscenza di un gran numero
di autori in manifestazioni dedicate al fumetto alternativo, autori
di cui continuo a seguire le loro opere, come Paul Pope, James Kochalka,
Craig Thompson, Tom Hart, Nick Bertozzi, Dean Haspiel e Josh Neufeld.
Il nuovo lavoro di Dylan Horrocks sembra ottimo come il suo precedente.
Mi è piaciuto moltissimo il volume con la raccolta delle
storie di Box Office Poison di Alex Robinson che Chris Staros [responsabile
della Top Shelf, N.d.T.] ha appena editato. Chi altro? Colleen Doran
e faccio un passo indietro. Non mi sono perso un solo numero dei
suoi albi in dieci anni. I suoi disegni sono sublimi. Amo l'onestà
del lavoro di Julie Doucet. Terry Moore è sempre un'irrinunciabile
lettura da fare, così come Stan Sakai, Jill Thompson e Mark
Crilley. Il nuovo Castle Waiting di Linda Medley, che è tornata
all'auto-produzione, mostra che ci sa sempre fare. Che cosa posso
dire di più? Gli autori "indipendenti" sono quelli
a cui sono più vicino. Oh, Dave Cooper! Il miglior artista
che ci sia attualmente, vince a mani basse.
Riguardo
il fumetto commerciale, ho appena preso il nuovo Dark Knight. Non
c'è alcun dubbio sul fatto che pensi che Frank Miller sia
uno dei Maestri. Infatti, ho lasciato l'animazione per fare fumetti
per via del Dark Knight nel 1986. Leggo qualsiasi cosa faccia. Sa
come far procedere una storia, vignetta dopo vignetta, semplicemente
meglio di chiunque altro.
Ho appena comprato il nuovo Acme Novelty Library di Chris Ware.
Mi piacciono Ie parti di "Rusty Brown" ... grazie Chris
per avermi fatto passare un'ora di infelicità nichilista.
Gli ultimi due libri di Kyle Baker mi hanno sconvolto. È
uno dei più temerari autori indipendenti che ci siano. Non
ha mai fatto un progetto che seguisse le regole.
Will Eisner è sempre nella mia lista di letture. Puoi ancora
imparare dai suoi lavori.
Paul Pope è uno dei migliori cartoonist che lavorino in questo
campo. È molto eclettico. Nessuno è mai riuscito davvero
ad incasellarlo. La nuova serie di THB sono tra i fumetti più
divertenti che siano mai stati fatti. I suoi lavori sono così
forti, e c'è del vero movimento nel disegno. È uno
dei tre, forse, nel campo del fumetto che sappia davvero come farlo.
APE:
Che cosa è per te l'Alternative Press Expo?
JS:
Uno dei motivi per cui vado sulla costa ovest e alla SPX su quella
est, è perché voglio vedere le cose nuove, quali sono
le nuove idee in giro. Ho incontrato alla prima APE Paul Pope, e
da quell'incontro è nata un'amicizia che è durata
tutti questi anni. A queste piccole fiere c'è sempre dell'eccitazione
o del fermento intorno a qualche nuova produzione. È per
questo che l'APE è così importante; il passa-parola
intorno a un nuovo fumetto o ad un nuovo autore che sta nascendo.
Quello è l'aspetto positivo, questo è il modo in cui
il medium fumettistico si mantiene vitale. Quell'energia, quella
vibrazione lo fa rinnovare. APE non è solo l'avanguardia
del fumetto come forma d'arte, segna anche la rinascita di questa
forma artistica, anno dopo anno.
|