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IGORT
è uno degli artisti italiani più apprezzati nel mondo
ed ha visto i propri lavori tradotti in ben sette lingue. Con un'attività
ventennale alle spalle e una instancabile voglia di sperimentare
e di innovare ha pubblicato su tutte le più importanti riviste
italiane. Recentemente ha fondato la casa editrice Coconino Press
proponendo una scelta intelligente di volumi che spaziano tra Europa,
Giappone e America e che mostrano il fumetto come "forma contemporanea
di romanzo".
Parliamo
di Sinatra, uno dei tuoi lavori più recenti. Come
è nata questa storia e cosa rappresenta per te?
Come
molte delle storie che ho fatto negli ultimi dieci anni, nasce dai
miei viaggi. È la storia di un loser, un perdente,
un italo-americano che si trova immischiato in una vicenda molto
più grande di lui da cui uscirà in maniera abbastanza
drammatica. È un noir e rappresenta personaggi italiani
come tutta una serie di personaggi che racconto da diverso tempo.
È anche una considerazione sulla vita della nostra comunità,
o di un suo esponente, in una città tentacolare e gigantesca
come New York.
Da
dove deriva l'originale e poetica scelta grafica di utilizzare solo
tre colori - il bianco, nero e campiture d'azzurro?
L'idea
di utilizzare la bicromia è una dichiarazione d'amore nei
confronti della stampa nella sua versione più povera. Negli
anni '50 c'erano in Italia i fumetti dell'Uomo Mascherato o di Mandrake
che avevano questa caratteristica ed usavano il rosso come colore
aggiunto. Per me è invece l'azzurro perché rappresenta
la notte ed è un elemento di suggestione. Il bianco e nero
è il fumetto classico nella sua versione più semplice
e anche più comunicativa. Amo questo genere di cose ed aggiungere
un colore è un modo per lavorare sull'atmosfera della storia.
L'idea del racconto per atmosfere, per situazioni è uno degli
aspetti che più mi interessano in questa fase del mio lavoro
a vent'anni dai miei esordi.
Hai
collaborato con case editrici di tutto il mondo. Quanto hanno influito
concepire la narrazione per immagini i Suoi soggiorni in Francia,
Giappone e i contatti con l'America?
Dal
Giappone ho sicuramente imparato delle cose che mi piacciono riguardo
la qualità del racconto intesa come dilatazione dei tempi
che sono sicuramente diversi dai nostri. Sono tempi più lenti
e cadenzati. Mi interessa utilizzare i meccanismi del noir
e dilatarne delle fasi, dei momenti che di solito sono invece sincopati.
Dall'America
ho preso l'amore per la cultura pop, per il fumetto delle origini,
quello degli anni '30 e '40.
Dalla
Francia e dall'Europa in generale, ho preso la sensibilità.
Credo d'essere profondamente europeo, nonostante sia un viaggiatore
che ama mischiare le proprie radici con culture aliene.
Che
cosa significa per te fare Fumetto?
Fare
fumetto significa raccontare storie. Per me il fumetto è
la forma contemporanea di romanzo, un romanzo che sposa un linguaggio
visivo molto forte con uno letterario che può essere però
centellinato. Lavoro molto per sottrazione: mi interessano poche
parole, un buon rito e delle immagini che parlano.
La
Coconino
Press: perché una tua casa editrice?
Nei
miei viaggi ho notato dei lavori molto belli, che mi sono piaciuti
e mi domandavo perché non venissero pubblicati anche qui
da noi. Partendo da questa domanda, ho parlato con degli amici,
tra cui Carlo Barbieri e Simone Romani, e abbiamo deciso di fondare
la Coconino con l'intento di proporre alcuni di questi volumi
perché sarebbe un vero peccato che non venissero conosciuti
anche in Italia.
Si
fa un gran parlare del Web e delle sue molteplici applicazioni:
pensi che il futuro del Fumetto possa essere on line?
Non
il futuro del fumetto, ma una faccia del fumetto sicuramente. Credo
che la possibilità di lavorare anche con l'interazione del
fruitore sia fondamentale. Dall'altra parte il fumetto si può
dire sia videogenico e mostrarlo on line è un'idea
molto bella. Non nascondo che anch'io sto sperimentando: mi interesserebbe
affiancare della musica alla lettura, un elemento che non può
essere presente nel fumetto su carta e che, a mio parere, può
essere una buona strada.
Questa
intervista è stata originariamente raccolta nel mese di Settembre
2000, in occasione della mostra bolognese delle tavole originali
di Sinatra.
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