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"Ascoltando" un'artista pop

Intervista a
FRANCESCA GHERMANDI

a cura di Massimiliano Turco e Fabrizio Lo Bianco

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Francesca Ghermandi, bolognese, debutta nel 1985 come autrice di fumetti sul quotidiano "Reporter". Da allora ha pubblicato su numerose riviste e giornali tra cui "L'Echo Des Savanes", "Frigidaire", "El Vibora", "Dolce Vita", "Il Manifesto", "L’Unità".
Tra i suoi personaggi pop, surreali, candidi e cinici, ricordiamo Hyawatha Pete, Helter Skelter e Joe Indiana. Vincitrice di diversi premi, è tra le autrici di fumetti più apprezzate da critica e pubblico. All’attività fumettistica, affianca illustrazioni per libri, progetti d’animazione, design (nel 1995 ha disegnato un POP Swatch) e pittura.

La sua creazione più recente è Pastil, irresistibile bambina dalla testa di pastiglia che vive silenziose avventure degne di Alice, apparsa nella collana No Words edita da Phoenix.

Pastil

Da Helter Skelter a Pastil, da un gatto sardina-dipendente immerso in un pazzo mondo cybernetico ad una bizzarra bambina con la testa a forma di pastiglia che se ne va in giro per mondi incredibili: come nascono le sue idee?

Le mie idee nascono essenzialmente dalle immagini, dai segni. Un disegno, un’immagine mi suggerisce sempre una storia. È la mia abitudine a soffermarmi sulle immagini come se fossero delle scene, sui oggetti come se fossero dei personaggi. Questo per scoprire magari cosa è successo un minuto prima o un minuto dopo, per sapere cosa causerà quella scena.

Hyawatha PeteAnche i diversi strumenti utilizzati per realizzare un disegno mi suggeriscono certe storie anziché altre. La china di Helter Skelter, il colore di altre storie che ho fatto, la grafite di Pastil… è per questo che le mie storie sembrano tanto diverse tra loro, perché cerco uno sviluppo naturale dal segno alla narrazione.

Pensando ai suoi lavori è naturale immaginarli come "cartoni animati su carta". Ha mai pensato di cimentarsi nell'animazione? O pensa che il fumetto le permetta una libertà creativa che i cartoon non le potrebbero dare?

Si, è naturale pensarli come cartoni animati, visto che anche loro nascono come disegni. Sto sperimentando l’animazione ma per ora mi limito ad affidare la produzione ad altri. Realizzo le scenografia, la storia, i personaggi ma non mi viene facile come il fumetto.

[per vedere degli esempi di 3D-toons basati sul personaggio di Hiawatapete vai su http://www.wbgraphic.com/cart3d.htm e http://www.wbgraphic.com/cart3d3.htm, N.d.R.]

Helter SkelterForse perché ho l’abitudine a soffermarmi sulle immagini fisse… per dire, l’ultimo fumetto che ho fatto, il terzo episodio di Pastil, induce ad una lettura molto più lenta… sì, il fumetto mi da maggiore libertà, forse perché è meno dispendioso e sono io che controllo tutto.

Se dovessi pensare seriamente all’animazione in maniera analoga al lavoro che faccio col fumetto, partirei da un mezzo che mi suggerisca una narrazione animata… non partirei dai disegni, ma dai volumi… mi piacerebbe fare un’animazione con i pupazzi… ma per il momento è solo un’idea.

Ha pubblicato alcuni suoi lavori sulle riviste americane Zero Zero e Rubber Blanket. Quali sono i suoi contatti con la realtà del mercato indipendente USA? Quali sono gli autori che apprezza? C’è magari un artista che lei indicherebbe per essere pubblicato qui in Italia?

PastilI miei contatti lavorativi con il mercato americano sono stati finora molto esigui, ma ho in programma di allargarli in futuro visto che ora lavoro con una casa editrice francese che sta facendo un buon lavoro di promozione e distribuzione dei miei lavori in diversi paesi. Gli autori che apprezzo sono tanti, e non solo americani. In generale mi riferisco spesso al panorama americano perché ci sono molti autori che sperimentano storie simili alla mie, ci sono molti libri, riviste e molte possibilità di reperirli. Questo sistema permette anche ad autori non eccezionali di potersi esprimere concretamente mentre da altre parti autori, forse più bravi, sono costretti a rincorrere la possibilità d’essere pubblicati.

Molti americani sono già editi qui da noi, magari da case editrici piccole. Per citare quelli che mi piacciono, potrei dire diversi artisti della Fanthagraphics – Daniele Clowes, Charles Burns, Cat – pubblicati in Italia da Phoenix… poi ho letto Stray Bullets di David Lapham… e Chester Brown… se inizio un elenco, dovrei citare tutta la mia libreria… comunque anche questi fanno parte del mio background in evoluzione.

Lei ha partecipato a mostre nelle quali arte contemporanea e fumetto si intrecciavano (pensiamo ad esempio a "No Border"): quale legame ritiene possa sussistere tra i due ambiti?

Penso che un legame naturale ci sia, visto che l’arte contemporanea ha allargato i suoi orizzonti negli ultimi 30, 40 anni. Il problema è che sono altri a scoprirlo, questo legame, e non gli autori.

Per quanto mi riguardo, cerco semplicemente di seguire la mia passione.

 
   

[luglio 2001]


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