Creazioni
di Crepax tra tavole e spartiti: vi proponiamo una breve intervista
a Guido Crepax, il disegnatore/illustratore milanese -
protagonista del fumetto del dopoguerra italiano e mondiale con
personaggi "culto" come Valentina - realizzata all'indomani
della chiusura a Palermo della mostra dei suoi disegni dedicati
al mondo della lirica. Un'occasione per parlare soprattutto di
musica, ma anche per raccogliere qualche utile indicazione su
come allestire le mostre dedicate agli autori di fumetto...

MUSICA
E DINTORNI
Di recente (febbraio
2001) una sua mostra in Sicilia ha messo in evidenza una volta di
più il suo stretto rapporto con la musica, in particolar
modo con l'opera Lulu di Alban Berg. Come mai si è
dedicato in particolar modo ai costumi per un'opera di musica classica
"contemporanea"? È un genere che può affiancare
alla sua notoria passione per il jazz?
Amo la musica in
generale, soprattutto quella classica. Alban Berg rientra molto
bene in un questo discorso musicale. Personalmente ho una predilezione
beethoveniana ma mi piacciono anche Bach, Hendel e Mozart
che è un po' la congiunzione tra Beethoven e i compositori
precedenti. Riguardo il mio interesse per jazz, viene cronologicamente
dopo. Però il jazz ha validità nei confronti della
musica classica, anche se è molto diverso perché nel
jazz c'è una parte improvvisata che nella musica classica
non è mai esistita. Ci sono inoltre dei motivi interessanti
per rendere ascoltabile anche la musica moderna, come la dodecafonia,
ma non solo. Il mio musicista moderno prediletto, moderno per modo
di dire visto che siamo nel nuovo millennio, per cui mi riferisco
al secolo scorso, è, con preferenza secca, Igor Stravinskij,
un musicista rivoluzionario per il suo tempo. In questo senso mi
trovo in disaccordo con il grande critico tedesco Adorno che diceva
che il vero rivoluzionario della musica non era Stravinskij ma Schönberg
che aveva inventato la dodecafonia. Premetto che non sono preparato
per dire che cos'è dodecafonico e che cosa non lo è,
ma la musica dodecafonica mi interessa. Sia Schönberg che ne
è il creatore, sia Alban Berg, che è l'altro grande,
anzi un grandissimo, che è stato, secondo me, un musicista
più convincente. Anche se la tecnica dodecafonica, che è
non solo musicale ma anche matematica, è invenzione, creazione
di Schönberg.
Ecco perché chi è
preparato ascoltando questo genere di musica sa distinguere cosa
è dodecafonia e cosa non lo è. Io non sono purtroppo
tecnicamente preparato per farlo, anche se nella mia vita essendo
figlio di un musicista - mio papà è stato un musicista
importante, primo violoncello della Scala ed in altre orchestre
importanti - ho sempre sentito parlare di musica in casa mia. Ascoltavo
sempre mio papà quando dava lezioni, ed ero abituato a sentire
non solo lui ma anche altri violoncellisti. Lo ascoltavo anche quando
suonava il pianoforte suonare Mozart e altra musica piuttosto importante.
Certo era un pianista dilettante, non era un virtuoso come Benedetti
Michelangeli, ma nel violoncello era uno dei più bravi in
senso assoluto.
Nutre qualche
interesse per la musica pop?
No, purtroppo non
la conosco dato che al di là della musica classica mi sono
appassionato solo al jazz. Anche il jazz è un po' in crisi,
temo irreversibile. Quando parlo di jazz mi riferisco a quello americano
che poi si è sviluppato anche in Europa e attualmente il
miglior jazz si suona in Italia. Ma il grande jazz è americano:
Louis Armstrong, Roll Morton, Duke Ellington e tanti tanti altri.
Se comincio a parlare di jazz
non riesco più a zitto, forse è meglio se cambiamo
argomento.

TECNICA
E FRUIZIONE DEL FUMETTO
Nella sua carriera
di illustratore non ha mai rinunciato a sperimentare tecniche diverse,
non ultime quelle calcografiche. Quanto le sono state utili nella
sua attività di "narratore per immagini"?
Ho provato a fare
un po' di tutto nel campo grafico e quindi era abbastanza inevitabile
che provassi a fare la litografia e la serigrafia. E queste tecniche
mi sono servite anche nelle storie a fumetti. La serigrafia l'ho
utilizzata nel lavoro per l'editore Franco Maria Ricci, in Casanova,
ma fondamentalmente in Histoire d'O in cui mi sono misurato
con la letteratura erotica. In questo mi sono messo in concorrenza
con Manara a cui però riconosco la giovinezza, nel senso
che essendo molto più giovane di me ha fatto prima di me
tante cose.
Possiamo
attenderci un suo ritorno al fumetto a tempo pieno?
Temo di no. È
vero che in questi ultimi tempi mi sono allontanato molto dal fumetto
in genere. E per questo non mi sento di dare una risposta. Credo
d'essere impreparato.
Le vengono spesso
dedicate importanti mostre, non di rado in spazi che solitamente
ospitano eventi riservati alle arti cosiddette "maggiori"
quali pittura o scultura: ritiene che gli allestimenti di mostre
siano funzionali agli autori di fumetti?
Le
mostre dei fumetti si assomigliano un po' tutte: sono in pratica
una sequenza, in un certo senso cinematografica, di tante tavole
che si susseguono una all'altra e che credo creino un po' di confusione.
Personalmente non sono molto interessato alle mostre. A chi volesse
fare una mostra con le mie tavole suggerirei di esporle distanziandole.
Ho un ricordo di una mostra, la mia più importante, alla
galleria Rondanini a Roma, ormai 30 anni fa: c'era un eccesso di
tavole che si susseguivano a distanza troppo ravvicinata tanto che
penso lo spettatore ne aveva un'immagine un po' confusa. Non posso
però pretendere … i miei fumetti si dovrebbero leggere con
una certa calma, non dico con la lente in mano … sono sempre stato
un osservatore molto attento per cui mettevo alcune pagine in una
determinata successione, cosa che in una mostra si finisce per perdere.
Per questo penso che bisognerebbe posizionare le tavole distanziate
… tornando alla mostra, pure bella, alla galleria Rondanini, in
uno spazio di 30 metri c'erano 70, 80 tavole e questo faceva perdere,
e molto, l'interesse.
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