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Nato
a Carmagnola (To) nel 1967, Marco Corona ha pubblicato sia
in Italia (Frida Kahlo - una biografia surreale; Cadavre Exquis)
che all'estero (32 Coups De Tou, Comix 2000, Bestiaire). Alcuni
suoi racconti brevi sono apparsi su numerose riviste (Blue, Mondo
Mongo, Interzona, Schizzo, Black, Fetus); ha partecipato a varie
edizioni dell'HIU ed esposto in diverse mostre (Treviso, Leoncavallo
di Milano, Biennale emergente dell'arte di Torino).
È
imminente la pubblicazione della sua ultima opera "Bestiario
padano" per la Coconino
Press. Può parlarcene?
Il
Bestiario prende origine dalle mie passeggiate per le campagne di
Pianfei quando porto a spasso il mio cane. Sarà che il cane
si ferma davvero ad ogni arbusto, sarà il letame che i buoni
villani sparpagliano nei campi, o più semplicemente che io
cammino piano piano, ma queste passeggiate sono sempre state un'ottima
occasione per capire queste terre, la loro atmosfera crudele e avvolgente.
Ho cercato di rendere quegli aromi, quei sapori. Anche il fascino
di questa buona gente scavata nella pietra. Quasi tutti i personaggi
del Bestiario li ho incontrati davvero all'osteria di Pianfei, compresi
i carabinieri. Volevo parlare della mia terra come Fenoglio e Pavese
avevano fatto, ma la continua compagnia del mio cane pulcioso ha
diminuito di molto l'afflato epico.
L'opera
è già stata pubblicata in Francia, un paio di mesi
fa. È difficile trovare editori italiani pronti a pubblicare
autori dell'Underground nostrano?
Francamente
non so i problemi che affrontano gli autori underground perché
non sono uno di loro. Io sono l'autore commerciale e convenzionale
di una società a venire, o meglio, di un prossimo livello
di coscienza del mondo attuale. In questi termini, gli editori nostrani
sono in effetti un po' restii a pubblicare storie senza trama ma
con tante budella. Chissà perché non fanno tante storie
per Maruo.
Oltre
a questo svolge altri lavori o riesce a mantenersi con la sua sola
vena artistica?
La
mia vena artistica prende varie forme. Il disegno è quella
che mi diverte di più, ma non potrei mai mantenere i miei
cari solo con quella. Allora lavoro come tatuatore, che mi da comunque
grandi soddisfazioni. Il cliente è più come un committente
rinascimentale: sulla sua pelle devi rispettare le sue esigenze,
ma pure devi continuare a esprimere te stesso altrimenti tatuare
diventa puro meccanismo e tanto vale imbiancare i soffitti (che
forse si guadagna anche di più).
Il tatuaggio non è certo il luogo dello sperimentalismo,
ma certo vi posso applicare alcuni dei trucchi dell'illustratore
o fumettista. Inoltre, avere a che fare con la pasta del corpo altrui
ti spinge alla sfida: aggirare una cicatrice, far passare un ghirigoro
tra le pieghe di una trippa, adattare un pupazzetto al deltoide
di un atleta di modo che quando l'atleta cammina il pupazzo faccia
ciao ciao: sono esercizi di rappresentazione che diventano preziosi
anche quando sei davanti alla tua tavola bianca. Cioè, direi
che c'è continuità tra le due cose. Inoltre arrotondo
un po' facendo i mercatini dell'usato in giro per i paesi, e anche
lì trovo a volte occasione di pescare del materiale interessante
che poi riciclo nel mio lavoro.
Le
sue opere sono apparse soprattutto in riviste. Pensa che le riviste
italiane riescano ad eguagliare il livello artistico delle riviste
straniere?
Non
credo che esistano vere e proprie riviste italiane, ma quelle che
ci sono mi paiono fatte bene, almeno al livello di quelle europee.
Forse costano un po' troppo care.
Un
tempo Alter Alter e Frigidaire erano diventati quasi dei circoli
intellettuali tra gli autori; oggi invece sembra mancare un movimento
unitario.
Questa
particellizzazione (quasi disintegrazione) del lavoro collettivo
e' senza dubbio un riflusso dei più generali cambi culturali
di questi anni. In effetti, si fa fatica a trovare un qualsiasi
minimo punto comune da condividere con qualcuno.

Lei
quali riviste segue?
IL
MESSAGGERO SARDO, che mi arriva gratuitamente ogni mese.
Al
momento sta dirigendo una rivista per Medicina nucleare; lascia
molto spazio ai nuovi autori?
Se
così fosse non avremmo una rivista ma una fanzine fotocopiata
che i liceali si scambiano tra di loro e si fanno i complimenti
a vicenda. Naturalmente è essenziale una finestra ai nuovi
autori per accaparrarsi questa fetta di mercato, ma non bisogna
lasciare che questo abbatta le vendite... no, sto scherzando, i
nuovi autori sono importantissimi, sono il nostro futuro. Tra di
loro si trovano alcune delle cose più fresche che ci siano
in circolazione. Cerco di tenere un equilibrio, diciamo, in modo
che il lettore ritrovi ogni volta quello che si aspetta e pure abbia
modo di confrontarsi con diversi stili espressivi.
Come
altri autori d'avanguardia, anche lei ha cercato di sfruttare appieno
le potenzialità del fumetto per narrare quanto non era mai
stato raccontato prima attraverso l'utilizzo di questa forma d'arte;
in particolare, emerge dalle sue opere uno stile caricaturale, spogliato
dei suoi effetti grotteschi, che mantiene comunque una forza espressiva
maggiore di quella che avrebbe raggiunto attraverso una rappresentazione
realistica. Il suo stile grafico mi ricorda ed il tuo modo di narrare
mi ricordano molto i seguenti autori: Mattotti, Dast, Munoz e Sampayo.
Apprezza le loro opere? E quali altri autori l'hanno influenzato?
Sì,
sono autori molto importanti per me, soprattutto Dast. Altre influenze...
per molto tempo sono rimasto mesmerizzato da Scozzari e vi ho attinto
molto più di quanto io stesso credessi. Mi incazzavo persino
se gli amici mi facevano notare "Ma questo è puro Scozzari!".
Suppongo fosse un periodo di naturale assestamento creativo prima
di trovare una mia nuova misura. Adesso maneggio Scozzari come mi
pare, e se me ne servo è solo sporadicamente, coscientemente,
e per un'elegante citazione. Di recente preferisco ispirarmi ai
materiali bruti che trovo intorno piuttosto che ad altri fumettisti:
ad esempio le immagini che pesco a caso da internet sui motori di
ricerca mi sono molto utili. Poi tutto si rifonde nella mia ottica,
ma la varietà imprevedibile degli stimoli di partenza mi
riempie di idee. Tra gli autori veri, credo che il genio egli ultimi
anni sia David Cooper, della Fantagraphics. Per certi versi ha molti
punti in comune con quello che faccio.
Ha
qualche progetto per il futuro?
Sì,
sto lavorando su una sceneggiatura di Marco Arnaudo, una storia
molto bella sugli acquari. In pratica è la storia di un'ossessione
per gli acquari, con visioni mistiche, meduse perverse e mostri
abissali. E' una cosa a metà tra Melville, Ballard, Goya
e Skipper Delfino Intelligente.
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