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SERGIO
TOPPI,
UN AUTENTICO MAESTRO
di
Walter Simonson
A metà
degli anni '70 si tenevano a New York, una o due volte l'anno, delle fiere
dedicate al fumetto. Allora ero un giovane professionista e, vivendo a
New York, frequentavo regolarmente quelle mostre. La maggior parte delle
cose in vendita nello spazio occupato dai negozianti era roba che avevo
già, che non mi interessava o che non mi potevo permettere. Vecchi
albi americani, una selezione di tavole originali, dei banchetti pieni
di Big Little Books, i soliti giocattoli di latta e altre cianfrusaglie.
Lo scopo principale di quelle mostre era di socializzare, vedere i vecchi
amici arrivati in città e incontrare dei professionisti che non
conoscevo ma di cui apprezzavo i lavori.
Ma c'era
anche il banchetto delle rarità - di solito ce n'era uno o al massimo
due - dove si potevano trovare delle graphic novel . Non semplici graphic
novel, ma le graphic novel europee. Erano lavori di cui allora sapevo
molto poco e che non avevo quasi mai avuto la possibilità di vedere.
Il banchetto era pieno di volumi disegnati da artisti che non avevo mai
sentito nominare, con un immaginario che non mi sarei mai sognato. E uno
dei primi volumi ad attirare la mia attenzione fu un libro intitolato
"L'homme des Marais" realizzato da un certo Sergio Toppi. Non
conoscevo quel nome, ma era chiaro che si trattava di un grande. Un vero
grande! Rimasi sconvolto da quel libro! La tecnica mirabile, l'attenzione
particolare per i volti umani, la cura nel rendere i costumi e le atmosfere
del periodo storico, la composizione delle vignette e dell'intera pagina,
l'intenso utilizzo del tratteggio all'interno dei disegni, il potente
uso del negative space nell'intera opera, la combinazione e la continuità
nel susseguirsi delle immagini, e la narrazione attraverso i disegni che
danzano di pagina in pagina
la mia conoscenza del Francese era
davvero pessima, ma capii istantaneamente di trovarmi di fronte al lavoro
di un illustratore e di un narratore eccezionale. E così ho trascorso
gli ultimi venticinque anni a scoprire e a guardare il suo lavoro, a studiarlo
e a cercare di includere un po' della sua straordinaria visione nelle
mie creazioni.
Le qualità
di Toppi come artista sono troppe per essere elencate in modo esauriente
in questa sede. D'altra parte, nessuna parola potrebbe davvero descrivere
l'opera di un artista. Nel migliore dei casi, le parole possono indicare
la via, poi spetta a chi guarda lasciare che l'opera lo trasporti là
dove le parole vengono a mancare. Ecco perché una mostra come questa
ha un valore inestimabile. Perché toglie, per quanto sia possibile,
l'interfaccia che c'è tra l'artista e il pubblico e li riunisce
insieme in un luogo in cui, per un breve momento, possono diventare una
cosa sola.
Non
ho mai incontrato Sergio Toppi, ma mi piacerebbe. Mi piacerebbe incontrarlo
e stringergli la mano, nella speranza che un po' del suo spettacolare
talento passasse, per contatto, a me e ai miei disegni!
I miei migliori auguri, Sergio. Che la tua matita e i tuoi pennelli non
si asciughino mai!

Walter Simonson
New York, NY
5 Aprile, 2002
[Traduzione
di Massimiliano Turco e Omar Martini]
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