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STORIE DI UOMINI IN ARMI
nei disegni di
SERGIO TOPPI
a Cagliari dal 27 aprile al 26 giugno 2002

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Ultrazine - Viaggi nel Fumetto in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari e l'Associazione Culturale Imago Mundi presenta Storie di uomini in armi, una personale di Sergio Toppi dedicata ai lavori dell'artista di argomento bellico avventuroso. La mostra, curata da Fabrizio Lo Bianco, rappresenta il primo evento espositivo ideato e organizzato dal nostro webmagazine.

Stendardo per la mostra

Inaugurazione sabato 27 aprile, ore 11

Interverranno:

Sergio Toppi

Giorgio Pellegrini
(Assessore alla Cultura del
Comune di Cagliari)

Fabrizio Lo Bianco
(curatore della mostra)

Allestita nelle suggestive sale dell'antica Caserma dei Dragoni, presso il quartiere di Castello di Cagliari, la mostra si colloca in uno spazio ideale per il filone tematico scelto. Attraverso ottanta tavole emerge il rapporto di fascinazione tra un artista dall'animo mite e l'immaginario bellico-avventuroso che attraversa la storia dell'uomo. Dagli opliti ai cavalieri medievali, dai legionari romani alle schiere dei tartari, dai samurai ai conquistadores: il segno vibrante di Sergio Toppi reinterpreta storia, miti e leggende del "mestiere delle armi". L'esposizione propone illustrazioni per varie riviste e quotidiani più i disegni originali di tre storie a fumetti: le celebri Köllwitz 1742 e Myetzko e l'inedita La Grande Guerra, di prossima pubblicazione per la Biblioteca di Mariano Comense.

Corazze forgiate nel fuoco e nella temperie della guerra, fantastici e terribili ussari come fantasmi sullo scenario della guerra di trincea, inattese mitragliatrici che si materializzano in pieno medioevo: Sergio Toppi è, come lo ha definito Oreste del Buono, "il Grande Stregone" della narrazione per immagini. Nota peculiare del suo modo di raccontare è lo straniamento generato dalla ricercata incongruità di elementi apparentemente antistorici, lontani dalla rappresentazione asettica della realtà.

Si generano così dissonanze affascinanti: cosa sarebbe accaduto se nel 1521 a Tzoacotlan i conquistadores avessero trovato ad attenderli un popolo dotato di armi da fuoco? E se, con un ribaltamento degli eventi, Little Big Horn fosse stato il punto di partenza di una riscossa degli indiani d'America?
La rievocazione storica diventa così pretesto creativo per dare vita ad una Storia "altra", che conferisce al "già noto" una coloritura nuova e accattivante.
La discrepanza tra l'animo dell'artista, antimilitarista, e la crudezza - mai pesantemente esibita - degli eventi bellici crea una stimolante proliferazione di micromondi nei quali unico vero sconfitto è l'uomo che sceglie la guerra come sistema per la soluzione delle controversie o come semplice mezzo di conquista di "gloria" o territori.
Come tanti illustratori, Sergio Toppi non è alieno al fascino di corazze, fregi, elmi e alabarde. L'immaginario bellico-avventuroso che popola le illustrazioni dei grandi disegnatori è per molti aspetti paragonabile a quello dei bambini. L'età della fanciullezza è in fondo quella più soggetta al fascino irresistibile dei soldatini, siano essi di carta, di piombo o di plastica.
Mistero dolce quello dell'attrazione - in questo caso assolutamente innocua - tra carri cingolati in miniatura e bambini, un rapporto "candido". Agnelli attratti dal lupo, suadente perché ancora non conosciuto.
Nelle sue mille sfaccettature che si contrappongono ad un segno invece così netto, Sergio Toppi si muove per il mondo del fumetto e dell'illustrazione come un "agnello corazzato". Chi ha la fortuna di conoscerlo sa quanto siano vere le parole che il suo amico e noto germanista Italo Alighiero Chiusano usò per descriverne la personalità:

Toppi ama gli animali […] tuttavia quanto spesso, nelle sue immagini, gli animali hanno un aspetto splendidamente sinistro…

E aggiunge:

È un uomo a più facce. Certi suoi improvvisi lampi di durezza nell'occhio solitamente mite, certe definizioni garbatissime ma inesorabili, la sua passione rivelatrice per una civiltà cerimoniosa ma anche crudele come quella giapponese sono spia di quello che, in Toppi, ferve dietro la "facciata" [dal catalogo della mostra alla Galleria L'Agrifoglio, Milano 1994].

"Il Deserto dei Tartari", illustrazione per Famiglia CristianaIn fondo cos'è l'avventura se non tutto ciò che in qualche modo esula dall'ordinario? Toppi stesso offre una definizione di quelle sue, semplici e lapidarie, di cosa porti un narratore a dedicarsi alle storie avventurose piuttosto che al pur interessante minimalismo quotidiano:
In fondo - afferma - uno che vuole "raccontare" può scegliere come pretesto narrativo anche un sasso: c'è chi ne fa uno spunto per parlare di un tizio che si diverte a farlo saltare sulla superficie dell'acqua, e c'è chi abbinandolo a una fionda ne fa l'arma da cui partirà il proprio racconto.
Il pennino di Toppi ha ripercorso tutte le epoche storiche sondandole spesso in un'ottica differente da quella consegnataci dalla storiografia. Tranne che per quei lavori di trasposizione di eventi storici (o anche leggendari) in forma "didascalica" o esplicativa - come ad esempio nel suo contributo per la Storia dei popoli a fumetti -, Toppi ha sempre cercato un aspetto altro della Storia. In Köllwitz 1742 fa la sua apparizione, determinante, un automa essenziale nella ricostruzione fantastica di un fatto realmente accaduto.
L'ussaro alato che fa capolino, in una dimensione parallela, tra le trincee della Prima Guerra Mondiale è invece l'elemento straniante di Myetzko, mentre nell'inedito La Grande Guerra l'imprevisto magico scaturisce dalla comparsa di un gigantesco orso.
Il fantastico ha dunque un ruolo essenziale per le riletture toppiane della Storia e dei miti. Ne deriva il sapore intenso e aspro dell'avventura "classica", come la si poteva leggere una volta e come più raramente la si può ritrovare oggi.
Altro dato caratterizzante di tutte le tavole di Toppi è che da esse non trasparirà il dato tecnico-precisionista, che pure ebbe un magnifico cantore in fumettisti apprezzati da Toppi come Caesar, ma lo zeit-geist, lo spirito del tempo ricreato attraverso la resa "fisica" della polvere dei campi di battaglia o della fuliggine sulle divise. La cruenza della guerra, la sanguinarietà dei conflitti non è mai ostentata: la si intuisce in tutta la sua forza attraverso la maestria di un segno schizzato e furibondo che ci colpisce con un impatto emotivo ed evocativo cui è impossibile sottrarsi. Sergio Toppi è, aveva ragione Del Buono, "un grande stregone".

Informazioni utili:
STORIE DI UOMINI IN ARMI
nei disegni di SERGIO TOPPI

a cura di Fabrizio Lo Bianco

presso Centro Comunale d'Arte Il Ghetto
Via Santa Croce 18 - Cagliari
Tel. 070/6402115
E-mail: ghetto.im@libero.it

Orari: 10.30 - 13.00 /17.00 - 20.30
(chiuso il lunedì)
Biglietti: intero € 2,58 - ridotto € 1,55 - ridotto scuole € 1,03

Sito: www.ultrazine.org/ultraeventi/sergiotoppi.htm
e-mail:info@ultrazine.org; ultramostre@libero.it

 

MyetzkoCHI È SERGIO TOPPI

NOTE BIOGRAFICHE
Nato a Milano l'11 ottobre 1932, Toppi ad appena otto anni prova sulla propria pelle gli eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale. Dopo l'8 settembre la sua famiglia deve sfollare alla volta della Valdossola, in Piemonte, dove anziché una maggiore tranquillità troverà la cruda esperienza dei conflitti tra partigiani e fascisti.
Il dopoguerra, anch'esso difficile, presenta tuttavia un aspetto positivo: "Avevamo forse un vantaggio rispetto ai ragazzi di oggi" spiega, "potevamo infatti guardare al futuro con fiducia. C'era povertà, però la fine della guerra aveva generato speranze difficili da scalfire".
Sergio Toppi disegnatore nasce autodidatta. A scuola rimedia voti negativi proprio in Educazione Artistica a causa della sua congenita avversione nei confronti di strumenti troppo "ingabbianti" come il compasso.
Unica esperienza come allievo di una scuola d'arte è quella presso la "Scuola d'Arte del Castello" durata solo due anni e interrotta quando, giovanissimo, dalle scuole medie passa al liceo classico. Nel futuro dello studente si prospetta una carriera da medico, ma le cose andranno diversamente. Il disegno resta la sua passione. Un giorno decide di acquistare un albo di "Asso di Picche" notato su una bancarella per le vie di Bologna: "Ero praticamente a digiuno di fumetti perché da ragazzo non li leggevo. Rimasi fortemente colpito dal carattere innovativo delle storie e dalla qualità dei disegni".

I PRIMI PASSI NEL MONDO DELLA GRAFICA
È il 1954 quando le illustrazioni di Sergio Toppi fanno per la prima volta capolino sulle pagine della nuova edizione della "Enciclopedia dei Ragazzi" della Mondadori. Tre anni più tardi inizia a lavorare per gli studi d'animazione Pagot , dove apprenderà anche i segreti della sceneggiatura. Per un decennio contribuisce alla realizzazione di numerosi caroselli. Contemporaneamente illustra diversi libri della collana "La scala d'oro" della UTET.
Dal 1960 intraprende la sua collaborazione con il "Corriere dei Piccoli": il suo pennino dà vita a Mago Zurlì su testi di Carlo Triberti, ispirato al personaggio interpretato sugli schermi televisivi dal presentatore Cino Tortorella. Si tratta di racconti come Mago Zurlì e l'ipercubo (Corriere dei Piccoli, 1961) realizzati con un tratto caricaturale ed una impostazione tipicamente "pagottiana".
Lo stile "da cartone animato" è riscontrabile, oltre che in queste storie, anche nelle illustrazioni per l'Enciclopedia dei giochi all'aperto. Questo modo di disegnare è da rapportare all'avvento dei primi programmi televisivi per ragazzi. Infatti il tratto "pagottiano" con il quale veniva disegnato il conduttore del celebre "Zecchino d'oro" è facilmente riconoscibile dai lettori che cominciano a fare proprie le immagini trasmesse nel celebre "Carosello". Questo segno verrà tuttavia abbandonato in seguito, come pure la firma con la semplice -T.-, che verrà sostituita dall'attuale -TOPPI-.
Sempre per la stessa testata realizza i posters centrali dedicati al Far West: disegna figurine di soldatini, diligenze, bivacchi di cowboys da ritagliare .

DAL "CORRIERE DEI PICCOLI" AL "CORRIERE DEI RAGAZZI"
I primi fumetti su sceneggiatura di Mino Milani segnano la svolta di Toppi verso temi storici, rappresentati con tratto già sicuro ma ancora poco personalizzato e influenzato da altri autori, tra i quali soprattutto Battaglia.
Dal 1960 ai primi anni Settanta il suo stile si evolve: le vignette risultano "piene" del suo segno furibondo, ricco di tessiture, che ancora lascia poco spazio al bianco.
Pietro Micca del 1966 inaugura la collaborazione con Milani, che scriverà soprattutto testi di storie belliche. Lo sceneggiatore lascerà al disegnatore una grande libertà ma l'orientamento della redazione del "Corriere dei Piccoli" sarà diverso: "Per loro era tutto quadrato", dirà Toppi in un suo articolo , "mentre ci sono cose che non lo sono".
In storie come Tsushima, su testi di Milani, pubblicata nel 1970. I quadretti sono ancora inattaccabili: un'esplosione su una nave, per la quale oggi probabilmente vedremo usata una splash-page, viene compressa in quadrati di piccole dimensioni, contro le cui pareti sembrano infrangersi le schegge della deflagrazione. Il nero imperante nelle sue tavole non compromette la leggibilità del racconto, e già un paio d'anni dopo Toppi timidamente scivola fuori dalle cornici, dapprima con il lettering oblungo delle onomatopee, poi con i personaggi: gli artigli di una tigre, gli stivali di un soldato, i detriti di una granata. Sono le prime avvisaglie di una "liberazione" che arriverà di lì a poco.
Intanto una particolarità dei fumetti del milanese è quella di trasformare ogni singola vignetta, per quanto costretta in un piccolo quadrato, in una vera e propria illustrazione in miniatura.
Ci si trova di fronte ad un illustratore che ha fatto completamente suo il linguaggio del fumetto, lo padroneggia e preannuncia quelle innovazioni grafiche che lo renderanno famoso.
Nel 1972 la testata per la quale lavora si trasforma in "Corriere dei Ragazzi" e Toppi porta il suo contributo al nuovo corso con due serie, sempre su testi di Milani, Fumetti-verità e I grandi nel giallo .

Omaggio a KurosawaNASCITA DI UNO STILE
Gli anni Settanta sono densi di collaborazioni: lavora per la Daim Press e per la Cepim, l'attuale casa editrice Sergio Bonelli. Appartengono a questo periodo anche le copertine per la collana America. Nel volgere di pochi mesi avviene la rivoluzione stilistica che rende le tavole di Toppi inconfondibili e che oggi ha letteralmente fatto scuola.
Siamo nel 1974: due episodi sono cruciali. Il primo è rappresentato dal completamento di una storia disegnata per metà da Rino Albertarelli e lasciata incompleta a causa dell'improvvisa scomparsa dello stesso disegnatore. Vi si racconta la vicenda di Herman Lehmann, un ragazzo bianco che, rapito nel 1870 da una banda di Apache nella Contea di Mason, nel Texas, viene adottato dalla tribù divenendo ben presto un "vero" indiano. Un episodio avventuroso che non poteva non affascinare Toppi. L'editore Bonelli gli affida il compito di completare il racconto e il milanese lo fa ma senza imitare lo stile di Albertarelli.
A partire da questo periodo, nelle tavole toppiane il bianco assume sempre più valenza di segno, tanto quanto il nero. Non più dunque uno spazio di "assenza di segno", di "vuoto", ma anch'esso segno a tutti gli effetti. D'ora innanzi non mancheranno illustrazioni nelle quali una silhouette, una divisa militare, un fiume, sono resi con il bianco puro. Una sorta di xilografia rovesciata e senza matrice.
Queste innovazioni stilistiche, tra cui è fondamentale la violazione dei quadratini, saranno portate avanti ed affinate sulle pagine del "Messaggero dei Ragazzi", diretto da padre Giovanni Colasanti, sempre a partire da quel fatidico 1974. E qui veniamo al secondo dei due episodi cruciali ai quali si faceva riferimento.
L'incontro con padre Colasanti è fondamentale: per la prima volta Toppi gode di una libertà espressiva assoluta. L'angustia dei quadratini che racchiudono le vignette si spezza definitivamente. Se il momento narrativo richiede un pathos maggiore, le figure possono improvvisamente giganteggiare ed occupare l'intera tavola. Scompare la cornice tradizionale e la tavola stessa diventa cornice.
Su queste coordinate si forma lo "stile-Toppi". La realizzazione delle singole figure in grandi dimensioni richiama alla mente certe esperienze figurative austriache della fine del secolo scorso. A livello di impostazione della tavola invece vengono stravolti i canoni del fumetto tradizionale. Ad un segno grafico che Toppi stesso definisce "furibondo" fanno da contrappeso i balloons, sempre perfettamente circolari. Le limitazioni imposte dalle regole prospettiche vengono sistematicamente violate, ma la fruizione del racconto, superato lo "shock" iniziale, non ne risente assolutamente. Anzi.
Il critico di fumetti Gianni Brunoro parla di Toppi come di un "innovatore" e "musicista del pennino" : "Emerge dunque in lui a quel punto uno stile caratterizzato - specie per quanto colpisce a prima vista e soprattutto in relazione a quei primi anni Settanta cui ci si riferisce - da un montaggio che evidenzia particolarmente il fatto che Toppi, lasciata la tradizionale sequenza quadrettata, può avventurarsi in strutture allora del tutto inusuali, per lo meno nei fumetti per ragazzi: ossia un montaggio estremamente libero nel succedersi delle vignette, che assumono da allora in lui i più svariati rapporti reciproci quanto a dimensioni e che non di rado sono addirittura prive della consueta cornice delimitante ".

COLORI ACIDI
Sempre Brunoro rileva la peculiarità di Toppi nella scelta dei colori, arte nella quale ancora una volta si dimostra grande ed originale "compositore": "[...] un ulteriore elemento di novità è costituito dal colore, da lui usato spesso in registri acidi o elettrici o comunque al di fuori dalle convenzioni: per esempio volti viola, verdi o fucsia, capaci di suggerire le sensazioni di un'atmosfera piuttosto che un'altra, oppure tavole quasi monocromatiche, di toni piatti omogenei, quasi virati al pastello, idonei a dare una qualche sensazione della immobilità del tempo" . Potremmo definire questi colori freddi prevalenti nel fumetto toppiano come il gelido retaggio delle sue letture dei racconti più neri di Buzzati o Lovecraft. È come se in queste tavole vigesse sempre un'affascinante luce lunare. Sono i colori freddi che nel nostro codice figurativo richiamano la negazione di qualsiasi moto, la staticità, l'assenza di perturbazioni del corpo ma non dell'animo.
Sul piano tematico, l'onirico e il magico sono gli elementi che ritornano con maggiore frequenza nelle opere del disegnatore. A questo proposito Giulio Cesare Cuccolini per descrivere tale aspetto della produzione di Toppi mutua dalle esperienze artistiche del Novecento italiano l'espressione di "realismo magico" , che ben si addice alle atmosfere sospese delle tavole del milanese.
In questo percorso, dopo l'esperienza del "Messaggero dei Ragazzi", una volta gettate le fondamenta di uno stile personale e immediatamente riconoscibile, Toppi si discosta spesso dagli affreschi storici, a favore di racconti che esaltano e sono esaltati da quei colori lividi che saranno parte integrante del mondo del magico e dell'onirico, preponderante nella seconda metà degli anni Settanta. In questo caso si discosta anche da reminiscenze di matrice Secessionista. Tanto i colori quanto il segno qui sono carichi della tensione che si respira in certe tele dei pittori appartenenti ai gruppi "Die Brücke" e "Der Blaue Reiter". Toppi si riappropria dell'Espressionismo nelle sue manifestazioni più "cattive", fino a sfociare in una sorta di "realismo" alla "Neue Sachlichkeit" , che - in zone franche come quelle offerte a suo tempo da testate come "Alter Alter" - raggiunge vette di "ferocia" inaspettata.
Tra la seconda metà degli anni Settanta e i primi anni Ottanta il milanese scrive e disegna una serie di favole popolate da elfi, dinosauri, rospi, orchi e tutto quanto appartiene al nostro immaginario infantile, liberando piccole e grandi fobie represse dal nostro inconscio nell'età della fanciullezza. L'approdo al "realismo magico" avviene così attraverso un procedimento che ricorda i principi creativi del Surrealismo, ma che utilizza segni espressionisti.

Guglielmo di NormandiaL'INCONTRO CON BONELLI E I PRIMI RICONOSCIMENTI UFFICIALI
Il 1975 è l'anno del conferimento a Sergio Toppi del prestigioso premio "Yellow Kid" da parte del Salone Internazionale dei Comics, dell'Illustrazione e del Cinema di Animazione di Lucca come "miglior disegnatore italiano dell'anno".
La nuova strada è aperta: lo stile-Toppi si manifesta ancora in una collana, Un uomo, un'avventura, edita dalla Cepim. Il disegnatore dà il suo contributo alla serie con tre racconti: L'uomo del Nilo (1976) e L'uomo del Messico (1977), su testi di Decio Canzio, e L'uomo delle paludi (1978), su testo proprio. Lavora anche per "Orient Express": crea e disegna le vicende de Il Collezionista , uno dei due personaggi seriali da lui ideati (l'altro è l'affascinante Sharaz-de, del 1977).
Il periodico "Sgt. Kirk" gli commissiona diverse copertine ed alcuni racconti bellici dei quali Toppi scrive anche le sceneggiature. Dal 1976 dà inizio anche alla collaborazione con il settimanale cattolico "Il Giornalino" .
Sergio Toppi, per sua stessa ammissione, deve molto ad Oreste Del Buono, vero e proprio nume tutelare del fumetto italiano meno commerciale, che negli anni Settanta lo chiama a collaborare con le Edizioni Milano Libri. È l'inizio del filone fantastico "toppiano" che troviamo su "Alter Alter" in storie come Little Big Horn 1875 (n° 7, 1978) o Sharaz-de (n° 1, 1977), oppure ancora su "Corto Maltese" (per esempio in Isola gentile, n° 4, 1987) e che proseguirà anche durante la proficua collaborazione con "Comic Art", mensile diretto da Rinaldo Traini per il quale realizza altre storie sullo stesso genere, alcune ripubblicate in Myetzko e altre storie (Editrice Comic Art, Roma, 1994, b/n).

LE TEMATICHE
L'argomento avventuroso è sicuramente quello preferito da Sergio Toppi. Sin dagli esordi sul "Corriere dei Piccoli" l'avventura è presente nella sua produzione fumettistica, in tutte le sue sfaccettature, storiche e belliche.
Potremmo schematizzare così per argomenti l'opera fumettistica toppiana:

· storico-avventurosi
· avventura "pura"
· attualità e religione
· classici della letteratura
· cronaca

I temi storico-avventurosi vengono affrontati per la prima volta con Pietro Micca, che inaugura inoltre la collaborazione con Mino Milani, per il "Corriere dei Piccoli", nel 1966. Una decina d'anni più tardi, tra il 1974 e il 1979, realizza delle monografie dal titolo Uomini che non ebbero paura su personaggi storici come Carlo Martello, Giovanni Sobieski, Leone il Grande, per il "Messaggero dei Ragazzi", che verranno poi ristampate a cura delle Edizioni Messaggero di Padova, nel 1980. Alla seconda metà degli anni Settanta appartengono le storie per la collana Un uomo, un'avventura della Cepim. Su temi prettamente storici ha invece disegnato, per la Larousse, L'histoire de France en bandes dessinées pubblicata finora solo in Francia, la Storia dei popoli a fumetti (volume Americani) scritta da Enzo Biagi (e recentemente ristampata nella collana I Miti) per Mondadori nel 1983 e Las fabulosas ciudades de Arizona - Los tesoros de Cibola e El Cerro de la Plata - La leyenda de Potosì per le Edizioni Planeta Agostini, pubblicati in Spagna nel 1992.
Il milanese ha poi spesso lasciato spazio a quella che chiameremo avventura "pura", dalla fantascienza al fantastico, al poliziesco. In particolare ricordiamo la serie de Il Collezionista sceneggiata e disegnata dallo stesso Toppi per "Orient Express", ristampato poi su "L'Eternauta", "Comic Art" e riproposta oggi dalle edizioni King Comics. Appartengono a questo "filone" la maggior parte dei racconti dei quali ha curato sia i testi che i disegni per le Edizioni Milano Libri, ossia quelli apparsi su "Alter Alter", e più in generale per la Rizzoli, cioè quelli per "Corto Maltese" per un periodo complessivo che va dal 1977 al 1993. È il momento di opere come Sharaz-de (raccolto in un unico volume nel 1984 e riproposto nel 2001 dalle Edizioni Di), Ipotesi 1492 e Cavaliere di ventura. Sempre su questo genere sono numerosi fumetti pubblicati su "Il Giornalino" dal 1976 a oggi; tra i tanti, Una visita per J. Colter (1983) su testi propri, e La Città (1994), su testi di Gino D'Antonio.
Gli unici fumetti seriali altrui ai quali Toppi abbia dato il suo contributo disegnando un'intera storia, sono "Nick Raider" (1997) e "Julia" (1999) della Bonelli (su testi rispettivamente di D'Antonio e Berardi).
Attualità e religione sono invece i temi più frequenti nella maggior parte dei racconti per "Il Giornalino". Tra i tanti citiamo Nahim (1993), sulla guerra nell'ex-Yugoslavia, e Kalashnikov (1994), sulle guerre tra etnie diverse in Africa; sempre per "Il Giornalino" disegna la serie di Magda & Moroni, per lo più incentrata su temi ecologisti e avventurosi con riferimenti alla storia contemporanea, come in Il popolo dei monti (1997) in cui si accenna alla guerra degli Hutu contro i Tutsi. D'argomento religioso sono invece le tavole della serie Un uomo chiamato Gesù (1992), Il segreto dei quattro codici (1994), sulla vita di don Alberione, fondatore della Società San Paolo, editrice dello stesso "Giornalino", e Karol Wojtyla: il Papa del terzo millennio (2000).
Per un certo periodo Toppi si è occupato anche di cronaca, soprattutto sportiva, realizzando una serie di storie brevi per il "Corriere dei Ragazzi", a partire dal 1972, tra le quali Riva: il campione risorto, oppure Thoeni: la neve è il suo destino, e altre ancora, dedicate spesso al ciclismo.
Il milanese si è occupato anche di cinema: nel 1985 ha disegnato una storia incentrata sulla figura di Humphrey Bogart, scrivendone i testi, mentre è del 1995 la trasposizione in fumetto del King Kong di Cooper e Shoedsack, colossal USA del 1933, stavolta su testi di Luciano Giacotto. Entrambi i fumetti sono stati pubblicati su "Il Giornalino".
Una delle tappe quasi obbligatorie per un grande disegnatore consiste nel riproporre a fumetti i classici della letteratura. Anche Toppi si è cimentato in questo compito: ricordiamo oltre la Sharaz-de delle "Mille e una notte", Le avventure di Robinson Crusoe (1997), di Daniel Defoe, Il richiamo della foresta e L'amore alla vita, entrambi del 1996, di Jack London, raccolti in volume unico con Una volta sola nella vita (sceneggiatura e disegni di Toppi), pubblicato per la prima volta nel 1977, per le Edizioni Paoline.
Chiudiamo l'excursus sui temi prediletti dal nostro disegnatore con l'umorismo. In effetti forse solo i primi lavori per il "Corriere dei Piccoli" aventi come protagonista il Mago Zurlì, su testi di Carlo Triberti, possono essere definiti "umoristici", tuttavia c'è una vena ironica sottile in moltissime sue tavole. È palese nelle avventure di Magda & Moroni ma si rileva persino in un "thriller" a base di conflitti a fuoco come l'episodio di "Nick Raider" al quale facevamo riferimento prima, o anche nelle favole "nere" per i tipi della Milano Libri.

INCURSIONI IN TERRA STRANIERA
Sergio Toppi è noto all'estero grazie anche alla realizzazione di episodi disegnati per la collana L'histoire de France en bandes dessineès della Larousse e La dècouverte du monde en bandes dessineès . Ma la casa editrice che attualmente sta proponendo con continuità non solo i fumetti, ma anche dei preziosi portfolios di serigrafie, è la Mosquito. Edizioni curatissime, spesso a tiratura limitata, divenute ben presto oggetto di culto tra appassionati e collezionisti.
In Spagna sono stati pubblicati due albi di racconti ambientati nell'America dei Conquistadores: El Cerro de la Plata-La leyenda de Potosì e Las fabulosas ciudades de Arizona-Los tesoros de Cibola (Planeta Agostini-Barcellona, 1992, colori).
Sono stranieri, inoltre, alcuni dei più ferventi ammiratori delle tavole di Sergio Toppi, e che al suo stile dichiarano di ispirarsi: Frank Miller, Tom Palmer, Howard Chaykin, Walter Simonson, tutti autori d'altissimo livello, tra i più stimati da critica e pubblico.

El Cid

DICONO DI LUI

Sergio Toppi [è] uno dei più enigmatici illustratori e autori di fumetti nostrani. [...] Toppi non è artista umorale, dai facili entusiasmi, incline a sperimentazioni alla moda. Ma non è neppure artista dall'immutabile segno grafico. La sua carriera registra un'evoluzione stilistica, dettata da una paziente e attenta ricerca che lo ha gradualmente condotto agli attuali esiti espressivi.

Giulio Cesare Cuccolini
(da Sergio Toppi o del "Velo di Maya", in Expocartoon, supplemento a "Comics" n° 20)

 

Nei fumetti di Toppi vecchie e risapute storie compaiono improvvisamente rivestite di un'arcaica e dimenticata potenza; il loro interesse per il lettore non sta nell'essere nuove e differenti, bensì nel ricomparire davanti agli occhi con una vividezza e una passione paragonabili a quella con cui le abbiamo conosciute per la prima volta, magari da bambini. [...] Si tratta di una battaglia all'inflazione del senso, quell'inflazione che rende piano piano inevitabilmente scontate tutte le forme, le figure, le storie.
Gli scrittori usano la magia della parola per ottenere risultati analoghi. Toppi adopera l'intreccio di linee del suo pennino e una grande capacità di montaggio, al tempo stesso grafico e narrativo.

Daniele Barbieri
(da "Linea Grafica")

 

Il magistrale lavoro di Toppi sta per me in queste due ipotesi di movimento, un'alternanza di voli e cadute, resurrezioni e catarsi. Un groviglio vitale, che nelle ombre e nelle raschiature, a volte nei vuoti bianchi opposti ai pieni neri quasi a costituire una tenebra maggiore, raggiunge un'intensità straordinaria e rapinosa, davanti alla quale non mi sento di azzardare paragoni con nomi di altri creatori di fumetti.

Oreste Del Buono
(prefazione al volume Sacsahuaman, Milano Libri)

 

Confesso di essergli debitore di una specie di passaporto internazionale. Quando, da perfetto sconosciuto quale sono, al di fuori del piccolo mondo fumettistico italiano, mi presento a qualche manifestazione dedicata ai comics (a New York come a Buenos Aires, a Barcellona come ad Angoulême), mi basta una semplice dichiarazione per suscitare l'interesse e la stima dei miei interlocutori: "Mi chiamo Sergio Bonelli, pubblico fumetti in Italia e sono l'editore di Sergio Toppi".

Sergio Bonelli
(da "Fumetti d'Italia" n° 11)

 

La gentilezza e la levità del carattere di Sergio Toppi sono rilevabili nel suo stile grafico poiché questi suoi aspetti caratteriali diventano parte integrante della sua personalità artistica che è però ricca di richiami, citazioni, echi, sottolineature spesso molto esplicite, con le esperienze figurative non solo nostrane, ma del più vasto patrimonio iconografico mondiale in conseguenza di un'attenzione fresca, colta e ammirata che Sergio Toppi conserva come nel primo giorno della sua straordinaria attività di narratore per immagini.

Rinaldo Traini
(da "Fumetti d'Italia", n° 8)

 

Hugo Pratt è un manicheo [...]. Moebius è il bianco [...]. Dino Battaglia è invece il grigio [...]. Sergio Toppi è il nero. Il nero che scivola sulla tavola, denso e vischioso, solo qua e là lasciando spazio al bianco, come per un difetto di assorbimento.
Da quel rifiuto nascono le figure di Toppi, le aspre e le dolci.

Gianni Riotta
(da Dino Battaglia, Editori del Grifo)

 

Per fare un paragone cinematografico, il disegno di Toppi si potrebbe avvicinare ai chiari-scuri, ai giochi di ombre dei film più riusciti di Curtiz: il tratto è sempre comunque drammatico e i disegni non sono mai contenuti in regolari quadrati posti uno dietro l'altro, ma, come in Crepax e in Battaglia, a seconda del peso che l'autore vuol dare all'episodio, sono più grandi o più ridotti, fino ad occupare un'intera pagina.

Manfredo Guerrera
(da Storia del fumetto, Newton)

 

Sergio Toppi [...] si merita l'appellativo di grande del nostro tempo. [...] può vantarsi di aver battuto un record: quello di non aver avuto ad oggi "cloni" o "clonazioni" della sua opera [...] perché lo stile espresso dall'artista è talmente unico ed irripetibile che chi ha cercato di imitarlo, vista la intrinseca ed estrinseca difficoltà a raggiungere livelli accettabili di riproposizione, ha desistito nell'intento.

Angelo Nencetti
(da Sergio Toppi narratore d'immagini, Edizioni Lo Scarabeo)

 

Fabrizio Lo Bianco

   
[aprile 2002]

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