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Ultrazine
- Viaggi nel Fumetto in collaborazione
con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari e l'Associazione
Culturale Imago Mundi presenta Storie di uomini in armi,
una personale di Sergio Toppi dedicata ai lavori dell'artista
di argomento bellico avventuroso. La mostra, curata da Fabrizio
Lo Bianco, rappresenta il primo evento espositivo ideato e organizzato
dal nostro webmagazine.

Inaugurazione
sabato 27 aprile, ore
11
Interverranno:
Sergio
Toppi
Giorgio
Pellegrini
(Assessore alla Cultura del
Comune di Cagliari)
Fabrizio
Lo Bianco
(curatore della mostra)
Allestita
nelle suggestive sale dell'antica Caserma dei Dragoni, presso il
quartiere di Castello di Cagliari,
la mostra si colloca in uno spazio ideale per il filone
tematico scelto. Attraverso ottanta tavole emerge il rapporto di
fascinazione tra un artista dall'animo mite e l'immaginario bellico-avventuroso
che attraversa la storia dell'uomo. Dagli opliti ai cavalieri medievali,
dai legionari romani alle schiere dei tartari, dai samurai ai conquistadores:
il segno vibrante di Sergio
Toppi reinterpreta storia, miti e leggende del "mestiere
delle armi". L'esposizione propone illustrazioni per varie
riviste e quotidiani più i disegni originali di tre storie
a fumetti: le celebri Köllwitz 1742 e Myetzko
e l'inedita La Grande Guerra, di prossima pubblicazione
per la Biblioteca di Mariano Comense.
Corazze
forgiate nel fuoco e nella temperie della guerra, fantastici e terribili
ussari come fantasmi sullo scenario della guerra di trincea, inattese
mitragliatrici che si materializzano in pieno medioevo: Sergio Toppi
è, come lo ha definito Oreste del Buono, "il Grande
Stregone" della narrazione per immagini. Nota peculiare del
suo modo di raccontare è lo straniamento generato dalla ricercata
incongruità di elementi apparentemente antistorici, lontani
dalla rappresentazione asettica della realtà.
Si
generano così dissonanze affascinanti: cosa sarebbe accaduto
se nel 1521 a Tzoacotlan i conquistadores avessero trovato ad attenderli
un popolo dotato di armi da fuoco? E se, con un ribaltamento degli
eventi, Little Big Horn fosse stato il punto di partenza di una
riscossa degli indiani d'America?
La rievocazione storica diventa così pretesto creativo per
dare vita ad una Storia "altra", che conferisce al "già
noto" una coloritura nuova e accattivante.
La discrepanza tra l'animo dell'artista, antimilitarista, e la crudezza
- mai pesantemente esibita - degli eventi bellici crea una stimolante
proliferazione di micromondi nei quali unico vero sconfitto è
l'uomo che sceglie la guerra come sistema per la soluzione delle
controversie o come semplice mezzo di conquista di "gloria"
o territori.
Come tanti illustratori, Sergio Toppi non è alieno al fascino
di corazze, fregi, elmi e alabarde. L'immaginario bellico-avventuroso
che popola le illustrazioni dei grandi disegnatori è per
molti aspetti paragonabile a quello dei bambini. L'età della
fanciullezza è in fondo quella più soggetta al fascino
irresistibile dei soldatini, siano essi di carta, di piombo o di
plastica.
Mistero dolce quello dell'attrazione - in questo caso assolutamente
innocua - tra carri cingolati in miniatura e bambini, un rapporto
"candido". Agnelli attratti dal lupo, suadente perché
ancora non conosciuto.
Nelle sue mille sfaccettature che si contrappongono ad un segno
invece così netto, Sergio Toppi si muove per il mondo del
fumetto e dell'illustrazione come un "agnello corazzato".
Chi ha la fortuna di conoscerlo sa quanto siano vere le parole che
il suo amico e noto germanista Italo Alighiero Chiusano usò
per descriverne la personalità:
Toppi
ama gli animali [
] tuttavia quanto spesso, nelle sue immagini,
gli animali hanno un aspetto splendidamente sinistro
E aggiunge:
È
un uomo a più facce. Certi suoi improvvisi lampi di durezza
nell'occhio solitamente mite, certe definizioni garbatissime ma
inesorabili, la sua passione rivelatrice per una civiltà
cerimoniosa ma anche crudele come quella giapponese sono spia di
quello che, in Toppi, ferve dietro la "facciata"
[dal catalogo della mostra alla Galleria L'Agrifoglio, Milano 1994].
In
fondo cos'è l'avventura se non tutto ciò che in qualche
modo esula dall'ordinario? Toppi stesso offre una definizione di
quelle sue, semplici e lapidarie, di cosa porti un narratore a dedicarsi
alle storie avventurose piuttosto che al pur interessante minimalismo
quotidiano:
In fondo - afferma - uno che vuole "raccontare" può
scegliere come pretesto narrativo anche un sasso: c'è chi
ne fa uno spunto per parlare di un tizio che si diverte a farlo
saltare sulla superficie dell'acqua, e c'è chi abbinandolo
a una fionda ne fa l'arma da cui partirà il proprio racconto.
Il pennino di Toppi ha ripercorso tutte le epoche storiche sondandole
spesso in un'ottica differente da quella consegnataci dalla storiografia.
Tranne che per quei lavori di trasposizione di eventi storici (o
anche leggendari) in forma "didascalica" o esplicativa
- come ad esempio nel suo contributo per la Storia dei popoli a
fumetti -, Toppi ha sempre cercato un aspetto altro della Storia.
In Köllwitz 1742 fa la sua apparizione, determinante, un automa
essenziale nella ricostruzione fantastica di un fatto realmente
accaduto.
L'ussaro alato che fa capolino, in una dimensione parallela, tra
le trincee della Prima Guerra Mondiale è invece l'elemento
straniante di Myetzko, mentre nell'inedito La Grande Guerra l'imprevisto
magico scaturisce dalla comparsa di un gigantesco orso.
Il fantastico ha dunque un ruolo essenziale per le riletture toppiane
della Storia e dei miti. Ne deriva il sapore intenso e aspro dell'avventura
"classica", come la si poteva leggere una volta e come
più raramente la si può ritrovare oggi.
Altro dato caratterizzante di tutte le tavole di Toppi è
che da esse non trasparirà il dato tecnico-precisionista,
che pure ebbe un magnifico cantore in fumettisti apprezzati da Toppi
come Caesar, ma lo zeit-geist, lo spirito del tempo ricreato attraverso
la resa "fisica" della polvere dei campi di battaglia
o della fuliggine sulle divise. La cruenza della guerra, la sanguinarietà
dei conflitti non è mai ostentata: la si intuisce in tutta
la sua forza attraverso la maestria di un segno schizzato e furibondo
che ci colpisce con un impatto emotivo ed evocativo cui è
impossibile sottrarsi. Sergio Toppi è, aveva ragione Del
Buono, "un grande stregone".
Informazioni
utili:
STORIE DI UOMINI IN ARMI
nei disegni di SERGIO TOPPI
a
cura di Fabrizio Lo Bianco
presso
Centro Comunale d'Arte Il Ghetto
Via Santa Croce 18 - Cagliari
Tel. 070/6402115
E-mail: ghetto.im@libero.it
Orari:
10.30 - 13.00 /17.00 - 20.30
(chiuso il lunedì)
Biglietti: intero € 2,58 - ridotto € 1,55 - ridotto scuole
€ 1,03
Sito:
www.ultrazine.org/ultraeventi/sergiotoppi.htm
e-mail:info@ultrazine.org;
ultramostre@libero.it
CHI
È SERGIO TOPPI
NOTE
BIOGRAFICHE
Nato a Milano l'11 ottobre 1932, Toppi ad appena otto anni prova
sulla propria pelle gli eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale.
Dopo l'8 settembre la sua famiglia deve sfollare alla volta della
Valdossola, in Piemonte, dove anziché una maggiore tranquillità
troverà la cruda esperienza dei conflitti tra partigiani
e fascisti.
Il dopoguerra, anch'esso difficile, presenta tuttavia un aspetto
positivo: "Avevamo forse un vantaggio rispetto ai ragazzi di
oggi" spiega, "potevamo infatti guardare al futuro con
fiducia. C'era povertà, però la fine della guerra
aveva generato speranze difficili da scalfire".
Sergio Toppi disegnatore nasce autodidatta. A scuola rimedia voti
negativi proprio in Educazione Artistica a causa della sua congenita
avversione nei confronti di strumenti troppo "ingabbianti"
come il compasso.
Unica esperienza come allievo di una scuola d'arte è quella
presso la "Scuola d'Arte del Castello" durata solo due
anni e interrotta quando, giovanissimo, dalle scuole medie passa
al liceo classico. Nel futuro dello studente si prospetta una carriera
da medico, ma le cose andranno diversamente. Il disegno resta la
sua passione. Un giorno decide di acquistare un albo di "Asso
di Picche" notato su una bancarella per le vie di Bologna:
"Ero praticamente a digiuno di fumetti perché da ragazzo
non li leggevo. Rimasi fortemente colpito dal carattere innovativo
delle storie e dalla qualità dei disegni".
I
PRIMI PASSI NEL MONDO DELLA GRAFICA
È il 1954 quando le illustrazioni di Sergio Toppi fanno per
la prima volta capolino sulle pagine della nuova edizione della
"Enciclopedia dei Ragazzi" della Mondadori. Tre anni più
tardi inizia a lavorare per gli studi d'animazione Pagot , dove
apprenderà anche i segreti della sceneggiatura. Per un decennio
contribuisce alla realizzazione di numerosi caroselli. Contemporaneamente
illustra diversi libri della collana "La scala d'oro"
della UTET.
Dal 1960 intraprende la sua collaborazione con il "Corriere
dei Piccoli": il suo pennino dà vita a Mago Zurlì
su testi di Carlo Triberti, ispirato al personaggio interpretato
sugli schermi televisivi dal presentatore Cino Tortorella. Si tratta
di racconti come Mago Zurlì e l'ipercubo (Corriere dei Piccoli,
1961) realizzati con un tratto caricaturale ed una impostazione
tipicamente "pagottiana".
Lo stile "da cartone animato" è riscontrabile,
oltre che in queste storie, anche nelle illustrazioni per l'Enciclopedia
dei giochi all'aperto. Questo modo di disegnare è da rapportare
all'avvento dei primi programmi televisivi per ragazzi. Infatti
il tratto "pagottiano" con il quale veniva disegnato il
conduttore del celebre "Zecchino d'oro" è facilmente
riconoscibile dai lettori che cominciano a fare proprie le immagini
trasmesse nel celebre "Carosello". Questo segno verrà
tuttavia abbandonato in seguito, come pure la firma con la semplice
-T.-, che verrà sostituita dall'attuale -TOPPI-.
Sempre per la stessa testata realizza i posters centrali dedicati
al Far West: disegna figurine di soldatini, diligenze, bivacchi
di cowboys da ritagliare .
DAL
"CORRIERE DEI PICCOLI" AL "CORRIERE DEI RAGAZZI"
I primi fumetti su sceneggiatura di Mino Milani segnano la svolta
di Toppi verso temi storici, rappresentati con tratto già
sicuro ma ancora poco personalizzato e influenzato da altri autori,
tra i quali soprattutto Battaglia.
Dal 1960 ai primi anni Settanta il suo stile si evolve: le vignette
risultano "piene" del suo segno furibondo, ricco di tessiture,
che ancora lascia poco spazio al bianco.
Pietro Micca del 1966 inaugura la collaborazione con Milani, che
scriverà soprattutto testi di storie belliche. Lo sceneggiatore
lascerà al disegnatore una grande libertà ma l'orientamento
della redazione del "Corriere dei Piccoli" sarà
diverso: "Per loro era tutto quadrato", dirà Toppi
in un suo articolo , "mentre ci sono cose che non lo sono".
In storie come Tsushima, su testi di Milani, pubblicata nel 1970.
I quadretti sono ancora inattaccabili: un'esplosione su una nave,
per la quale oggi probabilmente vedremo usata una splash-page, viene
compressa in quadrati di piccole dimensioni, contro le cui pareti
sembrano infrangersi le schegge della deflagrazione. Il nero imperante
nelle sue tavole non compromette la leggibilità del racconto,
e già un paio d'anni dopo Toppi timidamente scivola fuori
dalle cornici, dapprima con il lettering oblungo delle onomatopee,
poi con i personaggi: gli artigli di una tigre, gli stivali di un
soldato, i detriti di una granata. Sono le prime avvisaglie di una
"liberazione" che arriverà di lì a poco.
Intanto una particolarità dei fumetti del milanese è
quella di trasformare ogni singola vignetta, per quanto costretta
in un piccolo quadrato, in una vera e propria illustrazione in miniatura.
Ci si trova di fronte ad un illustratore che ha fatto completamente
suo il linguaggio del fumetto, lo padroneggia e preannuncia quelle
innovazioni grafiche che lo renderanno famoso.
Nel 1972 la testata per la quale lavora si trasforma in "Corriere
dei Ragazzi" e Toppi porta il suo contributo al nuovo corso
con due serie, sempre su testi di Milani, Fumetti-verità
e I grandi nel giallo .
NASCITA
DI UNO STILE
Gli anni Settanta sono densi di collaborazioni: lavora per la Daim
Press e per la Cepim, l'attuale casa editrice Sergio Bonelli. Appartengono
a questo periodo anche le copertine per la collana America. Nel
volgere di pochi mesi avviene la rivoluzione stilistica che rende
le tavole di Toppi inconfondibili e che oggi ha letteralmente fatto
scuola.
Siamo nel 1974: due episodi sono cruciali. Il primo è rappresentato
dal completamento di una storia disegnata per metà da Rino
Albertarelli e lasciata incompleta a causa dell'improvvisa scomparsa
dello stesso disegnatore. Vi si racconta la vicenda di Herman Lehmann,
un ragazzo bianco che, rapito nel 1870 da una banda di Apache nella
Contea di Mason, nel Texas, viene adottato dalla tribù divenendo
ben presto un "vero" indiano. Un episodio avventuroso
che non poteva non affascinare Toppi. L'editore Bonelli gli affida
il compito di completare il racconto e il milanese lo fa ma senza
imitare lo stile di Albertarelli.
A partire da questo periodo, nelle tavole toppiane il bianco assume
sempre più valenza di segno, tanto quanto il nero. Non più
dunque uno spazio di "assenza di segno", di "vuoto",
ma anch'esso segno a tutti gli effetti. D'ora innanzi non mancheranno
illustrazioni nelle quali una silhouette, una divisa militare, un
fiume, sono resi con il bianco puro. Una sorta di xilografia rovesciata
e senza matrice.
Queste innovazioni stilistiche, tra cui è fondamentale la
violazione dei quadratini, saranno portate avanti ed affinate sulle
pagine del "Messaggero dei Ragazzi", diretto da padre
Giovanni Colasanti, sempre a partire da quel fatidico 1974. E qui
veniamo al secondo dei due episodi cruciali ai quali si faceva riferimento.
L'incontro con padre Colasanti è fondamentale: per la prima
volta Toppi gode di una libertà espressiva assoluta. L'angustia
dei quadratini che racchiudono le vignette si spezza definitivamente.
Se il momento narrativo richiede un pathos maggiore, le figure possono
improvvisamente giganteggiare ed occupare l'intera tavola. Scompare
la cornice tradizionale e la tavola stessa diventa cornice.
Su queste coordinate si forma lo "stile-Toppi". La realizzazione
delle singole figure in grandi dimensioni richiama alla mente certe
esperienze figurative austriache della fine del secolo scorso. A
livello di impostazione della tavola invece vengono stravolti i
canoni del fumetto tradizionale. Ad un segno grafico che Toppi stesso
definisce "furibondo" fanno da contrappeso i balloons,
sempre perfettamente circolari. Le limitazioni imposte dalle regole
prospettiche vengono sistematicamente violate, ma la fruizione del
racconto, superato lo "shock" iniziale, non ne risente
assolutamente. Anzi.
Il critico di fumetti Gianni Brunoro parla di Toppi come di un "innovatore"
e "musicista del pennino" : "Emerge dunque in lui
a quel punto uno stile caratterizzato - specie per quanto colpisce
a prima vista e soprattutto in relazione a quei primi anni Settanta
cui ci si riferisce - da un montaggio che evidenzia particolarmente
il fatto che Toppi, lasciata la tradizionale sequenza quadrettata,
può avventurarsi in strutture allora del tutto inusuali,
per lo meno nei fumetti per ragazzi: ossia un montaggio estremamente
libero nel succedersi delle vignette, che assumono da allora in
lui i più svariati rapporti reciproci quanto a dimensioni
e che non di rado sono addirittura prive della consueta cornice
delimitante ".
COLORI
ACIDI
Sempre Brunoro rileva la peculiarità di Toppi nella scelta
dei colori, arte nella quale ancora una volta si dimostra grande
ed originale "compositore": "[...] un ulteriore elemento
di novità è costituito dal colore, da lui usato spesso
in registri acidi o elettrici o comunque al di fuori dalle convenzioni:
per esempio volti viola, verdi o fucsia, capaci di suggerire le
sensazioni di un'atmosfera piuttosto che un'altra, oppure tavole
quasi monocromatiche, di toni piatti omogenei, quasi virati al pastello,
idonei a dare una qualche sensazione della immobilità del
tempo" . Potremmo definire questi colori freddi prevalenti
nel fumetto toppiano come il gelido retaggio delle sue letture dei
racconti più neri di Buzzati o Lovecraft. È come se
in queste tavole vigesse sempre un'affascinante luce lunare. Sono
i colori freddi che nel nostro codice figurativo richiamano la negazione
di qualsiasi moto, la staticità, l'assenza di perturbazioni
del corpo ma non dell'animo.
Sul piano tematico, l'onirico e il magico sono gli elementi che
ritornano con maggiore frequenza nelle opere del disegnatore. A
questo proposito Giulio Cesare Cuccolini per descrivere tale aspetto
della produzione di Toppi mutua dalle esperienze artistiche del
Novecento italiano l'espressione di "realismo magico"
, che ben si addice alle atmosfere sospese delle tavole del milanese.
In questo percorso, dopo l'esperienza del "Messaggero dei Ragazzi",
una volta gettate le fondamenta di uno stile personale e immediatamente
riconoscibile, Toppi si discosta spesso dagli affreschi storici,
a favore di racconti che esaltano e sono esaltati da quei colori
lividi che saranno parte integrante del mondo del magico e dell'onirico,
preponderante nella seconda metà degli anni Settanta. In
questo caso si discosta anche da reminiscenze di matrice Secessionista.
Tanto i colori quanto il segno qui sono carichi della tensione che
si respira in certe tele dei pittori appartenenti ai gruppi "Die
Brücke" e "Der Blaue Reiter". Toppi si riappropria
dell'Espressionismo nelle sue manifestazioni più "cattive",
fino a sfociare in una sorta di "realismo" alla "Neue
Sachlichkeit" , che - in zone franche come quelle offerte a
suo tempo da testate come "Alter Alter" - raggiunge vette
di "ferocia" inaspettata.
Tra la seconda metà degli anni Settanta e i primi anni Ottanta
il milanese scrive e disegna una serie di favole popolate da elfi,
dinosauri, rospi, orchi e tutto quanto appartiene al nostro immaginario
infantile, liberando piccole e grandi fobie represse dal nostro
inconscio nell'età della fanciullezza. L'approdo al "realismo
magico" avviene così attraverso un procedimento che
ricorda i principi creativi del Surrealismo, ma che utilizza segni
espressionisti.
L'INCONTRO
CON BONELLI E I PRIMI RICONOSCIMENTI UFFICIALI
Il 1975 è l'anno del conferimento a Sergio Toppi del prestigioso
premio "Yellow Kid" da parte del Salone Internazionale
dei Comics, dell'Illustrazione e del Cinema di Animazione di Lucca
come "miglior disegnatore italiano dell'anno".
La nuova strada è aperta: lo stile-Toppi si manifesta ancora
in una collana, Un uomo, un'avventura, edita dalla Cepim. Il disegnatore
dà il suo contributo alla serie con tre racconti: L'uomo
del Nilo (1976) e L'uomo del Messico (1977), su testi di Decio Canzio,
e L'uomo delle paludi (1978), su testo proprio. Lavora anche per
"Orient Express": crea e disegna le vicende de Il Collezionista
, uno dei due personaggi seriali da lui ideati (l'altro è
l'affascinante Sharaz-de, del 1977).
Il periodico "Sgt. Kirk" gli commissiona diverse copertine
ed alcuni racconti bellici dei quali Toppi scrive anche le sceneggiature.
Dal 1976 dà inizio anche alla collaborazione con il settimanale
cattolico "Il Giornalino" .
Sergio Toppi, per sua stessa ammissione, deve molto ad Oreste Del
Buono, vero e proprio nume tutelare del fumetto italiano meno commerciale,
che negli anni Settanta lo chiama a collaborare con le Edizioni
Milano Libri. È l'inizio del filone fantastico "toppiano"
che troviamo su "Alter Alter" in storie come Little Big
Horn 1875 (n° 7, 1978) o Sharaz-de (n° 1, 1977), oppure
ancora su "Corto Maltese" (per esempio in Isola gentile,
n° 4, 1987) e che proseguirà anche durante la proficua
collaborazione con "Comic Art", mensile diretto da Rinaldo
Traini per il quale realizza altre storie sullo stesso genere, alcune
ripubblicate in Myetzko e altre storie (Editrice Comic Art, Roma,
1994, b/n).
LE
TEMATICHE
L'argomento avventuroso è sicuramente quello preferito da
Sergio Toppi. Sin dagli esordi sul "Corriere dei Piccoli"
l'avventura è presente nella sua produzione fumettistica,
in tutte le sue sfaccettature, storiche e belliche.
Potremmo schematizzare così per argomenti l'opera fumettistica
toppiana:
·
storico-avventurosi
· avventura "pura"
· attualità e religione
· classici della letteratura
· cronaca
I temi
storico-avventurosi vengono affrontati per la prima volta con Pietro
Micca, che inaugura inoltre la collaborazione con Mino Milani, per
il "Corriere dei Piccoli", nel 1966. Una decina d'anni
più tardi, tra il 1974 e il 1979, realizza delle monografie
dal titolo Uomini che non ebbero paura su personaggi storici come
Carlo Martello, Giovanni Sobieski, Leone il Grande, per il "Messaggero
dei Ragazzi", che verranno poi ristampate a cura delle Edizioni
Messaggero di Padova, nel 1980. Alla seconda metà degli anni
Settanta appartengono le storie per la collana Un uomo, un'avventura
della Cepim. Su temi prettamente storici ha invece disegnato, per
la Larousse, L'histoire de France en bandes dessinées pubblicata
finora solo in Francia, la Storia dei popoli a fumetti (volume Americani)
scritta da Enzo Biagi (e recentemente ristampata nella collana I
Miti) per Mondadori nel 1983 e Las fabulosas ciudades de Arizona
- Los tesoros de Cibola e El Cerro de la Plata - La leyenda de Potosì
per le Edizioni Planeta Agostini, pubblicati in Spagna nel 1992.
Il milanese ha poi spesso lasciato spazio a quella che chiameremo
avventura "pura", dalla fantascienza al fantastico, al
poliziesco. In particolare ricordiamo la serie de Il Collezionista
sceneggiata e disegnata dallo stesso Toppi per "Orient Express",
ristampato poi su "L'Eternauta", "Comic Art"
e riproposta oggi dalle edizioni King Comics. Appartengono a questo
"filone" la maggior parte dei racconti dei quali ha curato
sia i testi che i disegni per le Edizioni Milano Libri, ossia quelli
apparsi su "Alter Alter", e più in generale per
la Rizzoli, cioè quelli per "Corto Maltese" per
un periodo complessivo che va dal 1977 al 1993. È il momento
di opere come Sharaz-de (raccolto in un unico volume nel 1984 e
riproposto nel 2001 dalle Edizioni Di), Ipotesi 1492 e Cavaliere
di ventura. Sempre su questo genere sono numerosi fumetti pubblicati
su "Il Giornalino" dal 1976 a oggi; tra i tanti, Una visita
per J. Colter (1983) su testi propri, e La Città (1994),
su testi di Gino D'Antonio.
Gli unici fumetti seriali altrui ai quali Toppi abbia dato il suo
contributo disegnando un'intera storia, sono "Nick Raider"
(1997) e "Julia" (1999) della Bonelli (su testi rispettivamente
di D'Antonio e Berardi).
Attualità e religione sono invece i temi più frequenti
nella maggior parte dei racconti per "Il Giornalino".
Tra i tanti citiamo Nahim (1993), sulla guerra nell'ex-Yugoslavia,
e Kalashnikov (1994), sulle guerre tra etnie diverse in Africa;
sempre per "Il Giornalino" disegna la serie di Magda &
Moroni, per lo più incentrata su temi ecologisti e avventurosi
con riferimenti alla storia contemporanea, come in Il popolo dei
monti (1997) in cui si accenna alla guerra degli Hutu contro i Tutsi.
D'argomento religioso sono invece le tavole della serie Un uomo
chiamato Gesù (1992), Il segreto dei quattro codici (1994),
sulla vita di don Alberione, fondatore della Società San
Paolo, editrice dello stesso "Giornalino", e Karol Wojtyla:
il Papa del terzo millennio (2000).
Per un certo periodo Toppi si è occupato anche di cronaca,
soprattutto sportiva, realizzando una serie di storie brevi per
il "Corriere dei Ragazzi", a partire dal 1972, tra le
quali Riva: il campione risorto, oppure Thoeni: la neve è
il suo destino, e altre ancora, dedicate spesso al ciclismo.
Il milanese si è occupato anche di cinema: nel 1985 ha disegnato
una storia incentrata sulla figura di Humphrey Bogart, scrivendone
i testi, mentre è del 1995 la trasposizione in fumetto del
King Kong di Cooper e Shoedsack, colossal USA del 1933, stavolta
su testi di Luciano Giacotto. Entrambi i fumetti sono stati pubblicati
su "Il Giornalino".
Una delle tappe quasi obbligatorie per un grande disegnatore consiste
nel riproporre a fumetti i classici della letteratura. Anche Toppi
si è cimentato in questo compito: ricordiamo oltre la Sharaz-de
delle "Mille e una notte", Le avventure di Robinson Crusoe
(1997), di Daniel Defoe, Il richiamo della foresta e L'amore alla
vita, entrambi del 1996, di Jack London, raccolti in volume unico
con Una volta sola nella vita (sceneggiatura e disegni di Toppi),
pubblicato per la prima volta nel 1977, per le Edizioni Paoline.
Chiudiamo l'excursus sui temi prediletti dal nostro disegnatore
con l'umorismo. In effetti forse solo i primi lavori per il "Corriere
dei Piccoli" aventi come protagonista il Mago Zurlì,
su testi di Carlo Triberti, possono essere definiti "umoristici",
tuttavia c'è una vena ironica sottile in moltissime sue tavole.
È palese nelle avventure di Magda & Moroni ma si rileva
persino in un "thriller" a base di conflitti a fuoco come
l'episodio di "Nick Raider" al quale facevamo riferimento
prima, o anche nelle favole "nere" per i tipi della Milano
Libri.
INCURSIONI
IN TERRA STRANIERA
Sergio Toppi è noto all'estero grazie anche alla realizzazione
di episodi disegnati per la collana L'histoire de France en bandes
dessineès della Larousse e La dècouverte du monde
en bandes dessineès . Ma la casa editrice che attualmente
sta proponendo con continuità non solo i fumetti, ma anche
dei preziosi portfolios di serigrafie, è la Mosquito. Edizioni
curatissime, spesso a tiratura limitata, divenute ben presto oggetto
di culto tra appassionati e collezionisti.
In Spagna sono stati pubblicati due albi di racconti ambientati
nell'America dei Conquistadores: El Cerro de la Plata-La leyenda
de Potosì e Las fabulosas ciudades de Arizona-Los tesoros
de Cibola (Planeta Agostini-Barcellona, 1992, colori).
Sono stranieri, inoltre, alcuni dei più ferventi ammiratori
delle tavole di Sergio Toppi, e che al suo stile dichiarano di ispirarsi:
Frank Miller, Tom Palmer, Howard Chaykin, Walter Simonson, tutti
autori d'altissimo livello, tra i più stimati da critica
e pubblico.
DICONO
DI LUI
Sergio
Toppi [è] uno dei più enigmatici illustratori e autori
di fumetti nostrani. [...] Toppi non è artista umorale, dai
facili entusiasmi, incline a sperimentazioni alla moda. Ma non è
neppure artista dall'immutabile segno grafico. La sua carriera registra
un'evoluzione stilistica, dettata da una paziente e attenta ricerca
che lo ha gradualmente condotto agli attuali esiti espressivi.
Giulio
Cesare Cuccolini
(da Sergio Toppi o del "Velo di Maya", in Expocartoon,
supplemento a "Comics" n° 20)
Nei
fumetti di Toppi vecchie e risapute storie compaiono improvvisamente
rivestite di un'arcaica e dimenticata potenza; il loro interesse
per il lettore non sta nell'essere nuove e differenti, bensì
nel ricomparire davanti agli occhi con una vividezza e una passione
paragonabili a quella con cui le abbiamo conosciute per la prima
volta, magari da bambini. [...] Si tratta di una battaglia all'inflazione
del senso, quell'inflazione che rende piano piano inevitabilmente
scontate tutte le forme, le figure, le storie.
Gli scrittori usano la magia della parola per ottenere risultati
analoghi. Toppi adopera l'intreccio di linee del suo pennino e una
grande capacità di montaggio, al tempo stesso grafico e narrativo.
Daniele Barbieri
(da "Linea Grafica")
Il
magistrale lavoro di Toppi sta per me in queste due ipotesi di movimento,
un'alternanza di voli e cadute, resurrezioni e catarsi. Un groviglio
vitale, che nelle ombre e nelle raschiature, a volte nei vuoti bianchi
opposti ai pieni neri quasi a costituire una tenebra maggiore, raggiunge
un'intensità straordinaria e rapinosa, davanti alla quale
non mi sento di azzardare paragoni con nomi di altri creatori di
fumetti.
Oreste
Del Buono
(prefazione al volume Sacsahuaman, Milano Libri)
Confesso
di essergli debitore di una specie di passaporto internazionale.
Quando, da perfetto sconosciuto quale sono, al di fuori del piccolo
mondo fumettistico italiano, mi presento a qualche manifestazione
dedicata ai comics (a New York come a Buenos Aires, a Barcellona
come ad Angoulême), mi basta una semplice dichiarazione per
suscitare l'interesse e la stima dei miei interlocutori: "Mi
chiamo Sergio Bonelli, pubblico fumetti in Italia e sono l'editore
di Sergio Toppi".
Sergio Bonelli
(da "Fumetti d'Italia" n° 11)
La
gentilezza e la levità del carattere di Sergio Toppi sono
rilevabili nel suo stile grafico poiché questi suoi aspetti
caratteriali diventano parte integrante della sua personalità
artistica che è però ricca di richiami, citazioni,
echi, sottolineature spesso molto esplicite, con le esperienze figurative
non solo nostrane, ma del più vasto patrimonio iconografico
mondiale in conseguenza di un'attenzione fresca, colta e ammirata
che Sergio Toppi conserva come nel primo giorno della sua straordinaria
attività di narratore per immagini.
Rinaldo Traini
(da "Fumetti d'Italia", n° 8)
Hugo
Pratt è un manicheo [...]. Moebius è il bianco [...].
Dino Battaglia è invece il grigio [...]. Sergio Toppi è
il nero. Il nero che scivola sulla tavola, denso e vischioso, solo
qua e là lasciando spazio al bianco, come per un difetto
di assorbimento.
Da quel rifiuto nascono le figure di Toppi, le aspre e le dolci.
Gianni Riotta
(da Dino Battaglia, Editori del Grifo)
Per
fare un paragone cinematografico, il disegno di Toppi si potrebbe
avvicinare ai chiari-scuri, ai giochi di ombre dei film più
riusciti di Curtiz: il tratto è sempre comunque drammatico
e i disegni non sono mai contenuti in regolari quadrati posti uno
dietro l'altro, ma, come in Crepax e in Battaglia, a seconda del
peso che l'autore vuol dare all'episodio, sono più grandi
o più ridotti, fino ad occupare un'intera pagina.
Manfredo
Guerrera
(da Storia del fumetto, Newton)
Sergio
Toppi [...] si merita l'appellativo di grande del nostro tempo.
[...] può vantarsi di aver battuto un record: quello di non
aver avuto ad oggi "cloni" o "clonazioni" della
sua opera [...] perché lo stile espresso dall'artista è
talmente unico ed irripetibile che chi ha cercato di imitarlo, vista
la intrinseca ed estrinseca difficoltà a raggiungere livelli
accettabili di riproposizione, ha desistito nell'intento.
Angelo
Nencetti
(da Sergio Toppi narratore d'immagini, Edizioni Lo Scarabeo)
Fabrizio
Lo Bianco
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