Ferdinando Tacconi a Cagliari


Ferdinando Tacconi

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STORIE DI UOMINI IN ARMI
nei disegni di
FERDINANDO TACCONI
a Cagliari dal 28 marzo al 18 maggio 2003

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presenta

Storie di uomini in armi
nei disegni di
FERDINANDO TACCONI

A Cagliari dal 28 marzo al 18 maggio 2003

 

Inaugurazione

venerdì 28 marzo 2003

ore 18,30

presso

Centro Comunale d’Arte
“Il Ghetto”
Via Santa Croce 18 – Cagliari


Interverranno:

Ferdinando Tacconi
Giorgio Pellegrini (Assessore alla Cultura)
Fabrizio Lo Bianco (curatore della mostra)

Venerdì 28 marzo alle 18 e 30, Ferdinando Tacconi sarà a Cagliari per inaugurare la mostra Storie di Uomini in Armi. L'autore ha ricevuto proprio nei giorni scorsi l'importante Premio alla Carriera conferitogli a Milano in occasione della recente manifestazione Cartoomics. Sarà dunque l'occasione per incontrare uno dei massimi rappresentanti dell'illustrazione e del fumetto italiano ed internazionale.

La mostra resterà aperta fino al 18 maggio 2003.

La mostra si colloca negli spazi del Centro Comunale d’Arte “il Ghetto”, un’antica caserma dei Dragoni, sita nel cuore del quartiere medievale di Castello a Cagliari e si tiene nella ricorrenza del centenario del primo volo dei fratelli Wright (17 dicembre 1903) con il loro Flyer, il primo veivolo più pesante dell’aria a volare con successo con un motore a scoppio. La personale di Tacconi offre un cammino nell’epopea del volo - dal mito di Icaro, a Leonardo sino ad arrivare ai giorni nostri con i Tornado e gli inquietanti bombardieri stealth - passando attraverso un capolavoro dell’autore, la celebre Storia della Seconda Guerra Mondiale. Un breve excursus generale sull’opera di Tacconi in altri ambiti figurativi (ad esempio nella didattica scolastica) completa il percorso espositivo.

Parlare di “uomini in armi” in tempi difficili come questi può sembrare inopportuno ma è invece necessario per tenere bene a mente che dietro ogni guerra, anche la più “tecnologica”, quella che si vorrebbe come la più “chirurgica”, ci sono sacrifici umani che non valgono nessun interesse economico, strategico o politico. Gli eventi bellici ai quali è in gran parte dedicata questa mostra hanno un valore iconografico, talvolta persino storico per la cura filologica con la quale sono stati illustrati dal segno competente di Ferdinando Tacconi. Di sicuro non hanno mai valore celebrativo (può essere significativo in tal senso il titolo di una delle serie realizzate per Il Giornalino, quel “Uomini senza gloria” cui appartiene il bellissimo Operazione Barbarossa). L’evocazione della drammaticità di una battaglia aerea con il rigore dell’autore milanese è come un’immersione benefica in un libro di storia: conoscere il passato anche recente per non cadere in errori antichi, nella tentazione di risolvere le controversie attraverso la scorciatoia devastante della guerra.

E proprio a proposito della possibilità di una nuova guerra, oggi battezzata preventiva, in una recente intervista Tacconi ha detto, semplicemente: “Speriamo solo che non la facciano”. Gli eventi successivi hanno contraddetto tae speranza.

Il fatto che questa mostra si tenga in Sardegna non è un caso. Come si legge nell’intervista concessa per il catalogo della mostra, il milanese Ferdinando Tacconi ha un legame profondo con l’isola, avendovi trascorso anni importanti della sua vita. Ricorda amicizie, esperienze, una sorta di landa felice dalla quale la guerra si stava allontanando dopo la semina di ordigni mortali (ricorda molto bene l’impressione suscitata da una Cagliari semidistrutta dalle bombe del ’43, gli espedienti ricchi di dignità della gente del capoluogo per poter sopravvivere alla fame) e dove lui, amante del frastuono dei motori degli aeroplani, fu conquistato dal silenzio assoluto delle coste dove fu di stanza, da solo, per settimane.

A Tacconi basta un appiglio per cominciare il racconto della sua vita che ben presto si intreccia con il suo lavoro di illustratore-fumettista: ricorda volentieri e con emozione gli anni tra il 1942 e il ‘45, con la consapevolezza dei pericoli scampati e di quanti, tra i suoi stessi compagni di corso per marconisti, non siano più tornati a casa. Ricorda con un po’ di commozione episodi e aneddoti della sua carriera artistica con la passione di un fumettista (che è anche un bravissimo pittore) e rievoca episodi della sua vita con cortese fermezza da gentleman e sacro rispetto per gli affetti famigliari. E per il volo. Per capire quanto quest’ultimo sia importante, bastano le sue parole:

Appena avevo due minuti liberi andavo di corsa all’aeroporto: sentire il rombo degli aeroplani per me era musica, era poesia, era tutto.

Fabrizio Lo Bianco

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Chi è Ferdinando Tacconi

La carriera ultracinquantennale di Ferdinando Tacconi lo ha visto impegnato su vari fronti del disegno, dell'illustrazione e della pittura. In ambito fumettistico ha affrontato tutti i generi, dall'avventura all'horror, dal poliziesco all'erotico, dall'umoristico allo storico. Pur avendo ottenuto importanti risultati in tutti questi ambiti, in uno tutt'ora è un maestro forse inarrivabile: il genere di guerra, con particolare riferimento alle storie di aeronautica, sua assoluta passione.

Ferdinando Tacconi nasce a Milano il 27 dicembre 1922. Dopo gli esordi come illustratore su "Grazia" e "Confidenze" alla fine degli anni Quaranta comincia a dedicarsi ai fumetti con Sciuscià e Nat del Santa Cruz. La svolta avviene con la collaborazione con l’inglese “Junior Express”, la testata del celebre “Daily Express” dedicata ai ragazzi. Inizia un lungo e proficuo rapporto con l’Inghilterra nel quale sarà fondamentale la collaborazione con la Amalgamated Press (che poi cambierà il nome in Fleetway), la casa editrice inglese presso la quale pubblicherà soprattutto storie di guerra (edite in Italia nella celebre Collana Eroica).

A partire dal 1973 inizia la collaborazione con lo sceneggiatore Alfredo Castelli disegnando le avventure de Gli Aristocratici, una banda di ladri gentiluomini creati sulle pagine del "Corriere dei Ragazzi", poi pubblicati su “Zack” in Germania e successivamente su "Il Giornalino".

Negli anni Settanta realizza due volumi della fortunata collana della Cepim Un uomo un'avventura (sono di Tacconi L'uomo del deserto e L'uomo di Rangoon).

Particolarmente fruttuosa la collaborazione con Gino D'Antonio, autore dei testi della serie Susanna e della Storia della Seconda Guerra Mondiale apparse su "Il Giornalino". Per il settimanale sanpaolino realizza anche una delle sue opere più importanti, la dettagliata e meticolosa ricostuzione de La Storia del Volo, una appassionante rivisitazione a fumetti delle scoperte che portarono alla conquista dei cieli, dal mitico tentativo di Icaro sino ai jet e ai Tornado.

Ferdinando Tacconi è, ancora oggi, un punto di riferimento per i grandi illustratori italiani e stranieri. Al suo segno pulito e dinamico, che sa essere sinuoso, ironico e glaciale allo stesso tempo, si sono ispirati generazioni di autori italiani e da tempo anche quelli stranieri (si pensi a Howard Chaykin e Mike Mignola). La carriera dell’autore, noto e apprezzato in particolar modo – oltre che in Italia – in Gran Bretagna e Germania, viene “omaggiata” da vari premi, tra cui vanno citati almeno quello alla carriera dell’ANAF (Associazione Italiana Autori di Fumetto) nel 1993 e quello come Maestro del Fumetto, consegnatogli nel corso di Cartoomics 2000. A questi, nel 2002, si è aggiunto il prestigioso Yellow Kid e nel 2003, a Cartoomics, il Premio alla Carriera.

Principali case editrici per le quali ha pubblicato fumetti e illustrazioni:

ARC, Torelli, Fleetway Publications LTD, Edizioni Erregi, Elvipress, Corriere della Sera, Edifumetto, Geis, Periodici San Paolo, Edizioni San Paolo, D.C. Thompson & C., Edizioni Segi, Edizioni del Vascello, Editoriale Cepim, Koralle Verlag, Casa Editrice Dardo, Mondadori, Larousse, Edizioni L’Isola Trovata, Sergio Bonelli Editore, Aristea, Trident, Sedes Ghisetti & Corvi Editori, ANAF, Glamour International Production.

Principali testate:

Totem, Junior Express, Thriller Picture Library, War Picture Library, Air Ace Picture Library, Jungla, Oltretomba, Corriere dei Ragazzi, Il Giornalino, Zack, Orient Express, Histoire de France, Dylan Dog, Nick Raider, Mister No.

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INFORMAZIONI UTILI

Storie di Uomini in Armi nei disegni di FERDINANDO TACCONI

mostra a cura di Fabrizio Lo Bianco

Catalogo della mostra, 32 pp., b/n,

Prezzo: € 5,00 in mostra - 7,50 € in libreria e fumetteria.

Testi di:

Ferdinando Tacconi
Sergio Toppi
Sergio Bonelli
Giorgio Pellegrini
Howard Chaykin
Gino D’Antonio
Michele Medda
Fabrizio Lo Bianco

© per le immagini:

Ferdinando Tacconi, Sergio Bonelli Editore, Il Giornalino, Corriere della Sera, Fleetway Publications Ltd., Edifumetto, Sedes Ghisetti & Corvi Editori, Aristea.

Art direction:
Ignazio Fulghesu e Massimo Cabras

Allestimento:
Graficstudio – Cagliari

In collaborazione con:
Assessorato alla Cultura Comune di Cagliari
Associazione Culturale Imago Mundi
Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna
Presidenza della Giunta Regionale
Assessorato alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Sport e Spettacolo
Assessorato Regionale al Turismo, Commercio e Artigianato
Presidenza Provincia di Cagliari
Ente Provinciale per il Turismo – Cagliari
Fondazione Banco di Sardegna
Sardegna Uno
Loriga Fumetti


Centro Comunale d’Arte “Il Ghetto”
Via Santa Croce 18 – Cagliari

Tel. 070/6402115
E-mail: ghetto.im@libero.it
Orari: 10.30 – 13.00 /17.00 – 20.30
(chiuso il lunedì)
Biglietti: intero € 3; ridotto € 1,60; ridotto scuole € 1,00
E-mail:info@ultrazine.org; ultramostre@libero.it

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Da catalogo della mostra:

LA GUERRA DI NANDO

di Sergio Bonelli

Purtroppo, no, non sono io l'editore che, una quarantina di anni fa, presentò ai lettori italiani una serie di fascicoli tascabili che proponevano le affascinanti storie di guerra illustrate per una Casa editrice inglese dai più prestigiosi disegnatori italiani dell'epoca: Ferdinando Tacconi, Renato Polese, Sergio Tarquinio, Dino Battaglia, Hugo Pratt, Ruggero Giovannini, Virgilio Muzzi, Gino D'Antonio... Ho scritto "purtroppo", perché, ancora oggi, non mi perdono di essermi lasciato sfuggire un'occasione del genere, proprio io che sono talmente appassionato all'argomento "guerra" da aver messo insieme una incredibile collezione di volumi stampati in tutti i Paesi e da aver dedicato una buona parte della mia vita a visitare, in ogni parte del mondo, campi di battaglia e musei. Quali saranno state le motivazioni di quel mio ingiustificato rifiuto? Confesso che non lo ricordo...

Per fortuna, la buona stella che protegge la vita professionale degli editori distratti mi offrì, molti anni dopo, l'opportunità di rimediare all'errore, coinvolgendo nei più diversi progetti editoriali parecchi dei disegnatori sopra citati: D'Antonio, Polese e Tarquinio scesero in campo per sviluppare la lunga, inimitabile epopea della "Storia del West", Muzzi entrò nello staff di "Tex", Battaglia abbandonò momentaneamente le sue raffinate rivisitazioni letterarie, e accettò di farmi felice, realizzando due epici racconti per la collana "Un Uomo, un'Avventura"... Nessuno di questi rinomati maestri, però, aveva più voglia di raccontare episodi di guerra; nessuno, tranne Tacconi, che, pur impegnatissimo sulle pagine del "Corriere dei Ragazzi" e de "Il Giornalino", disse subito sì alla mia proposta di illustrare anche lui due volumi destinati a quella nostra prestigiosa collana. Si intitolavano "L'Uomo del Deserto" e "L'Uomo di Rangoon" e, su testi di Gino D'Antonio, permettevano all'amico Ferdinando di rievocare, con il suo inconfondibile stile, e con un tocco di travolgente ironia, gli affascinanti scenari della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Approfittando dell'entusiasmo che Tacconi aveva dimostrato, colsi l'occasione per coinvolgerlo nuovamente, grazie a una insolita saga fantascientifica sempre scritta da D'Antonio, "Mac lo straniero", uscita a puntate sul mensile "Orient Express" e ambientata, come già "L'Uomo del Deserto", ai tempi della Prima Guerra Mondiale.

Quel che mi lasciai sfuggire - e ancora una volta mi chiedo perché - fu invece una serie d'impianto rigorosamente bellico, "La Seconda Guerra Mondiale", che la formidabile accoppiata D'Antonio-Tacconi firmò per "Il Giornalino", fra il 1986 e il 1988. Ma quella famosa buona stella di cui ho parlato all'inizio tornò a offrirmi l'opportunità di ripubblicare i sedici episodi che la componevano in una elegante collana denominata "Gli Albi di Orient Express". Alcuni anni dopo, quando era ormai entrato in pianta stabile nello staff di Dylan Dog e Nick Raider, Nando ebbe modo di rispolverare la sua antica passione per le storie di guerra, illustrando un episodio "fuori serie" del mio Mister No, sceneggiato da Luigi Mignacco, per l'"Almanacco dell'Avventura 1996". E al centro di "Storia di un eroe" - così si intitolava - c'era un bombardiere silurante S.M. 79 della classe "Sparviero", prodotto dalle Officine Savoia Marchetti... Insomma, proprio uno di quegli aerei che Tacconi sa ricostruire sin nei minimi dettagli, e che qui arrivava addirittura ad assumere connotati "umani", raccontando in prima persona l'intera vicenda e legandosi al protagonista in carne e ossa, il pilota Jerry Drake, con un rapporto fatto di affetto, riconoscenza, assoluta complicità.

 

FERDINANDO TACCONI E LA SARDEGNA
L'autore si racconta

a cura di Fabrizio Lo Bianco

Sono tornato in Sardegna anche di recente e ho ricordato con nostalgia gli anni in cui fui inviato in quest'isola durante la Seconda Guerra Mondiale. La prima destinazione fu l'aeroporto di Chilivani, per cui mi ritrovai subito in un gruppo di bombardieri bimotori americani, B-26, che quotidianamente partivano da questa base per azioni militari - in particolare sulla Francia.
In quel caso io ero un semplice "spettatore", perché avevo dei compiti di guardia.

In Sardegna si può dire che ho iniziato il mio lavoro. Quando lasciai Milano per partire militare nel marzo del 1942, mio padre mi mise nello zaino un sacco di chinino (erano i tempi in cui c'era ancora la malaria) e una scatola di acquerelli con qualche pennello. Avevo finito la Scuola d'Arte del Castello appena prima di andare militare. Allora, appena arrivato nell'isola, destreggiandomi con gli americani con quel po' di francese che conoscevo, cominciai ben presto a realizzare per questi militari i ritratti delle loro mogli e fidanzate. In acquerello ero bravo, facevo dei bei ritrattini. Loro mi pagavano in sigarette…

A Chilivani rimasi molto colpito dall'efficienza degli americani. Vedevo decollare questi bombardieri e ogni volta restavo impressionato. Un bel ricordo che ho è quello del Natale del '43. Gli americani mi avevano invitato alla Messa: c'erano diverse chiese, "costruite" nelle tende, una per i protestanti, una per i cattolici, … Ricordo una grande emozione e serietà: c'erano ragazzi che subito dopo sarebbero dovuti andare a combattere e non sempre riuscivano a tornare tutti quanti... Dopo la messa andammo nella tenda dove mi fecero trovare un regalo: calze e cioccolato…
Un giorno si presentò un ufficiale italiano chiedendo a noi marconisti chi conosceva lingue straniere. Questo ufficiale parlava a mala pena l'italiano: allora io ho barato. Il francese ormai lo parlavo discretamente, ma in inglese sapevo giusto dire due parole: dissi che sapevo parlare bene entrambe le lingue. Fu così che mi destinarono, con una nuova radio in dotazione, ad un altro reparto di americani per eseguire mansioni di collegamento e trasmettere bollettini metereologici.
In seguito imparai l'inglese giocando a ping-pong con gli americani…

Venni destinato prima ad Alghero Fertilia e poi a Santa Lucia di Siniscola, dove rimasi per diversi mesi. Un posto bellissimo: mi fecero piazzare su una collina che dominava il mare. Il paese era abitato da pescatori. Conobbi un po' di gente che tornai a trovare, da turista, nel dopoguerra.

Da lì fui mandato a Capo Comino, sempre sul mare, su un picco tra le rocce. La guerra da noi non c'era più: con un radar si seguivano gli eventi a centinaia di chilometri di distanza, come lo sbarco ad Anzio.
Ad un certo punto il reparto al quale ero aggregato fu trasferito "in Continente" mentre io rimasi ancora a Capo Comino per quindici giorni in attesa di un'altra destinazione. Restai lì, completamente solo, per due settimane: fu un'esperienza molto bella. Non avevo nessun timore, non ho visto un'anima viva per tutto quel tempo. Il posto era di una bellezza straordinaria. Era l'estate del '44.

Quando riuscivamo ad avere dei permessi, con gli americani si andava in giro per l'isola.
Dopo poco tempo tornai in forze all'aeronautica italiano come marconista. Fui inviato in servizio a Elmas. Da quando ero partito non avevo mai avuto una vera licenza e un bel giorno ne chiesi e ottenni finalmente una. C'era un sergente che comandava un piccolo posto telegrafico vicino a Torralba, dove c'è il grande nuraghe. Chiesi la licenza per andare ospite da lui, che mi parlava molto bene di quel paesino. Passai dei bei giorni: il sergente e altri suoi commilitoni erano divenuti molto amici della gente del posto, che li invitava a cenare nelle loro case (noi cercavamo di sdebitarci regalando cavi, fili e altro materiale utile che, a quei tempi, si aveva difficoltà a reperire).
La sera ci si riuniva con i paesani nella camera grande con il camino: non avevano tantissimo da mangiare o da bere, ma l'offrivano volentieri e poi cominciavano tra di loro a raccontarsi i fatti della giornata in rima, in poesia. Per me era una musica bellissima. Prima raccontava uno, poi un altro gli rispondeva e poi si alzavano insieme e finivano con una specie di coro… non ricordo come si chiamano questi canti che mi sembravano vera poesia, che finivano in rima… Furono giornate molto belle, diventammo amici…

A Cagliari rimasi due o tre mesi appena: era distrutta dai bombardamenti e mancava praticamente tutto. Tanto per dare un'idea: le sigarette non c'erano, si poteva al massimo trovare del tabacco, ma le cartine non c'erano più. Allora agli angoli di certe strade c'erano dei banchetti con dei tipi che vendevano i "copialettere" (una carta velina che serviva negli uffici per fare delle copie dei documenti) da utilizzare come cartine per le sigarette. Probabilmente recuperavano questa carta da registri abbandonati, in cui alcune pagine erano scritte e altre no: se acquistavi quella intonsa aveva un prezzo più elevato, su quella invece scritta ti facevano uno sconto… Sentire queste cose oggi può far ridere, ma allora la situazione era di estrema povertà, anche se almeno il formaggio e altri generi alimentari si trovavano ancora. Ricordo che da un pastore mi ero fatto fare un rivestimento con la lana dell'agnello che teneva molto caldo…

Ricordo anche alcuni episodi drammatici, in Sardegna. Fortunatamente a lieto fine…

Ad Alghero un P.47 Thunderbolt che tornava alla base lasciandosi dietro una scia di fumo. Come ha toccato terra, il Thunderbolt si è infiammato e il pilota è saltato fuori quando ancora l'aereo era in movimento. Pochi secondi dopo il Thunderbold è esploso, ma il pilota se la cavò con poco…

Ad Elmas invece un Mosquito tornava da una missione colpito e con un motore solo: il pilota è riuscito a fare un atterraggio perfetto ma senza poter controllare la frenata. Così l'aereo è finito contro l'imbarcadero nello stagno vicino alla pista. Il Mosquito, che è di legno, è finito in mille pezzi. Ci fiondammo a piedi per vedere se si poteva fare ancora qualcosa e se c'erano superstiti: il campo d'atterraggio era piuttosto lungo e arrivammo dopo un bel po'. Li trovammo già ripescati da quelli che erano arrivati subito sul posto: erano in due ed erano totalmente illesi! Impressionante: l'aereo era completamente distrutto e loro erano lì seduti, inzuppati ma già con la sigaretta accesa…

 

Centro Comunale d'Arte Il Ghetto
Via Santa Croce 18 - Cagliari
Tel. 070/6402115
E-mail: ghetto.im@libero.it

Orari: 10.30 - 13.00 /17.00 - 20.30
(chiuso il lunedì)
Biglietti: intero € 3 - ridotto € 1,60 - ridotto scuole € 1,00
e-mail:info@ultrazine.org; ultramostre@libero.it

   
[marzo 2003]

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