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BRISTOL COMICS 2002

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

BRISTOL COMICS 2002 - QUESTA È UNA CONVENTION PER SMOKYMAN!

L'1 e 2 giugno si è tenuta a Bristol, U.K., l'annuale Comics Festival. Quest'anno, attratto dalla ricchezza dei nomi presenti, c'era anche il vostro Smoky Man, per dare un'ultra_occhiata a come vanno le cose nella terra della Regina. Ecco il diario degli eventi.

 

1 giugno - Eccomi in terra d'Albione, pronto all'assalto in compagnia dell'italico amico Antonio Solinas, adepto del culto Rorschach, e del "100% English" Mark Montgomery. Il viaggio in treno dalla base di Southampton verso Bristol è stato un passaggio inevitabile speso scorrendo il programma della manifestazione con i nomi degli artisti presenti e rimpiangendo l'assenza dell'ultimo minuto della guest star Adam Hughes. La giornata è insolitamente calda e soleggiata. All'arrivo alla stazione notiamo con piacevole sorpresa che il Commonwealth Museum dove si svolge la Con è proprio dietro l'angolo. Una corsa in pullman al bed&breakfast per lasciare i bagagli e siamo di ritorno. È tempo d'entrare in azione!
Stranamente fuori della sala della mostra pochi manifesti annunciano l'evento, solo qualche stampa attaccata ai lampioni. Perplesso. Intanto un classico bus a due piani si avvia nel ventre della città con sulla fiancata una gigantografia del poster di Spider-man in programma sugli schermi inglesi dal 14 Giugno. La faccenda biglietti viene sbrigata senza praticamente fare alcuna coda. Il biglietto per la Con, 6 sterline per la due giorni, è fotocopiato su carta gialla. Ancora più perplesso. Fotocopiato? In Italia sarebbe impossibile.

Sono circa le 11:30 (qui l'orologio è indietro di un'ora rispetto all'Italia): siamo dentro! È un'unica grande sala, mica tanto grande. Subito sulla destra ci sono i tavoli di 2000 AD, poi tavoli sul perimetro esterno e al centro, vedo dei disegnatori intenti a fare schizzi. C'è una discreta folla, ma non c'è caos, in fondo alla sala qualche Xbox e Playstation ma stranamente nessuno che giochi. Più tardi noterò che dietro le macchine dei videogame c'è un piccolo spazio per i giochi di ruoli e di card, ma anche lì poco movimento.
Inizio a fare il giro della sala alla ricerca di qualche faccia nota. Gli stand gestiti dai comicshop sono in totale una decina, tutto è molto discreto, vedo pochi nerd e nessun pazzoide vestito in costume manga come ricordo alla recente Romics. L'interesse sembra tutto verso il fumetto, è come un incontro tra amici. Extra fumetto si segnala solo la presenza di due piccole-grandi star del cinema avventuroso blandamente impegnate a firmare autografi e foto dei loro film: Jeremy "Boba Feet" Bulloch e Warwick "Willow, Ewok" Davis.

Il primo che incontro è Joel Meadows, l'editor della rivista Tripwire, con cui sono in contatto via email da tempo. Smuovo il mio inglese - "pleased to meet you, Joe" - e si parte con un po' di chiacchiere varie sulla situazione fumettistica locale. Joel è molto contento d'incontrarmi e mi mostra orgoglioso il nuovo numero del magazine forte di un'intervista ad Alan Moore sulla nuova mini della Lega degli Straordinari Gentlemen e sui nuovi progetti dell'ABC. E mi rivela con soddisfazione che Ashley Wood sarà il prossimo designer e l'art director. Definiamo inoltre l'accordo che sul prossimo numero di Luglio della rivista figurerà una mia intervista a Glenn Fabry. Ed una è fatta! Continuo il giro d'esplorazione e mi imbatto in una figura smagrita, con una capelli lunghi e incanutiti e il sorriso timido: è Gary Spencer Millidge, il geniale ideatore di Strangehaven, fumetto che ricorda molto da vicino la psichedelica di Twin Peaks, di cui esibisce con orgoglio il nuovo numero atteso ormai da più di un anno. Gary mi annuncia che ha lasciato l'insegnamento per cercare di dedicarsi solo al fumetto e che spera di vivere realizzando Strangehaven. Gli chiedo se vista l'iniezione di autori indipendenti nel panorama mainstream americano sarebbe interessato a lavorare per DC o Marvel. Con tono pacato mi risponde che non è un'ipotesi che scarta a priori ma che preferirebbe concentrasi solo sulla sua creatura e che al limite le sue incursioni commerciali si limiterebbero al ruolo di scrittore. Infine salta fuori che l'annunciata edizione italiana della suo fumetto è un bel mistero: lui ha inviato agli editori i materiali in CD ma non ha più avuto alcuna notizia da loro. Italici editori fai da te o abili truffatori? Affianco al banchetto di Millidge, trovo Chris Staros, l'editore della benemerita Top Shelf che ha nel catalogo indie come James Kochalka, Craig Thompson, Alex Robinson, Matt Kindt & Jason Hall, Tom Hart, Scott Mills ed è l'agente per l'estero di From Hell e distributore dei lavori musicali di Moore. Chris è un omone gentilissimo, che sprizza un entusiasmo e una passione contagiosa, quella stessa passione che l'ha spinto a buttarsi nel periglioso mondo dell'editoria a fumetti senza paure e portando una ventata di novità. Sta lì a vendere i suoi fumetti e a scambiare chiacchiere con chiunque si fermi al suo tavolo. Lo saluto, e sentendo il mio nome, esclama un sonoro "oh, smoky man! Great!". Più tardi lo intervisteremo, io e il Solinas, e ci confiderà d'essere rimasto profondamente colpito dall'inattesa solidarietà della comunità fumettistica USA. Infatti poco tempo fa la Top Shelf ha rischiato di chiudere per via dell'improvvisa crisi del loro distributore ma la quantità di ordini ricevuti dopo l'email d'aiuto inviata ai vari siti fumettistici e poi circolata da appassionata ad appassionato ha permesso loro di rientrare subito nel business.

Procedo e trovo lo stand di Com.x, una nuova realtà del panorama UK che sta producendo in formato comic book alcuni interessanti e curatissimi albi. L'intero staff o almeno gran parte è schierato lì. Incuriosito da una recensione letta pochi giorni prima su Wizard, acquisto i due numeri di Cla$$war (mini di 6), descritto come una sorta di Authority ancor più corrosiva. I disegni di Trevor Hairsine sono davvero notevoli, un incrocio tra l'ultimo Brian Hitch e Neal Adams e non è un caso che il ragazzo abbia firmato, sull'onda del successo di questa sua prova, per la Marvel e che per la Casa delle Idee realizzerà un ciclo di Capitan America! La notte leggerò la storia che si dimostrerà all'altezza delle aspettative: se vi capita cercate quei due albi, non vi deluderanno. Tra le proposte Com.x presentate a Bristol spicca il numero zero di "Sky between branches", la nuova creazione - a metà tra manga e avventura sullo stile di Leave it to Chance - di Josh Middleton, già visto all'opera sui primi numeri di Meridian della Crossgen. Sfoglio l'albo, che ahimè ho prenotato a suo tempo via Previews e che quindi non acquisto, ed è davvero ben disegnato. Al banco un ragazzone, capello cortissimo alla Ronaldo, ben piazzato, è intento a disegnare qualcosa su un block notes, intuisco possa essere Middleton. Decido che è tempo di uno sketch e tutto sommato un disegno di un giovane talento è un buon modo per iniziare la caccia ai reperti britannici. Con gentilezza Middleton si dice disponibile e alla mia richiesta di un Batman mi regalerà un tirato Cavaliere Oscuro, chiaro omaggio alla sempre valida lezione milleriana annata 1986. Sorrido.
Continuo il mio tour e accanto ai baldanzosi nuovi talenti inglesi intravedo Jamie Rich, il boss della Oni Press, piccola ma interessantissima publishing house che propone tra gli altri Mike Allred e Greg Rucka, e affianco a lui sbircio proprio un tavolo vuoto con un cartoncino con la scritta "Greg Rucka", lo scrittore di Batman e Elektra. Mi lascio trascinare dal flusso della folla, e chi incrocio? Un tizio molleggiato, lo sguardo furbetto, pantaloncini neri da rapper, scarpe Nike nere con calzino bianco, maglietta nera con marchio Marvel Knights, cappellino con visiera girata all'indietro. Sì è lui: Joe "Marvel" Quesada! Emetto un "Mr. Quesada, I'd like to give you a gift" e gli allungo un albettino che ho realizzato in fotocopie con una raccolta dei materiali in inglese dello speciale Moore su Ultrazine. Quesada guarda con interesse la copertina di Stefano Raffaele e mi ributta un "oh, thank you", va di fretta: è il momento della sua conferenza. Lo seguo. Sono le 14 ora locale ma il mio stomaco anestetizzato dall'evento Convention è ammutolito. Il buon Joe si tuffa nella saletta gremita di fan, e solo soletto impugnando il microfono, in piedi dietro un tavolino in compensato rimediato all'ultimo momento, dondolando con il piede la scalcinata sedia su cui dovrebbe sedere, affronta il fuoco fitto delle domande.

È un grande istrione Joe. La prima domanda è, guarda guarda, su Moore e su un possibile futuro progetto per la grande M. Quesada chiarisce ancora una volta di star cercando di farsi perdonare gli sgarbi del passato e che al momento non c'è alcun progetto in lavorazione visti i tanti impegni del Barbuto. Ad un accanito che chiede maggior spazio per le eroine Marvel e farnetica di una serie dedicata a She-Hulk, Q ribatte che ci sono personaggi che funzionano meglio come guest star e che hanno poca forza per sostenere un'uscita regolare. Come dargli torto. Ad un certo punto salta fuori lo spinoso argomento Origin, la miniserie che svela il segreto delle origini di Wolverine. Q chiede all'auditorio un parere per alzata di mano con favorevoli e contrari più o meno pari. Q argomenta che Origin era una storia che la Marvel doveva prendersi la responsabilità di raccontare rivelando che la sceneggiatura della miniserie è stata richiesta dalla produzione di X-Men 2 in cui sono previsti dei flashback delle origini dell'artigliato canadese. "L'avrebbero fatto comunque, è meglio che le origini di Wolverine siano state rivelate a fumetti piuttosto che doverle subire dal film", conclude, annunciando che è prevista Origin 2.
Sul misterioso progetto 1602 scritto da Neil Gaiman non spunta alcun dettaglio, top secret, ma "sono certo che sarà una delle più belle storie Marvel di sempre". Qualche parola sul cambio di nome di alcune testate mutanti con annesso nuovo #1 (X-Force che diventa X-Statix, Deadpool che diventa Weapon X e Cable che diventa Soldier X) motivate come un giusto premio all'ottimo lavoro fatto dagli attuali team creativi e come una doverosa mossa di marketing. Lascio la sala non prima d'aver riconosciuto affianco a me la barbuta figura di Rich Jonhson, l'autore della rubrica All the rage ricca di indiscrezioni e anticipazioni sul mondo dei comics. È bello scoprire che "non siamo soli"!!

Altro giro per gli stand. Il tempo di acquistare Miracleman #1 della Eclipse e tutti e tre i numeri di Miracleman: Apocrypha e sono di nuovo alla Top Shelf. E chi è arrivato? Il mio caro amico Josè Villarrubia, il primo autore internazionale che ho intervistato per Ultrazine nel lontano Maggio 2000. Josè, specializzato in digital painting e colorazione, ha realizzato una breve sequenza fotografica in Promethea e attualmente sta lavorando per la Marvel colorando i lavori di Jae Lee, Corben e Sienkiewicz. Spagnolo di Madrid, vive e lavora a Baltimora ma è volato in UK qualche giorno prima della Con per far visita a un certo Barbuto scrittore di stanza a Northampton. E quando uno sceneggiatore incontra un artista che fa un volo transoceanico per incontrarlo qualcosa starà bollendo in pentola, no?
Josè è eccitatissimo per l'incontro con Moore. Mi racconta che è arrivato da lui verso l'una e che l'Uomo e Melinda Gebbie l'hanno accolto con grande calore come se fosse un amico di vecchia data. Moore con la sua stazza da omone l'ha abbracciato forte. Poi hanno iniziato a parlare, parlare, parlare. Come ipnotizzato alla fine ha guardato l'orologio ed era mezzanotte: 11 ore di chiacchierata! Josè mi dice che Moore ha uno sguardo profondissimo -"tiene ojos muy expresivos"- e che lo ascoltava con grande attenzione, qualsiasi cosa dicesse, anche quando parlava di cose poco importanti o riguardanti la sua famiglia, come se registrasse tutto. A un certo punto esclama l'incredibile: "¿Entiendes? Fuckin' Alan Moore was cooking for me!"

Parlando di cose serie mi rivela d'aver visto Lost Girl: il volume di prossima pubblicazione per Top Shelf è quasi completo e i disegni di Melinda sono davvero eccellenti. Riguardo all'argomento "pornografico" dell'opera, dice che quello che si è visto finora nei due albi Kitchen Sink è "roba per educante, roba Disney per bambini, quello che viene dopo è roba davvero tosta!" e che gli toccherà andare a trovare Chris Staros in carcere dopo che avrà pubblicato il libro. Conclude rivelandomi d'aver scattato un po' di foto al Barbuto e compagna: 6 rullini da 36 foto ciascuno! Che la prossima opera "seria" di Moore sia una autobiografia? Roso da questa domanda lascio il buon Josè alle sue faccende e mi rituffo nella folla. Ecco Quesada impegnato a fare sketch. Dopo la mia brava mezz'oretta di fila arriva il mio turno, domando un Batman, e Big Q sorridendo replica: "non disegno più personaggi della concorrenza". Mi dovrò accontentare di un discreto Daredevil tracciato in 1 minuto scarso. Mentre lascio asciugare la preziosa reliquia, incrocio Antonio reduce da un tour di interviste e acchiappiamo per una breve chiacchierata l'ultimo dei Neanderthal: Jim Valentino. L'inguardabile disegnatore di Guardians of the Galaxy e Shadowhawk, co-fondatore per caso della Image e ora capace editor della Image Central, ci sorprende dimostrandosi persona intelligente e dai gusti fumettistici non banali. Potrete rendervene conto presto quando sarà on line l'intervista.
Dal bel Valentino passiamo ad un big: Greg Rucka, il talentuoso scrittore di Batman e di Elektra, nonché dello splendido Whiteout per la Oni Press. Canadese, ben piazzato, orecchini ad entrambe le orecchie, è gentilissimo nell'accettare di farsi intervistare, nessun aria da divo. Rucka che ha acchiappato la possibilità di scrivere fumetti grazie ai suoi romanzi polizieschi raccomanda a chi aspira ad entrare nel mondo dei comics come writer di passare attraverso la narrativa, di pubblicare racconti o romanzi. "Dopotutto per un disegnatore è semplice farsi notare, basta che faccia vedere i suoi disegni, mentre per chi scrive è più difficile, avere qualcosa da far leggere, e nel mio caso avevo dei romanzi belli lunghi, aiuta di sicuro."
Mi risgancio da Antonio, il tempo di intravedere Mark con una bella busta d'acquisti e … altra fila, altro sketch: è la volta di Mark Buckingam, attuale disegnatore di una delle testate regolari di Spider-man. Non particolarmente intrigato dall'idea di uno sketch ragnesco e apprezzando la versatilità dell'artista riesco ad ottenere un Dr. Manhattan niente male. A un certo punto l'aria si fa elettrica, succede qualcosa. Mi giro e vedo una fila faraonica. Il Divo è arrivato: ladies and gentlemen, Grant Morrison! Devo confessare che pur riconoscendo i meriti, l'autore scozzese non mi mette i brividi così mi metto rilassato in fila per prendere un autografo se capita. Ma alla fine mi stanco: lo recupererò più tardi quando, in teoria, il tempo di signing dovrebbe essere finito. Morrison è elegante, con camicia grigia e cravatta, accompagnato da una bella bionda e dal fido Frank Quitley che sfoggia un look e un taglio di capelli degni di Liam Gallagher. L'amico Solinas che è innamorato del taglio di capelli dello scrittore di Glasgow riesce a combinare un'intervista per il giorno seguente. Purtroppo le cose andranno diversamente: Morrison e Quitley non si presenteranno affatto e i soliti ben informati raccontano di una lunga notte fumosa trascorsa in albergo dal dinamico duo!

Vago ancora un po' e intercetto qualche pepata notizia: Milo Manara starebbe lavorando ad un progetto Marvel top secret con protagonista una nota discinta ninja d'origine greca il cui nome inizia per E; conferme sul fatto che Frank Miller avrebbe realizzato DK2 solo per soldi visto che doveva trasferirsi a New York e nella Grande Mela si sa quanto costino gli appartamenti; il Comics Journal venderebbe in tutto - parenti e amici compresi - non più di 1500 copie, gli X-Men in testa alle classifiche non raggiungerebbero le 150mila copie; a detta di molti, i film su personaggi del fumetto non servirebbero a nulla per attrarre nuovi lettori, anzi li allontanerebbero, ma di questo è meglio non parlare.
In un batter d'occhio arrivano le 18 dell'orario di chiusura. È tempo di mandar giù un saporito sandwich inglese al cetriolo e tonno. Domani è un altro giorno.

 

[giugno 2002]
 
     

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