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Ad
un anno di distanza eccomi di nuovo in terra d'Albione.
Di nuovo a Bristol, fu capitale del fu trip-hop (ricordate i vari
Massive Attack, Portishead, Goldfrapp), per quella che è,
a detta di chi è meglio informato di me, l'unica convention
di rilievo in UK. Roba da impallidire pensando alla grandeur
d'Angouleme.
Stavolta
sono in compagnia del mio complice d'incursione Omar Martini,
editore della Black Velvet, mentre in quel di Bristol l'appuntamento
è con los tres amigos Antonio Solinas, co-fondatore
della nota newsletter Rorschach,
Roberta Migheli, disegnatrice Disney Italia, e Mark Montgomery,
semplicemente 100% british.
La Con si svolge ancora una volta nei locali adiacenti la stazione
dei treni, nel solito spazio spartano e senza fronzoli, ben lontano
dal "tutto fumo e niente arrosto" di molte manifestazioni
italiche. Certo come scrive Antony Jonhston su Ninth
Art.com il segnale della scomparsa dell'editoria del fumetto
in Inghilterra è forte, con pochi editori e spazi espositivi
ampi quanto un tavolino da campeggio. Ma colpisce e rigenera la
presenza di tanti autori - la maggior parte stipendiati in dollari
dai trio Marvel-DC-Image, of course - impegnati a fare schizzi,
a girare tra i tavoli o a scambiare quattro chiacchiere con i fan
in un clima estremamente rilassato e informale.
Scusate la divagazione. Ovviamente questa non è un Bristol
Con qualsiasi per me, né per Omar. Infatti è la Con
in cui per la prima volta viene presentato il libro "Alan
Moore: Portrait of an Extraordinary Gentleman" edito dalla
Abiogenesis Press (per info e ordinazioni visitate www.millidge.com)
e curato dal sottoscritto, da Omar e Gary Spencer Millidge.
Un lavoro che ci ha impegnato per oltre otto intensissimi mesi (e
che ancora ci impegna visto che l'edizione Italiana targata Black
Velvet è di prossima uscita) ed è comprensibile la
nostra trepidante attesa di vedere e stringere tra le mani l'oggetto
fisico. Per questo, dopo l'obbligata trafila per ottenere il classico
biglietto d'ingresso in rigorosa fotocopia, mi precipito allo stand
dell'Abiogenesis in cui scopro una fila di Alan Moore che in formato
libro mi sorridono: che emozione inglese, la mia "creatura"
esiste! Abbraccio Millidge che con aplomb britannico sopporta
la mai esuberanza latina e insieme ad Omar elevo un urletto di autentica
satisfaction. Offro poi a Gary in segno di gratitudine, per
lo stress dei mesi passati e per l'eccellente risultato finale e
il superbo packaging del libro, una bottiglia di Mirto del
Contadino. Più tardi scoprirò che la ragazza di Gary
ritienne che abbia il gusto di uno sciroppo per la tosse. Ah, le
donne
[Non ti affliggere, se le sembrava sciroppo evidentemente
aveva già fatto effetto... N.d.r.]
Gary mi dice che il giorno prima lui e Chris sono andati da Moore
(Gary mi mostra alcune copie del libro firmate dall'affabile Al)
e che il Mago Barbuto è rimasto davvero colpito ed impressionato
dal volume a lui dedicato. Woww!!! Ripresomi dall'estasi mooriana
saluto Chris Staros, il più grande editore del mondo
(dopo Gary e Omar, naturalmente) e noto che il nostro libro "di
Moore" va come il pane. Addirittura firmo diverse copie. Alla
fine della Con il risultato sarà: sold out! È
un primo segnale dell'ottima accoglienza che il libro sta tuttora
riscontrando (leggi QUI
i primi commenti). Tanti bei soldi per la pianificata
donazione in favore dell'AIMA e ADI, impegnate nella lotta alla
malattia d'Alzheimer.
Incrocio l'amico Dave Gibbons, in splendida forma, che mi
abbraccia forte e mi fa i complimenti per il libro.
Di fronte al tavolo di Gary una piccola folla assedia Jim Lee,
ospite d'onore della Con insieme a Jeff Smith. Il buon Lee,
con a fianco il corpulento editor dell'ABC Scott Dunbier,
è impegnato in schizzi e firme (sempre con il sorriso sulle
labbra). Mi balena in mente un'idea. Acchiappo una copia del libro
di Moore firmata e decido di cercare di farla autografare da quanti
più contributors possibili. L'intento è poi
di batterla all'asta per beneficenza. Inizio perciò da Jim
Lee che per il volume ha disegnato un ispirato - e inedito per il
suo stile - ritratto vittoriano dell'Uomo di Northampton. Così,
sventolando la copia e presentandomi come "smoky man"
salto la fila e il sorridente Lee è ben felice di firmare.
Alla fine del festival avrò raccolto oltre 25 firme tra cui
Jeff Smith, David Lloyd, Bryan Talbot, Dave Gibbons, Ducan Fegredo,
Sean Phillips, Trevor Hairsine e
Leah Moore.
Ebbene sì, Leah Moore, la figlia del grande Alan.
Questo comunque a parziale compensazione del mancato incontro con
il Bardo nella sua città natale di Northampton. Chiamato
al telefono da Omar, Moore si è detto molto dispiaciuto ma
l'imprevista mole di impegni e di incontri, specie con l'imminente
uscita (l'11 luglio) del film sulla Lega (www.lxgmovie.com)
e la conseguente morbosa attenzione dei mass-media, era tale che
materialmente non poteva incontrarci. Confesso che è stato
come una pugnalata. Comunque Moore ci ha lasciati con la speranza
d'organizzare una visita con più calma in un prossimo futuro.
Certo che Northampton non è esattamente dietro l'angolo.
Beh, tornando alla figlia di Moore, Leah è una simpatica
ragazzona con tanto di ciuffo viola e piercing al labbro. Ha iniziato
a scrivere anche lei fumetti per la Wildstorm - buon sangue non
mente - e insieme alla sorella Amber, ha firmato uno dei più
esilaranti pezzi per il libro. Leggere per credere (un po' di pazienza
ancora, italici lettori).
Avventurandomi
in esplorazione per gli stand, mentre ancora ubriaco di gioia rimiro
e ri-rimiro il "mio" libro (per inciso, la mia introduzione
si accompagna ad un'illustrazione di Will Eisner!) faccio diversi
incontri.
L'istrionico Ducan Fegredo e un leggermente ingrassato Sean
Phillips, fianco a fianco, sfornano, anche quest'anno, sketch
di primissima qualità per i numerosi fan in coda.
Joel Meadows, l'editor della rivista Tripwire, mi
saluta con calore e dopo essersi congratulato per il volume mooriano
a cui anche lui ha contribuito, mi mostra orgoglioso l'edizione
celebrativa per il decennale di Tripwire con gotica copertina
a firma Ashley Wood.
Il simpatico duo anglo-francese Metaphrog esibisce i propri
colorati libri con protagonista il bimbo Louis. È un peccato
pensare che difficilmente li vedremo mai in Italia.
Il mito David Lloyd si ferma a fare due chiacchiere con me,
mi allunga il suo biglietto da visita realizzato a mano nel suo
inimitabile stile V for Vendetta, e mi confida che visitando
Moore, gli rimprovera d'essere troppo affezionato ai supereroi,
"lui può fare molto di più".
Il mio grande amico Josè Villarrubia è volato
anche quest'anno dagli States qui a Bristol. È molto contento
della sua attività di colorista per Marvel e DC, al punto
da poter rifiutare dei lavori. Mi confida che Zezelj era un po'
a disagio con la sua colorazione troppo "artistica", replico
che Zezelj è nato per il bianco e nero. Mi confida d'aver
fatto visita a Moore e d'aver visto le ultimissime tavole di Melinda
Gebbie dell'atteso Lost Girls ("molto molto calde, tanto
sesso e tanto cervello") che uscirà nel 2004 per la
Top Shelf in un unico corposo volume cartonato. Aggiunge che forse
farà qualcosa di nuovo, in photo-painting, con lo
stesso Moore e accenna alla possibilità che sempre la Top
Shelf editi una volta all'anno un volume di nuove storie brevi firmate
dal Mago, eredità dei progetti avviati e che si interromperanno
con il ritiro dal mainstream nel 2003 e la "morte"
dell'universo ABC. Infine mi mostra orgogliosa la copertina per
l'imminente edizione USA di "Voice of the Fire", in cui
campeggia un volto che soffia dalla bocca una fiamma. Quel volto
è José!
Bryan Talbot, un po' invecchiato ma comunque in forma con
tanto di codino e le movenze un po' dandy, mi riferisce contento
della prossima uscita in più lingue di tutta la sua produzione,
italiano compreso, e che verrà in Italia alla prossima Lucca.
Trevor Hairsine, il nuovo talento britannico, degno erede
di Alan Davis e Brian Hitch, mi confessa di non essere molto contento
del suo lavoro con la Marvel, di star disegnando una miniserie con
protagonisti gli Ultimates e l'Uomo Ragno e che forse lascerà
presto il mondo del fumetto. Gli dico di tener duro, col talento
che ha nelle mani
Jeff Smith, che grande artista e che uomo! Sorridente e ben
disposto con tutti, mi regala un formidabile disegnino con Bone
"incrociato" con Shazam. Infatti, dopo l'imminente della
saga dei Bone, Smith si dedicherà al Capitan Marvel di Casa
DC, progetto che ha accettato, dopo un primo rifiuto, dopo aver
scoperto che i suoi genitori erano stati in gioventù grandi
lettori dell'eroe che, ai tempi, batteva nelle vendite persino Superman.
Come vecchi amici, e un bicchiere di tequila arrivato chissà
da dove, mi ritrovo impegnato in una chiacchiera con Smith e Talbot,
con il buon Jeff che confessa di aver rifiutato molte offerte per
il cartone di Bone ("15 milioni di dollari e facciamo tutto
io e i miei amici, oppure 80 milioni di dollari e fanno tutto loro;
nulla si è concretizzato
") e che uno dei suoi
film preferiti è Amadeus di Forman
Chris Weston, il simpatico disegnatore di The Filth (un
fan gli dice, "io di The Filfh non ci ho capito nulla",
e lui, "non preoccuparti, neppure io che lo disegno, forse
neppure Grant che lo scrive
") realizza eccellenti disegni
e mi fa contento con un Allan Quatermain in gran spolvero
Le
mie memorie si fermano qui, all'atmosfera satura di odore di bacon
proveniente dall'area ristoro, alla curiosità dei fan, alla
generale aria rigenerante e agli autori senza grilli per la testa
God save the Queen
ci ri-vediamo nel 2004?
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