BLACK HOLE (volume 1) di Charles Burns
recensione di Max Bonati pubblicata originariamente su www.stanza101.com


Black Hole di Charles Burns mi ha colpito al cuore, o se volete (facile, questa), risucchiato in un buco nero. Impossibile non rimanere affascinati dall'intreccio che uno dei più grandi maestri del fumetto contemporaneo ha tessuto fondendo incubi metropolitani, deliri psichedelici, storie horror sixties e soap opera adolescenziale. Piacerebbe a David Lynch, l'atmosfera morbosa e sensuale di questo splendido fumetto, mentre David Cronenberg sarebbe rapito dalla magnifica ossessione per la mutazione del corpo, per la trasformazione in qualcosa d'altro, per il lento indugiare sulle diversità, quelle che il nostro occhio cerca di evitare, ogni giorno, perso in concetti di normalità assurdamente abnormali ma

talmente codificati nelle nostre coscienze da risultare difficili da rimuovere. I mutati di Black Hole sono più veri e reali di qualsiasi mutante x di marvelliana memoria, e proprio per questo è più difficile e meno immediato entrare in empatia con loro. Non c'è bene né male puro: ci siamo noi, coi nostri momenti di cattiveria infinita e gli iperbolici slanci di generosità e altruismo. Burns, col suo bisturi affilato, squarta questa normalità fatta di pensieri banali ed edulcorati, il suo velo umido e soffocante, e nel raccontare una storia di giovani sbandati perennemente sballati dalle droghe e dall'alcool, ci esorta a cercare qualcosa d'altro che le solite cose.
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