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il senso di una forte continuità tra gli elementi della tavola, come fossero ribollimenti che appaiono occasionalmente e non stabilmente fuori da una stessa materia, sempre pronti a trasformarsi in altro. In Woodring, l'invenzione visiva fantastica, le architetture impensabili, le creature di anatomia inedita non solo ci danno il piacere della scoperta e della libertà immaginativa, ma anche privano noi (e i personaggi) di validi sistemi predittivi. Pinnacoli torri e minareti a forma di tritapepe, potrebbero allora essere
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architetture senza funzione oppure trappole mortali; il piumaggio sgargiante di un animale ignoto potrebbe, oltre ad abbellire la pagina, costituire il richiamo del predatore. Anche il rifiuto della linea di demarcazione nera delle figure, nelle storie a colore, contribuisce nei libri di Woodring a questo sottile effetto di inquietudine, e sottolinea la potenzialità di ogni cosa a gonfiarsi stringersi storcersi in qualsiasi altra cosa, in ogni momento. Nelle ossessive sfumature delle superfici curve si annidano ombre pronte a balzare in avanti, come un elastico teso: siamo davvero alla versione più oscura (sebbene in apparenza di colore smagliante) della libertà visiva di un Tex Avery. Ad entrare in questo mondo, tutto quel che sapevamo del nostro deve essere abbandonato, e persino i più banali dati percettivi vengono contraddetti
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sistematicamente. In una storia Frank, il gatto protagonista, sfiora appena con la coda una gigantesca colonna fungoide, ed ecco che questa immediatamente precipita come fosse cava e fatta di un materiale leggerissimo - ma distrugge a sua volta il muro spesso e pieno su cui cade. A che regola fa capo tutto questo? Quali oggetti e densità si celano dietro le superfici? Nel giro di poche vignette, ogni nostro tentativo di comprendere il mondo rappresentato viene
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