mondo attuale. In questi termini, gli editori nostrani sono in effetti un po' restii a pubblicare storie senza trama ma con tante budella. Chissà perché non fanno tante storie per Maruo.

Oltre a questo svolge altri lavori o riesce a mantenersi con la sua sola vena artistica?

La mia vena artistica prende varie forme. Il disegno è quella che mi diverte di più, ma non potrei mai mantenere i miei cari solo con quella. Allora lavoro come tatuatore, che mi da comunque grandi soddisfazioni. Il cliente è più come un committente rinascimentale: sulla sua pelle devi rispettare le sue esigenze, ma pure devi continuare a esprimere te stesso altrimenti tatuare diventa puro meccanismo e tanto vale imbiancare i soffitti (che forse si guadagna anche di più). Il tatuaggio non è certo il luogo dello

sperimentalismo, ma certo vi posso applicare alcuni dei trucchi dell'illustratore o fumettista. Inoltre, avere a che fare con la pasta del corpo altrui ti spinge alla sfida: aggirare una cicatrice, far passare un ghirigoro tra le pieghe di una trippa, adattare un pupazzetto al deltoide di un atleta di modo che quando l'atleta cammina il


pupazzo faccia ciao ciao: sono esercizi di rappresentazione che diventano preziosi anche quando sei davanti alla tua tavola bianca. Cioè, direi che c'è continuità tra le due cose. Inoltre arrotondo un po' facendo i mercatini dell'usato in giro per i paesi, e anche lì trovo a volte occasione di pescare del materiale interessante che poi riciclo nel mio lavoro.

Le sue opere sono apparse soprattutto in riviste. Pensa che le riviste italiane riescano ad eguagliare il livello artistico delle riviste straniere?

Non credo che esistano vere e proprie riviste italiane, ma quelle che ci sono mi paiono fatte bene, almeno al livello di quelle europee. Forse costano un po' troppo care.
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