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Sabato 19 marzo, alle ore 18.00, presso la Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone, si inaugura la mostra "Andrea Pazienza. Segni e memorie per una rockstar", organizzata dall'Associazione Culturale ARTeFUMETTO di Monfalcone in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune.
Continua, quindi, la fortunata collaborazione che lega l'Associazione ARTeFUMETTO e la Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone nella realizzazione, nel corso degli ultimi anni, di alcune importanti esposizioni dedicate al fumetto e all'illustrazione in genere:
Vanna Vinci - Percorsi (ottobre 2002),
Icone parlanti: il linguaggio del fumetto. Opere di Giorgio Cavazzano e Vittorio Giardino (settembre/ottobre 2003)
Credi ancora ai luoghi comuni?
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Opere di Miela Reina, Nicoletta Costa e Sara Not (novembre 2004).
La mostra dedicata ad Andrea Pazienza, la prima di livello nazionale realizzata nel Triveneto, costituisce un omaggio postumo ad un autore capace come pochi altri, in un preciso periodo culturale (la fine degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta), di fare del fumetto un luogo privilegiato di riflessione stilistica e linguistica e di trasformare i propri lavori in un veicolo immediato per raggiungere la sensibilità di varie generazioni, la sua come quella odierna.
Il suo lavoro, unito a quello di altri artisti del fumetto e più in genere della comunicazione quali Stefano Tamburini, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli, Tanino Liberatore, ha costituito un nucleo linguistico capace di condizionare la ricerca della maggior
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parte degli autori formatisi in quegli anni e in quelli a seguire.
Ancora ragazzo e già artista di talento, Pazienza assume in un lasso di tempo breve, fra il 1977 e il 1988, il ruolo di protagonista del fumetto italiano, quindi di simbolo di una generazione (o meglio cronista e traduttore in segni e parole del modo di sentire di una generazione) e infine "leggenda", anche nella tragicità della sua fine.
Scrive Vincenzo Sparagna, che di Pazienza è stato direttore ed amico, su Frigidaire nel 2002: "[...] Per noi ricordare Paz è come sfogliare l'album, felice e doloroso, della nostra stessa vita. I suoi disegni, gli appunti e gli schizzi, i pensieri e le battute, le foto... Sono come un diario illustrato, un film/verità in cui recitano ancora insieme e per sempre i morti e i vivi, i
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